Professione “Marine”. Marco Bonamico: storia di mare, canestri e grande cuore , il libro scritto a quattro mani da Alberto Bortolotti e Marco Tarozzi edito da Minerva, disponibile in tutte le librerie o online al costo di 15€. È stato presentato ieri pomeriggio nella Piazza coperta della Biblioteca Salaborsa. Ha aperto la presentazione l’Assessora allo Sport Roberta Li Calzi che ha contribuito alla realizzazione del libro insieme alla SEF Virtus e Virtus Pallacanestro. Insieme agli autori sono saliti sul palco il Presidente della SEF Virtus Cesare Mattei, il vice presidente Giuseppe Sermasi, l’editore Roberto Mugavero, Renato Villalta, la figlia Elena Bonamico e Attilio Caja per raccontare Marco Bonamico con testimonianze e aneddoti come giocatore, collega e uomo di grande cultura, davanti ad una sala gremita di tanti appassionati, amici e familiari.

Il ricordo del compagno di squadra Villalta è cominciato con un aneddoto del 1976 sulla maglia numero 10 della Virtus, che entrambi volevano: “L’avvocato Porelli ci fece tirare la monetina e la vinse Marco. Io cominciai a giocare con il numero 11. Dopo la stagione che Marco fece in Fortitudo, presi io il numero 10”. Villalta ha parlato di una rivalità affettuosa agli inizi e di un legame di amicizia e vicinanza reciproca che hanno portato avanti anche dopo la fine della carriera. In sua memoria Villalta con altri amici di Marco e in collaborazione con i Comuni di Bologna e Casalecchio, hanno piantato due alberi, un pero dietro al PalaDozza e un melograno al parco Talon.

Marco Bonamico che, ricorda sempre Villalata, quando era in carica come presidente della Legadue introdusse l’inno nazionale prima delle partite. Idea che Villalta, negli da presidente della Virtus, copiò e suggerì a Petrucci anche per la Serie A. Come da prassi succede ancora oggi  in ogni giornata.

Dopo alcune anticipazioni sulle testimonianze presenti nel libro, tra cui quella del nostro vice direttore Fabrizio Pungetti, ha preso la parola la figlia Elena che, commossa, ha condiviso un pensiero da lei scritto sottolineando come la potenza del ricordo sia superiore a quello della morte di una persona cara, perchè esso rappresenta un luogo dove incontrarsi.

Nella serata di ieri c’è stata anche una testimonianza della sponda fortitudina con il coach Attilio Caja che ha ricordato gli anni in cui, sotto la presidenza di Bonamico in A2, si occupava del commento tecnico in coppia con Franco Lauro e spesso nei post partita condividevano grandi chiacchierate in maniera libera e schietta.

Marco Bonamico, genovese di nascita, ma bolognese d’azione, trovava nella città emiliana l’unico difetto nel non essere una città marittima, e sulle note di Crueza De Ma di Fabrizio De Andrè, canzone amatissima da lui e dalla figlia Elena che, ricorda Marco Tarozzi, fece suonare anche al termine della cerimonia lo scorso agosto, si è conclusa la presentazione.

 

Edoardo Tamba