Nell’elegante location del ristorante Calamare, sito all’interno del Bagno Fantini di Cervia, sabato scorso si è tenuta la presentazione del libro di Sergio Scariolo, scritto in collaborazione con Paolo Frusca; in realtà, con molta onestà, Sergio dichiara di averlo dettato, Frusca lo ha scritto ed il coach lo ha letto e corretto, prima di darlo alle stampe.
Mediatore dell’evento, uno che Don Sergio lo ha visto nascere professionalmente, quel Walter Fuochi che in Romagna è di casa, e che per la Virtus ha raccontato e visto una decina di scudetti.
Presenti numerosi addetti ai lavori, qualche amico, ma soprattutto diverse persone che vogliono conoscere un pò meglio, uno degli allenatori italiani che ha dato grande lustro al tricolore al di fuori dei confini nazionali.
E Sergio non si fa pregare, rispondendo alle domande sempre precise del suo interlocutore, che spaziano dagli albori del suo inizio come giovane allenatore prima, sino all’ultima esperienza ancora in essere, e sicuramente in linea con le aspettative, del progetto di riportare la Virtus a giocare la coppa europea più prestigiosa, quell’Eurolega che la dirigenza ha posto come principale obiettivo della stagione.
Quello che colpisce dell’uomo Scariolo, più che del coach, è l’entusiasmo con cui ancora oggi parla del suo amore per il gioco della pallacanestro, un sentimento nato quando era piccino, e col padre andava a vedere le partite di una squadra femminile, prima di recarsi al pranzo in famiglia dagli zii. Un amore per il gioco, per le sue geometrie, per le sfumature che esso ne racchiude, per come si possono modificare in corso d’opera gli innumerevoli movimenti degli interpreti sul parquet, e di come si possa continuamente creare nuove soluzioni che possono essere smisurate, ma anche impercettibili, a seconda di chi le esegue sul rettangolo di gioco.
Dalle parole del coach, escono poi gli amori che più lo hanno colpito, la nazionale spagnola che ha guidato in due diversi momenti e con cui ha vinto ben sette medaglie, due olimpiche, una mondiale e di un giocatore che più di ogni altro lo ha affascinato, quel Pau Gasol che ha rappresentato un modello di atleta vincente per la sua generazione.
Si tocca poi la sfera personale, quella di un padre, docente universitario, e di una madre, professoressa di scuole superiori, che hanno dato i principi fondamentali al giovane Scariolo di giustizia, e di etica del lavoro, perché solo quando si è fatto di tutto per ottenere un risultato, la coscienza può dirsi pronta ad accettarne l’esito finale delle proprie scelte.
I ricordi poi, si fanno dolci quando si sfogliano le pagine dei mentori a cui Sergio è tutt’ora molto legato, in primis Riccardo Sales, il Barone che lo volle come assistente a Brescia e successivamente Valerio Bianchini, il Vate, l’uomo che lo lanciò nel basket importante.
La parentesi NBA, dove da assistente ai Toronto Raptors ha conseguito un titolo, ha rappresentato un altro capitolo molto importante nella vita professionale, soprattutto per la diversa mentalità che regna nel paese a stelle e strisce, dove viene privilegiato l’aspetto spettacolare del gioco, e dove non è poi così vero che l’aspetto difensivo venga relegato ai soli attimi finali degli incontri punto a punto. Il gioco, e qui si rimarca ancora una volta l’amore per lo stesso, è sicuramente più spettacolare quando si segna un bel canestro dopo un’azione eseguita alla perfezione da tutti e cinque gli atleti in campo. Il coach nativo di Brescia, dichiara poi, che sin da subito aveva ben chiaro in testa, che per un europeo, la panchina da primo allenatore nel mondo dorato NBA non è ancora prevista, esiste un tetto di cristallo che rimane infrangibile per il periodo che stiamo vivendo, poi, meglio non usare la parola impossibile, perché il mondo ci ha abituato alle sorprese, ma sicuramente quel tempo, non è ancora giunto.
La chiacchierata tocca poi un argomento che è particolarmente attuale in questi ultimi mesi, il dualismo con Ettore Messina, carriere simili le loro. Sergio dipinge una situazione molto soft, preferendo citare le similitudini con l’allenatore di Milano che li legano l’un l’altro, chiudendo poi con un concetto condivisibile in cui esprime la volontà di trovare un modo, per non cadere nei tranelli che giocoforza verranno disseminati ai due contendenti da qui, a fine stagione.
Fuochi, si diverte moltissimo quando prova a punzecchiare il suo interlocutore, chiedendogli se oggi è più forte la Virtus o l’Olimpia. Sergio da sfoggio della propria dialettica e della sua sagacia, nel fornire una risposta oggettiva sui dati che sono ben visibili a tutti guardando la classifica attuale, ma che solo il futuro ci racconterà quale sia la realtà più positiva.
La presentazione si chiude con tre domande lasciate al pubblico, si torna al 2003, a quell’estate in cui tutto il lavoro fatto, fu gettato al vento dalla decisione del consiglio federale. Il ricordo va a quell’appartamento fornito dalla società di cui però, non veniva pagato l’affitto ed ogni sera c’era il timore che il padrone di casa avesse cambiato la serratura. Un ricordo dolce amaro, un senso di grande ingiustizia perché la Virtus era stata salvata, ma qualcuno, non aveva voluto certificarne la buona riuscita, ed altri avevano avuto interesse a spingerla nel baratro della radiazione.
Un secondo argomento; quanto è cambiata la capacità di ascolto di un coach nel corso della carriera. Sergio dimostra per l’ennesima volta la propria sicurezza, dettata dalla grande esperienza ad alto livello, raccontando che quello che conta è ottenere un risultato, aldilà di chi sia stato a proporre l’idea giusta, coach o giocatore che sia.
L’ultima domanda arriva da Alessandro Abbio, quanto c’è di istinto o razionalità nel prendere una decisione che può valere tantissimo come il gioco da farsi nell’ultima azione di una gara punto a punto? La risposta del coach rispecchia esattamente la sua personalità, quella fatta di lavoro, studio e grande conoscenza della materia, l’istinto va allenato e nutrito con la conoscenza massima del gioco, un istinto ben preparato, ti porterà sicuramente a farti prendere la giusta decisione nel momento in cui dovrai prenderla.
Alessandro Stagni