di Maurizio Roveri

“Mind over body”.
La mente va oltre il corpo.
Pensieri e parole di Toko Shengelia, il duro di Tbilisi, colonna della Virtus Segafredo. Stava male nella mattinata di ieri. Influenza. Tonsillite. Aveva passato una notte gonfia di tormento. Non sembrava nelle condizioni fisiche per scendere in campo. Il suo corpo era sofferente. Ma non la sua mente. A una partita così delicata nella serie-scudetto non si rinuncia. E se c’è un uomo, un campione, che non si tira indietro mai è proprio lui. Toko Shengelia.
Coraggio e sacrificio. Ha chiesto al suo corpo debilitato di superare gli ostacoli. Accompagnandolo, sorreggendolo, trascinandolo con la forza della mente.
Trenta minuti in campo. In una battaglia vibrante di emozioni, di fatica, di orgoglio, di strategie. Fra grandi sussulti del gruppo bolognese di coach Sergio Scariolo e i recuperi rabbiosi della banda milanese di Ettore Messina.
Sul piano dell’intensità, dell’equilibrio e – al tempo stesso – dell’espressione tecnica, “gara5” della sfida fra Virtus Segafredo e Olimpia Armani Exchange è stata la partita più bella, più appassionante della serie.
E in un match di tale intensità il granitico e resistente gigante georgiano, con la sua pallacanestro potente ma anche raffinata, concreta in attacco e solidissima in difesa, ha trasmesso enormi certezze alla V nera di Bologna. Proprio come ha saputo fare un reattivo ed energico Mam Jaiteh: il centrone francese, cercato e trovato con efficacia nel primo tempo quando ha prodotto tutti i suoi 17 punti (8 su 8 nelle conclusioni sottocanestro, con il tempismo e la delicata tecnica del suo semigancio), ha complessivamente artigliato in questa gara 13 rimbalzi. Permettendo alla Segafredo di concedere pochissime “seconde opportunità” alla Armani dai rimbalzi d’attacco.
In quella limpida e vertiginosa stoppata di Shengelia a inchiodare Shavon Shields, che in  contropiede stava volando a canestro, c’è tutta l’immagine dell’orgoglio virtussino.
Costretta con le spalle al muro, sul 3-1 per Milano nella serie, la truppa di coach Sergio Scariolo ha prodotto una prestazione di straordinaria energia. Riuscendo ad assicurarsi ancora un domani.
Il primo match-ball dell’Olimpia è stato respinto.
Ora si torna al Mediolanum Forum. Sulla situazione di 3 a 2.
La Virtus, che martedì aveva conosciuto un ultimo quarto umiliante con più palle perse (9) che punti segnati (7), ha avuto il merito di uscire dalla zona grigia di quei tormentatissimi dieci minuti di “garaquattro” al Forum. E recuperare l’identità perduta. Oltre al calore, all’affetto del proprio pubblico.
Ha attaccato con personalità i grandi avversari. Li ha decisamente sorpresi in avvio con una ringhiosa intensità e una notevole consistenza sottocanestro. Facce giuste. E una circolazione di palla rapida, a confezionare con bella continuità soluzioni dentro l’area. Milano ha faticato a prendere le misure. Quell’8 su 11 “da due” della V nera dopo sette minuti è significativo.
“El Chacho” Rodriguez e il concreto Nicolò Melli hanno poi spinto l’Olimpia a entrare in ritmo. A inseguire con logica, con solidità mentale. Restando aggrappata alla partita.
Soprattutto quando la difesa dell’Olimpia non ha più fatto arrivare palloni giocabili al troneggiante e infallibile Jaiteh del primo tempo, “gara5” ha vissuto sul filo dell’equilibrio. Milano ha agganciato quattro volte Bologna nel corso dell’ultimo quarto, mettendo anche il muso avanti. Piccoli vantaggi. Hines trovava la via del canestro dopo un primo tempo da zero punti. Quella prodezza del Chacho Rodriguez in penetrazione, per il 72-70, poteva far impallidire la V nera. Ma un attimo dopo… il canestro forse più importante della partita della Virtus: la tripla di Milos Teodosic.
Ecco nei momenti più delicati, più difficili (ad esempio, sulle prime curve del terzo periodo, il terzo fallo fischiato a Hackett, un fallo tecnico alla panchina e un attimo dopo a Milos Teodosic) il gruppo bianconero ha saputo mantenere saldezza. E controllo. Non si è smarrito. Ha continuato a combattere. Perché è così che il suo popolo lo voleva.
Ha mantenuto certezze, la Virtus. Nella serata in cui ha ritrovato l’energia e  l’utilità di Kyle Weems (il +10 di plus/minus ne indica la preziosa prestazione) e una certa incisività da parte di Marco Belinelli (11 punti, con 6 su 7 nei tiri liberi).
Undici giocatori messi in campo da coach Scariolo. Gli “aggiustamenti” tattici hanno portato a mettere in scena più soluzioni. Ne ha beneficiato anche Isaia “air France” Cordinier, che ha potuto finalmente far esplodere la fisicità e l’atletismo che possiede. Come in occasione di un vorticoso assalto, volando sopra il ferro per “inchiodare” nella maniera più spettacolare.
Sia Weems, sia Cordinier hanno avuto grandi meriti nel contribuire a tener fuori dal vivo del gioco l’uomo che nelle prime quattro gare la Virtus non aveva saputo arginare: Shavon Shields. Shooting guard e small forward di 2,01 l’arrembante Shavon “O Day” Shields aveva prodotto 18 punti in garauno, 15 in garadue, 19 in garatre e 21 in garaquattro. Con una media-partita dunque di 18,2. E un eccellente 60,4% nel totale-tiro a indicarne la costante pericolosità.
Stavolta la difesa della V nera non gli ha permesso d’essere protagonista, concedendo al suo “torturatore” appena briciole (3 punti in 31’).
Dunque, una vittoria “di squadra” da parte della Segafredo. Con tanti minuti di intensità (difensiva e offensiva), una vittoria costruita su quel 28/40 (70%) nelle conclusioni dentro l’area. Anche se, ancora una volta, il gruppo bolognese dovrà limitare le palle perse. 15 non potrà permettersele nel sesto match, domani sera al Forum.
L’Armani Exchange ha sofferto i ritmi imposti dalla V nera. Ha preso qualche sbandata. E’ andata “sotto” di 14 in apertura di secondo quarto su una tripla di Cordinier, ha subìto 42 punti nei primi venti minuti, ha nuovamente accusato un -13 sulle prime curve del terzo periodo. Non c’era il fuoco della vera Olimpia, non è stata una prestazione brillante. Tuttavia, ne ho apprezzato la pazienza e la costanza nel ricucire ogni strappo. E ogni volta rientrare in partita. Tanto lavoro da parte di Melli (8 falli subìti e 11 su 14 dalla lunetta, 20 punti e 23 di valutazione), una partita di qualità di Chacho Rodriguez (18 punti, 6 assist, 17 di valutazione), prezioso Davon Hall. Ma coach Messina non ha avuto niente da Bentil e ha dovuto limitare a soli sette minuti l’utilizzo di Gigi Datome.