Un allenatore esonerato poche settimane prima del nuovo ingaggio abituato ad una pallacanestro ad alti ritmi, posto tuttavia al timone di un roster fino ad allora allenato per difendere e controllare i tempi. Questa è stata la maggiore perplessità attorno alla firma di Joan Peñarroya a head coach di un Partizan sconvolto dalle dimissioni clamorose di Željko Obradović e, nel corso dell’interregno di Mirko Ocokoljić, incapace di interrompere una crisi di identità.

Alla luce dei risultati ottenuti dal Partizan nel corso dell’ultimo mese, pare invece che chi aveva sollevato il proprio sopracciglio all’idea dell’ingaggio di Peñarroya alla guida del Partizan (tra cui il sottoscritto) debba invece fare ammenda. Sette vittorie nelle ultime nove partite disputate tra Eurolega e Lega adriatica sono infatti il ruolino di marcia con cui Belgrado, nelle ultime quattro settimane, ha superato una crisi profonda.

Particolarmente significative sono state le ultime due vittorie che il Partizan ha ottenuto sconfiggendo il Panathinaikos in Eurolega (78:62) e il Dubai in Lega adriatica (86:76). Contro due compagini molto solide, costruite con budget ed ambizioni significative, Belgrado ha concesso una media di 69 punti nel corso delle due partite, avvenute entrambe a Belgrado alla Štark Arena.

La comunicazione

La carica di un pubblico di casa tradizionalmente caldo ha sì aiutato i bianconeri, ma il solo calore del tifo belgradese non basta a spiegare la nuova faccia del Partizan. Molti, infatti, sono i meriti di coach Peñarroya, che dal suo arrivo a Belgrado nel mese di dicembre ha saputo innanzitutto calmare l’ambiente, e tramite un duro e costante lavoro in palestra dotare la compagine bianconera di nuovi equilibri sui quali impostare la riscossa.

“Con Peñarroya sappiamo cosa fare in entrambi i lati del campo. Mi piace il suo modo di lavorare” è stato il commento di Aleksej Pokuševski, che dall’infortunio di Vanja Marinković ha preso i gradi di capitano di un Partizan che ha abbandonato l’ultimo posto in Eurolega, condividendo nel contempo la prima posizione nella classifica di Lega adriatica col Dubai.

La comunicazione è uno dei segreti col quale il coach catalano ha conferito tranquillità ad un ambiente che, all’indomani delle dimissioni di Željko Obradović, aveva bisogno di certezze soprattutto mentali. Per Peñarroya, il compito è stato particolarmente arduo anche a causa della volontà di riscattare un esonero subito da lui stesso ad inizio novembre, quando il Barcellona gli ha dato il benservito per richiamare Xavi Pascual.

La flessibilità

Anche la capacità di adattare la propria filosofia di gioco ad un contesto nuovo, con una propria tradizione molto forte, è stato un ingrediente che ha permesso a Peñarroya di trovare la quadra alla guida del Partizan. Club dalla forte identità nel panorama cestistico della ex Jugoslavia, il Partizan, soprattutto il suo pubblico, ama una pallacanestro di lotta, sacrificio e tenacia. In una parola, di strenua difesa.

Allenatore noto per preferire un basket ‘allegro’ basato su un ‘corri e tira’ avente lo scopo di vincere segnando un punto in più dell’avversario, Peñarroya al Partizan ha però saputo interpretare una pallacanestro a ritmi controllati, con una difesa solida non soltanto in termini di aggressività, ma anche su perimetro, linee di passaggio e a protezione del proprio canestro.

Nonostante si sia presentato con la fama di continuatore della modalità di basket tipicamente catalana, ossia offensiva e ad alto numero di possessi, il professionista nativo di Terrassa ha vinto due partite cruciali, quelle contro Panathinaikos e Dubai, ponendosi in continuità con la pallacanestro difensiva e controllata di Željko Obradović, Duško Vujošević e, in ultima istanza, del professor Aza Nikolić.

La metamorfosi

È stata infatti una difesa completa che ha consentito ai bianconeri di sconfiggere il Dubai in uno scontro diretto al vertice della Lega adriatica, nel quale solo due punti non hanno permesso al Partizan di scavalcare la compagine degli Emirati al primo posto nella classifica del torneo che raccoglie il meglio della pallacanestro della ex Jugoslavia.

Contro il Panathinaikos, cruciale, oltre alla difesa completa replicata col Dubai, è stato il controllo dei tempi col quale Belgrado ha tenuto Atene sotto i sessanta tiri dal campo, giocando nel contempo sessantadue possessi in una partita vinta in una maniera tradizionale per il Partizan, ma in modo insolito per una squadra allenata da coach Peñarroya.

“Di una cosa sono contento, ossia della maniera con la quale abbiamo difeso. Il Dubai è una squadra dalle notevoli qualità offensive, che siamo stati capaci di tenere a 76 punti” ha dichiarato il coach catalano al termine del successo sul Dubai.

Una stagione riaperta

La partita vinta contro la compagine degli Emirati ha ulteriormente rilanciato la stagione dei bianconeri. Nonostante una situazione compromessa in Eurolega, Belgrado ha tutte le carte in regola per offrire ai propri tifosi qualche bella soddisfazione e, con un’altissima probabilità, anche qualche titolo a partire dalla prossima settimana.

Già nella giornata di venerdì, il Partizan affronterà il Real Madrid in Eurolega davanti al proprio pubblico. In seguito, sempre a Belgrado, i bianconeri se la vedranno con la Budućnost in una riedizione della finale di Lega adriatica della scorsa stagione.

Nella settimana a seguire, i bianconeri saranno impegnati nella Final Eight di Coppa Radivoj Korać, nella quale il Partizan concorrerà per il primo trofeo di una stagionale alla quale Belgrado si presenta con lo status di campione di Lega adriatica e di Serbia in carica.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Joan Peñarroya. Credits: Partizan Mozzart Bet / Dragana Stjepanović