Nella giornata di ieri è arrivata la decisione del Collegio di Garanzia dello Sport del Coni riguardo il ricorso della Fortitudo Bologna sul caso Justin Robinson, che sarebbe stato schierato in campo nonostante fosse appena rientrato dal Covid-19, l’organo ha giudicato il ricorso inamissibile. L’avvocato della Effe Enrico Cassì ha commentato l’esito al Corriere dello Sport, dichiarando:

“Dal momento che la sentenza è arrivata oltre due mesi dopo la presentazione del ricorso e non incide più sulla classifica, i giudici del CONI si sono trincerati dietro l’inammissibilità per difetto di interesse ad agire. È una scelta che non ritengo condivisibile, ma questa è la giustizia sportiva. Una scelta che fa il paio con quella della Procura Federale che a suo tempo si rifiutò nei suoi gradi di giudizio, di esaminare il caso con la scusa che la regola non prevedeva sanzioni per il mancato rispetto. Una “svista” che solo nel paese di Pulcinella può non portare alle dimissioni dell’incompetente che ha scritto la legge. La Fortitudo aveva presentato un esposto alla Procura Federale, affinché l’organo interpellato accertasse se e chi a Pesaro fosse imputabile o meno di slealtà e scorrettezza o addirittura di frode e/o illecito sportivo. Fattispecie che, se confermate, potrebbero portare a sanzioni anche molto severe per la società marchigiana. Al momento la Procura sta ancora indagando, per cui non è possibile stabilire quando si esprimerà in modo definitivo sulla vicenda, vedremo”.