Sulle pagine de Il Resto del Carlino – Bologna, Paolo Ronci – direttore generale della Virtus Olidata Bologna – ha fatto il punto sul 2025 nell’intervista firmata da Alessandro Gallo.

Queste le sue parole: 

“Impossibile dimenticare le emozioni che ci ha dato lo scudetto. Aggiungerei, poi, la possibilità di programmare grazie alla disponibilità del presidente Zanetti e di coach Ivanovic. Il 2026? Mi rifaccio a quello che ho detto subito dopo aver vinto lo scudetto. Siamo campioni d’Italia, ma ripartiremo senza avere il ruolo di favoriti. Però abbiamo alle spalle una cultura e uno spirito che abbiamo costruito in questi anni. E un’anima italiana. Cavalcandoli ancora potremo divertirci. Il presidente ci ha dato la possibilità di muoverci per tempo. Abbiamo posto le basi per fare bene, seguendo anche le indicazioni del coach. I veterani ci hanno messo il resto”.

Il colpo Edwards. “Eravamo a un passo dalla firma con Carsen anche un anno fa. I contatti e i rapporti sono rimasti. Così, quando abbiamo riallacciato le trattative, non siamo partiti da zero”. 

Pajola e Diouf in scadenza di contratto. “Premessa, siamo contenti di tutti e di un gruppo che è felice. Ci farebbe piacere continuare su questo nucleo. Chiaro che la volontà deve essere reciproca. Ne stiamo parlando tra noi, con serenità e rispetto”.

Francesco Ferrari in arrivo? “Più che del singolo vorrei evidenziare un aspetto. Abbiamo sempre avuto un nucleo italiano importante. L’idea non è tramontata. Agli ultimi Europei quattro giocatori su dodici erano targati Virtus. Niang è il miglior 2004. Un esordiente in Eurolega che gioca 19 minuti di media. Da noi si gioca e si migliora. Dopo quelli del 2004 guardiamo ai 2005”.

La Virtus punta soprattutto sullo scegliere le persone giuste. “I numeri e le statistiche sono importanti. Ma non sono tutto. Vogliamo giocatori che abbiano il desiderio di dare sempre qualcosa in più e di sentire poi che ricevono apprezzamento per l’impegno, umano e sportivo. Penso, tra chi ci ha salutato da poco, a Belinelli, Shengelia, Cordinier”.

L’eventuale ritiro di Hackett. “Tra me e Daniel c’è un patto. I miei genitori e sua mamma abitavano nella stessa via. Ci capiamo al volo. Sarà così sempre. Ci parliamo spesso”.

Il valore di coach Ivanovic. “Dusko è figlio della scuola slava. È stato allenato da quei tecnici. Ha ereditato la durezza. Ma ha a cuore la squadra e gli stessi giocatori. È esigente perché vuole migliorare i singoli e di conseguenza la Virtus. I giocatori lo capiscono”.

Gli obiettivi in quest’annata sportiva. “Stagione lunga, lunghissima. Vogliamo essere competitivi, sempre. Giochiamocela. Siamo primi in campionato e in Europa abbiamo giocato alla pari con chiunque. Abbiamo una licenza triennale e, tra meno di un anno, ci sarà un palazzetto nuovo. Due asset dei quali essere orgogliosi, oltre alla squadra che è il motore emozionale di tutti noi Virtussini”.