Se Giuseppe Garibaldi sta all’Italia, Tadeusz Kościuszko sta alla Polonia, e Cristoforo Colombo sta a metà tra Italia e Spagna, segnatamente Catalogna, per essere culturalmente più precisi, Krešimir Ćosić sta alla Croazia e, più in generale, al basket europeo.
Sei titoli nazionali e tre coppe di Jugoslavia, oltre a due scudetti italiani ed una Coppa Saporta, senza contare l’oro olimpico di Mosca, sono, tra i tanti titoli conseguiti in carriera, il palmarès personale di un personaggio imprescindibile della pallacanestro mondiale, che oggi avrebbe compiuto 76 anni.
Più che per i titoli vinti, tuttavia, Ćosić è passato alla storia per avere contribuito in maniera determinante allo sviluppo della pallacanestro moderna, evolvendo il ruolo del centro da mero realizzatore ad atleta polivalente capace di portare e passare la palla, oltre a difendere e ricoprire diverse posizioni sul terreno di gioco.
Tra Croazia, Italia e Stati Uniti
Una rivoluzione copernicana, quella di Krešo (com’è stato soprannominato il professionista classe 1948), che non solo ha cementato la fama di Zara come città che, leggenda vuole, ha inventato il basket, ma che ha anche oltrepassato Mare Adriatico ed Oceano Atlantico.
Oltre ad avere portato lo Zadar sul tetto di Jugoslavia per ben cinque volte nel decennio 1965-1975, Ćosić ha anche guidato i Brigham Young University Cougars nella NCAA statunitense, diventando il primo atleta europeo ad essere insignito dell’All American Honor, un riconoscimento conferito dalla United Press International.
Tornato in Europa per riprendere in mano le sorti della sua squadra del cuore, anche a costo di rinunciare ad una carriera in NBA, declinata con la celebre frase ‘i Lakers chiamano, ma anche lo Zadar chiama’, Ćosić ha poi portato i suoi talenti a Bologna, segnatamente alla Virtus di patron Porelli.
Lunghi perimetrali e talenti valorizzati
La vocazione ‘rivoluzionaria’ di Ćosić è stata ben evidente anche durante la sua carriera di allenatore, che Krešo, manco a dirlo, ha iniziato nel 1976 in maniera inedita, lavorando, contemporaneamente, da capoallenatore dell’Olimpija di Lubiana e da giocatore del suo Zadar.
Sulle panchine della Jugoslavia e della Virtus, altresì, Krešo ha trovato una risposta all’introduzione del tiro da tre punti nel basket europeo mediante l’utilizzo sistematico di lunghi perimetrali, in chiara continuità con la filosofia cestistica del professor Enzo Sovitti, che lo ha lanciato nel basket professionistico nel 1965.
Al Ćosić allenatore, inoltre, si deve la consacrazione di un poker di talenti del calibro di Toni Kukoč, Dino Rađa, Darko Paspalj e Sale Đorđević, a cui l’eroe dei due mondi croato ha concesso ampia fiducia e responsabilità agli Europei di Grecia del 1987.
L’eredità di Krešo
Oltre che presso la città di Zara, col palasport polifunzionale di Višnjik a lui dedicato, ed una sua gigantografia esposta all’interno del leggendario palasport di Jazine, l’eredità di Ćosić è ben tangibile anche sui terreni di gioco che lo Zadar, sotto la guida di coach Danijel Jusup, ha calcato sia nei primi anni duemila, che nelle ultime due stagioni.
È stata proprio una tripla a fil di sirena messa a segno dal lungo Michael Meeks, schierato da coach Jusup ‘alla Ćosić’, che lo Zadar, nella prima partita della Final Four di Lubiana, ha raggiunto la finale di Lega ABA del 2003, poi vinta sul Maccabi Tel Aviv.
Il gioco in transizione con difesa disciplinata e piena libertà in attacco attuato da atleti polivalenti capaci di ricoprire tutte le posizioni sul terreno di gioco, tra cui in primis Luka Božić, ha altresì permesso a coach Jusup, sulle orme di Krešo, di portare lo Zadar a due titoli nazionali e due partecipazioni ai playoff di Lega ABA nel 2023 e nel 2024.
Matteo Cazzulani
Nella foto: Krešo Ćosić in azione con la maglia dello Zadar. Credits: Muzej Zadarske Košarke