EDITORIALE

Una Cerimonia d’apertura sobria, molto tecnologica in linea con i tempi, lenta all’inizio, alzando i ritmi nella seconda parte sulle note struggenti di Image e del Bolero di Ravel che hanno accompagnato le minifrazioni conclusive della torcia, dall’alto valore simbolico, con un abbraccio ideale tra vecchie e nuove generazioni, ricordando che lo sport sa superare le barriere, fisiche, ma anche di razza. Paola Egonu che porta la bandiera olimpica in rappresentanza dell’Europa, oltre a costituire un significativo attestato di stima allo sport italiano, è uno schiaffo clamoroso a chi si rifiuta di prendere atto dell’enorme rivoluzione sociale che è in corso in Italia e nel nostro continente e che si può accettare solo attraverso il rispetto delle persone, di qualsiasi colore sia la loro pelle. Lo stesso Giappone, affidando l’accensione della fiamma olimpica a Naomi Osaka, nata negli Stati Uniti ma di origine nipponica, ha dato un esempio forte, tanto più potente perché realizzato da un Paese tradizionalmente ostile agli “stranieri”. Una presa di coscienza che il mondo è cambiato, che la durissima prova al quale è stato sottoposto in questo ultimo drammatico anno e mezzo di pandemia ci invita ad abbattere frontiere che non hanno più senso quando la sofferenza è comune. L’affidare il penultimo passaggio della torcia ad un medico e ad una infermiera, è stato un ulteriore conferma della sensibilità che ha guidato la realizzazione di una Cerimonia che in altri tempi sarebbe stata più fastosa, penalizzandone in qualche modo la spettacolarità, ma offrendo il senso di un periodo difficile nel quale tuttavia la volontà di tornare comunque in campo, anche se con le tribune deserte, come quelle dell’Olimpic Stadium di Tokyo questo pomeriggio, conferma l’importanza dello sport anche come strumento di fiducia nel futuro. Si gareggia per andare più in alto, più veloci, con più forza, da oggi anche insieme, il quarto fattore che il Cio ha aggiunto al suo motto: ebbene, cosa più di un’Olimpiade può idealmente trasferire questo impegno nella nostra vita reale?

Le gare sono già cominciate, anche nel canottaggio dopo softball e calcio. Da oggi si comincia a fare sul serio, anche per il nostro basket che questa mattina vedrà scendere in… strada le ragazze del 3×3: D’Alie, Rulli, Consolini, Filippi (e peccato per l’assenza forzata di Madera). Le abbiamo viste in un frame della Cerimonia insieme ai ragazzi della Nazionale maschile impegnate in un selfiecollettivo per fissare l’immagine di un momento che resterà per sempre impresso nei loro ricordi, di basket e di vita. Hanno strappato di forza la qualificazione olimpica, domani affronteranno i primi impegni, con la Mongolia e con la Francia. L’obiettivo è finire tra le prime sei per accedere almeno ai quarti di finale, ma il sogno è di andare molto più avanti in questa prima esperienza olimpica di una disciplina fresca ed entusiasmante che ha sì delle favorite (Usa e Francia tra le donne, Serbia e Lettonia tra gli uomini) ma che, per formula e per ritmo, sul court dell’Aomi Urban Sport Venue resta aperta ad ogni risultato, come del resto hanno dimostrato proprio le nostre ragazze strappando alla forte Ungheria il passi olimpico a casa loro, a Debrecen.

Seguiamole dunque con affetto: hanno la faccia giusta per regalarci soddisfazioni. L’importante è esserci, secondo una frase erroneamente attribuita a De Coubertin, ma ancor più esprimere tutte le qualità tecniche e le motivazioni che hanno dimostrato di possedere in abbondanza.