Parlando a  “La Repubblica – Milano”, Billy Baron ha raccontato dei suoi mesi fuori dal campo.

Sugli interventi al gomito

“Non sono la persona più paziente del mondo. Anzi, non lo sono affatto. Ma pazienza è la parola chiave per affrontare quello che sto attraversando senza diventare matto. Negli ultimi mesi il mio desiderio era semplicemente tirare come ho sempre fatto ma c’è voluto tempo, lavorando col dolore fino a quando non è passato.

Non ho mai avuto paura di non riuscire più a tirare come prima, ma un giocatore deve mantenere la mente sgombra. E saper apprezzare il fatto di stare bene.

È stato un processo lungo che non era nei piani, secondo i quali avrei dovuto tornare a settembre, e una sfida molto dura a livello mentale ed emotivo: guardare i miei compagni giocare è stato difficile, poi a casa cominciava la battaglia con me stesso.

So di essere al top della mia carriera e voglio giocare: è terribile non riuscire a utilizzare quello per cui hai lavorato tanto. Sono contento di essere tornato in campo. Mi mancava tutto, il basket, i miei compagni, l’atmosfera dello spogliatoio”.

Sulla risalite in EuroLeague

“Se osservi tutto l’insieme, è evidente che la nostra posizione non mostri il reale valore della squadra: hanno pesato degli episodi e un po’ di sfortuna.

Non c’entrano giocatori bravi o no, non è una questione di attitudine. Di certo, abbiamo anche patito sconfitte molto pesanti, di quelle che costringono una squadra a guardarsi allo specchio. E anche questo, nel lungo periodo, può essere positivo.

Quindi dobbiamo arrivare a fine marzo a giocarci i playoff europei e, per riuscirci, l’Olimpia non ha bisogno di compiere imprese eccezionali o di colpi di fortuna sfacciati.

L’anno scorso, ci siamo trovati in una posizione ancora più complicata, e siano arrivati a un passo dal concludere la più grande rimonta della storia dell’Eurolega. L’obbiettivo non è così lontano, a patto di stare concentrati, avere fiducia l’uno nell’altro e migliorare ogni giorno”.