Una storia di cuore, amore e resistenza. Il protagonista di questo nostro speciale – per una volta – non è né un giocatore, né un allenatore, né un dirigente. Ma è un eroe. Vogliamo raccontarvi infatti la storia di un tifoso di basket e di vita, bolognese e fortitudino doc. Parliamo di Mirco Lolli (per tutti “Lollo”), ragazzo nato nel 1977 che la vita gli ha messo davanti un ostacolo tremendo ma che lui con grandissima dignità e con l’amore per il basket a supporto affronta ogni giorno. Una malattia, un tumore molto raro e non guaribile per cui – allo stato attuale – non c’è una terapia che possa garantire la guarigione. Ma Mirco affronta la malattia e la vita a testa alta, spinto dal suo “esercito” social e con la Fortitudo sempre in testa e nel cuore.
Questo è Mirco Lolli e noi di Basket Magazine vogliamo presentarvelo.
Come nacque la passione per il basket e per la Fortitudo?
“Nacque quando avevo undici anni. Mi portarono al Palazzo dello Sport e rimasi immediatamente folgorato dalla passione e dal tifo dei sostenitori fortitudini. Mi ha sin da subito affascinato quel mondo e l’atmosfera che si respirava a palazzo. Quindi, la mia passione nacque essenzialmente dall’estetica del tifo. Sapevo che la Fortitudo era la più scarsa delle due sponde cittadine, ma quell’ambiente li per me fu come una calamita”.
Qual è il primo ricordo?
“Devo dire che la Fossa dei Leoni ed il suo calore è la prima cosa che mi viene in mente se ripenso ai miei primi passi da fortitudino. La prima partita nello specifico non me la ricordo, ma sono sicuro che il primo abbonamento lo feci nel 1993.
Un altro importante ricordo che ho è la trasferta a Reggio Emilia, la famosa gara del “Salvatore” Teo Alibegovic. Ero presente e fu un’emozione unica”.
A proposito di Teo Alibegovic. In estate è stato ufficializzato il suo ritorno con una carica dirigenziale. Che effetto fa rivederlo in biancoblu?
“Ci speravo già da un paio d’anni. Ma la cosa non si concretizzò mai. Teo garantisce alla Fortitudo serietà e fiducia agli occhi del mondo della pallacanestro italiana che fino all’anno per vari motivi non c’è stata. Alibegovic è una vera garanzia e sa trasmettere a tutto l’ambiente stabilità”.
Ti piace questa Fortitudo di coach Caja?
“Penso che andrò controcorrente. Spero e penso che la società non faccia il passo più lungo della gamba. La posizione in classifica ci sta dando tantissime soddisfazioni, il primo posto non è sicuramente un caso. Ma in estate la società aveva chiaramente detto questo sarebbe stato un anno zero, un anno di transizione. Quindi il salto in Serie A ci dovrà essere solo e quando la Fortitudo sarà stabile e solida sotto tutti i punti di vista”.

Qual è il tuo giocatore preferito?
“Nella squadra attuale mi piace il capitano, Matteo Fantinelli. L’abbiamo visto crescere e in questa stagione sta mostrando il suo valore.
Nella storia Fortitudo ci sono tanti i giocatori che mi hanno fatto emozionare. Se dovessi trovarne però direi Esposito. Mi ha sempre trasmesso una carica incredibile.
Invece in generale, purtroppo per me, vado dai cugini e prendo Pajola. Mi piace la voglia che mette in campo e la crescita costante anno dopo anno”.
Sei un vero leone, il tuo DNA è biancoblu e lo si vede dal modo in cui affronti la vita e la tua malattia…
“È proprio vero. Mi ci ritrovo. Qualche anno fa ho scoperto di avere una malattia. Ho un tumore raro e senza cura. In questo momento posso cercare di tamponarlo, ma non c’è una terapia che possa garantire la guarigione. Questa cosa ovviamente mi ha rivoluzionato la vita. Non posso lavorare per esempio. Devo ringraziare mia figlia Greta (7 anni) che involontariamente anche solo guardandola negli occhi mi aiuta a trovare la forza per poter combattere. E anche la Fossa e le amicizie fortitudine mi sono sempre state vicine dimostrandomi un affetto incredibile. Di rilesso mi hanno dato quella forza che non pensavo di avere e invece ho.
Purtroppo non posso presenziare al palazzo o in ambienti con tante persone perché ho le difese immunitarie azzerate, ma ciò non mi impedisce di seguire la squadra della mia vita e avere rapporti con quel mondo”.
Sui social l’amore per te è enorme.
“Si, è vero. Tante persone mi stanno vicine. Molti conoscono la mia vicenda e grazie a loro affronto la vita con grande dignità. Ognuno dà il proprio contributo affinché io possa andare avanti con positività.
Io combatto ogni giorno al mio massimo e lo faccio anche grazie a quelli che appunto chiamo il mio “esercito”. Di solito nei momenti del bisogno la gente scappa, invece questo non è il caso”.
Questo, cari lettori, è Mirco Lolli. Un mito assoluto, un esempio di vita a 360°!
Eugenio Petrillo