Se Atene piange, Sparta non ride nel Natale ortodosso di Belgrado, le cui principali compagini cestistiche, Partizan e Stella Rossa, stanno vivendo una fase non propriamente positiva soprattutto in Eurolega, la massima competizione europea per club alla quale sia la squadra bianconera che il club biancorosso, che seguiamo con particolare attenzione su ‘Basket Magazine’, si erano presentati con ambizioni molto alte, presto ridimensionate dalla realtà dei fatti.

Complicata è anche la fase che sta vivendo lo Zadar, un’altra squadra che seguiamo con particolare attenzione per via non solo dell’importanza storica del club dalmata che già fu di padri del basket moderno come Krešimir Ćosić, Pino Giergia ed il professor Enzo Sovitti, ma anche della capacità che, negli ultimi anni, Zara sta avendo nel valorizzare atleti locali in un campionato resosi maggiormente qualitativo ed internazionale come la Lega adriatica.

I problemi del Partizan

La situazione maggiormente compromessa è quella del Partizan, scosso nel mese di novembre dalla dipartita di Željko Obradović, che stanco di allenare una squadra priva di carattere e voglia di collaborare ha lasciato smascherando le difficoltà organizzative di un club bianconero che, per dare una scossa alla squadra, ha optato per un reset totale nominando Žarko Paspalj nuovo GM ed affidando la squadra a Joan Peñarroya.

La pallacanestro ad alti ritmi mirante a vincere segnando un punto in più degli avversari dell’allenatore catalano, in piena antitesi rispetto al basket disciplinato, controllato e difensivo di Željko Obradović, non ha portato ai miglioramenti sperati, tanto che il Partizan si è inabissato in classifica raggiungendo un ultimo posto di Eurolega che ben riflette la qualità del gioco espressa dai bianconeri.

Ultimo posto in Eurolega

A preoccupare Belgrado è in particolare una difesa, la peggiore di Eurolega con oramai quattro partite concluse con più di cento punti subiti, in netto peggioramento, senza che il maggior numero di possessi giocati ad incontro dall’arrivo di Peñarroya abbiano compensato un atteggiamento difensivo che se sotto Željko Obradović era rivedibile, col nuovo coach è a dir poco inesistente.

A poco sembrano dunque servire il rimescolamento di carte nel roster che ha portato in bianconero Cameron Payne dall’NBA e Tonye Jekiri dalla Russia come sostituto di Tyrique Jones, allontanato non solo per una prestazione al di sotto delle aspettative, ma anche per un rapporto col tifo fattosi a dir poco complicato. Per il Partizan, fanalino di cosa con sei vittorie e quattordici sconfitte, la stagione di Eurolega pare già compromessa.

I problemi della Stella Rossa

Leggermente migliore in Eurolega è la situazione della Stella Rossa nona in classifica con undici successi in venti partite disputate, che il cambio di allenatore in corsa lo ha sperimentato un mese prima del Partizan col ritorno di Saša Obradović al posto di Ioannis Sfairopoulos, esonerato dopo due sconfitte europee ed uno scivolone interno con lo Zadar in Lega adriatica.

Al timone della sua squadra del cuore, Saša Obradović ha dato una scossa alla stagione biancorossa con un filotto di sei vittorie consecutive in Eurolega maturate grazie ad una difesa divenuta intensa su tutto il terreno di gioco. La parabola ascendente della Stella Rossa si è tuttavia arrestata per via di una serie di infortuni, che tuttavia non rappresentano la principale ragione della crisi di risultati in Europa di Belgrado.

Tendenza involutiva

La tendenza a portare un roster costruito per aggredire il ferro e dominare a rimbalzo a giocare la pallacanestro perimetrale di coach Saša Obradović ha infatti portato la Stella Rossa che pure resta la quinta difesa di Eurolega, a perdere partite importanti nelle quali la produttività biancorossa, che ha cercato in maniera forzata conclusioni dalla lunga distanza, non ha funzionato.

L’arrivo di Jared Butler e Donatas Motiejūnas a stagione in corso non è infatti bastato a Saša Obradović per modificare la strategia realizzativa di una rosa che Ioannis Sfairopoulos aveva allestito con tanti chili e centimetri per proporre tutto un altro tipo di pallacanestro, ben più interno rispetto a quello predicato dal suo successore.

Consolazione adriatica

Ad addolcire parzialmente lo stato delle due belgradesi è la situazione in Lega adriatica, nella quale soprattutto il Partizan si trova costretto a giocare il tutto per tutto per salvare una stagione finora completamente deludente. Con dieci successi in undici incontri disputati, i bianconeri sono secondi nel girone A del torneo ex jugoslavo dietro al Dubai capolista ed imbattuto, con un bilancio migliore rispetto alle prime in classifica del gruppo B, Cedevita Olimpija e Budućnost, che il Partizan dovrà affrontare nella seconda fase del campionato.

A permettere al Partizan di occupare il secondo posto matematico in Lega adriatica è una difesa che nel panorama ex jugoslavo funziona particolarmente in termini di aggressività e presenza sotto le plance. La compagine di coach Peñarroya possiede altresì il migliore attacco del torneo adriatico con la migliore efficienza dalla lunga distanza e la seconda migliore circolazione di palla.

Per la Stella Rossa, terza nel gruppo B con otto vittorie e tre sconfitte, due in meno della Cedevita Olimpija ed una in meno della Budućnost, il cammino in Lega adriatica è maggiormente in salita. La quarta migliore difesa del campionato, solida soprattutto sotto le plance e in termini di aggressività, ed il quarto migliore attacco con la terza migliore circolazione di palla sono gli aspetti sui quali i biancorossi possono appoggiarsi per dare l’assalto al gruppo di testa.

I problemi dello Zadar

Venendo allo Zadar, la compagine rimasta tra le mani di coach Danijel Jusup per la quarta stagione consecutiva ha cercato di velocizzare una proposta cestistica che, finora, aveva permesso ai dalmati lottare per i playoff in Lega adriatica e vincere tre campionati di Croazia giocando a ritmi bassi.

Pur mantenendo la difesa al centro del proprio basket, coach Jusup, soprattutto mediante l’acquisto di Borna Kapusta e Boris Tišma, ha cercato di alzare i ritmi e dare maggiore perimetralità ad un roster che tuttavia ha faticato a realizzare sul campo il piano del proprio allenatore.

Sindrome dell’ultimo secondo

Seppur difensivamente solido, il gioco di Zara, che possiede la settima migliore difesa ed il terzo controllo di palla del torneo adriatico, non è riuscito a sbloccare i due nuovi acquisti, lasciando l’intera responsabilità realizzativa sulle spalle di Vladimir Mihailović. Una serie di sconfitte subite all’ultimo secondo, nello specifico, hanno inoltre compromesso il cammino stagionale dello Zadar, che si è dimostrato privo di quel ‘killer instinct’ necessario per ambire ad obiettivi ambiziosi.

Zara, nello specifico, è sesta nel girone B di Lega adriatica con quattro successi ed otto sconfitte, nella Premijer Liga croata dietro allo Split di coach Dino Repeša, che proprio in un finale punto a punto ha sconfitto la compagine di coach nello scontro diretto.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Shake Milton del Partizan (in maglia nera) e Dejan Davidovac della Stella Rossa (in maglia bianca) durante il derby di Belgrado di Eurolega. Credits: Partizan BC