L’amaro in bocca per una forma ritrovata troppo tardi, la frustrazione di avere sbagliato molto nel mercato estivo, ma anche la rabbia per gli infortuni e la speranza di trovare riscatto in una stagione ancora da completare. È con tinte in chiaroscuro, più scure che chiare ad essere onesti, che la stagione in Eurolega del Partizan è volta al termine.

Un bilancio di sedici successi e ventidue sconfitte ha tenuto la compagine di Belgrado fuori dalla zona playoff, mancando dunque l’obiettivo dichiarato a inizio stagione, alla quale i bianconeri si sono presentati con un roster rafforzato da un mercato estivo che, a conti fatti, ha sbagliato a inseguire in tutto e per tutto atleti americani con esperienza in NBA.

Le dimissioni di Željko Obradović

Le dimissioni clamorose di Željko Obradović, l’evento che ha condizionato la stagione, essendo l’allenatore nativo di Čačak un vero e proprio simbolo del Partizan, sono infatti state condizionate da una campagna acquisti errata, che ha portato a Belgrado giocatori incapaci di comprendere il valore della storia della canotta bianconera.

Le tre sconfitte consecutive che il Partizan ha subito nella prima parte della stagione con Asvel, Fenerbahçe e Panathinaikos hanno de facto escluso Belgrado dalla corsa ai playoff, lasciando a Joan Peñarroya, subentrato a Željko Obradović dopo l’interregno di Mirko Ocokoljić, il compito di raccogliere i cocci.

I meriti di Joan Peñarroya

Arrivato tra la diffidenza del pubblico bianconero, anche per via del recente esonero subito al Barcellona, Peñarroya ha tuttavia saputo rimettere il Partizan in carreggiata, adattando il proprio basket ad alti ritmi alla tradizione maggiormente controllata e difensiva della squadra di Belgrado.

Le sei vittorie consecutive ottenute nel mese di marzo, che hanno costituito un record per il club bianconero, hanno segnato la pagina più felice della stagione europea del Partizan. Tra i successi, importante è stato quello sui rivali della Stella Rossa che, conti alla mano, è costato ai biancorossi l’accesso diretto ai playoff.

Il ruolo di Carlik Jones

La forte rotazione nel roster, che ha coinvolto non solo la panchina, è stato un altro tratto distintivo della stagione del Partizan, che ha pagato caro soprattutto gli infortuni occorsi a Carlik Jones, il leader della squadra, Shake Milton, acquistato in estate per divenire il miglior realizzatore, e capitan Vanja Marinković.

Proprio Jones, il cui ritorno ha coinciso con la striscia di sei vittorie consecutive nel mese di marzo, ha dato dimostrazione di quanto la sua presenza avrebbe potuto permettere al Partizan di restare a galla in un’Eurolega estremamente lunga e imprevedibile.

L’importanza di Nick Calathes

L’infortunio del play sud sudanese ha tuttavia permesso al Partizan di ingaggiare, a stagione in corso, Nick Calathes, che è stato il vero Deus ex machina di una compagine nella quale l’ex play di Panathinaikos e Fenerbahçe ha dato un enorme contributo in materia soprattutto di carattere.

Il veterano di nazionalità greca ha infatti conferito a Belgrado una visione di gioco che ha dato tranquillità e fiducia a un ambiente che, soprattutto dopo la partenza di coach Obradović, aveva estremo bisogno di un punto di riferimento, sia in campo che in spogliatoio.

Le occasioni di riscatto

Conclusasi l’esperienza in Eurolega, restano, per il Partizan, tre aspetti su cui focalizzare la propria attenzione. I primi due sono legati alla Lega adriatica e alla Superliga di Serbia, ossia i tornei nei quali il Partizan è ancora in corsa per un titolo che, con tutta probabilità, i bianconeri dovranno contendere a potentati del calibro di Stella Rossa e Dubai.

Il terzo è la costruzione di un roster che, a quanto pare, sarà rivoluzionato. Con l’asse play-pivot già assicurato per mezzo del rinnovo di Carlik Jones e del ritorno di Joffrey Lauvergne, il Partizan ben farebbe a considerare atleti locali. Gli esperimenti NBA, come Jabari Parker, Cameron Payne, Shake Milton e Duane Washington, si sono infatti dimostrati inaffidabili.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Nick Calathes (a sinistra in maglia nera numero 33) e Joan Peñarroya (a destra in giacca). Credits: ABA League / Dragana Stjepanović