di Maurizio Roveri
Lacrime. Dolore. Tormento. Il buio.
E un oceano di rimpianti per un Europeo amaro e sbagliato.
L’Italia della pallacanestro femminile vive una serata da incubo alla “Tel Aviv Arena”. Mai, mai in grado di contrastare la Nazionale del Montenegro. Si è dimostrata mentalmente molto più solida, la squadra allenata da Jelena Skerovic. E tatticamente con un vero piano-partita.
Davanti alle montenegrine, un gruppo azzurro confuso, contratto, senza idee valide, spesso senza la capacità di costruirsi efficaci conclusioni.
Era uno spareggio. Valeva la qualificazione ai quarti di finale di questo Campionato Europeo (FIBA Women’s Eurobasket) che va in scena fra Tel Aviv e Lubiana.
Alla fase finale di Lubiana le azzurre non ci saranno. Se non come spettatrici in tribuna…
Vanno già a casa. Senza neanche avere avuto la forza e la mentalità per superare la fase eliminatoria. Tre sconfitte in quattro partite. La partita “decisiva” si è chiusa sul 63-49 per Milica Jovanovic, Marina Lekovic, Natasha Mack, Jelena Vucetic e le loro compagne.
Nel match che valeva tutto (la qualificazione ai quarti di finale, e poi chissà, fors’anche un eventuale “pass” per il Torneo Preolimpico) le “nostre” sono state a guardare. Lasciandosi subito aggredire. Impreparate, mentalmente e tatticamente.
Neanche il tempo per capire cosa stesse accadendo, e cosa fare, che… le azzurre di coach Lardo si sono trovate in ritardo di 21 lunghezze già al quarto minuto del secondo periodo. Sul punteggio di 8 a 29. Costrette costantemente ad un affannoso, e mai veramente efficace, inseguimento. L’Italia di ieri sera era l’immagine della fatica e della frustrazione.
Rincorrere. Soffrire. Alla ricerca vana della compattezza, dell’equilibrio. E di una identità improvvisamente perduta. Una squadra azzurra dai riflessi lenti, e dai pensieri inquieti, è stata nuovamente sotto di 21 punti, sulle prime curve dell’ultimo quarto (31-52).
Mariella Santucci, la bolognese della Reyer Venezia, ci ha provato. L’unica. Lei ha fuoco. Ha cercato di trasmettere coraggio (8 punti, 8 rimbalzi, 4 assist, 4 palle recuperate) ma ha gridato al vento. E’ mancato il gruppo, è mancato il gioco. Strano. Non c’era organizzazione. Non c’era comunicazione. Non c’era ritmo. Eppure… le atlete azzurre venivano da una coraggiosa e ammirevolissima prestazione: avevano fatto tremare il Belgio della grande Emma Meesseman, domenica. Confezionando una partita tecnicamente di ottima qualità. E uscendo dalla “Tel Aviv Arena” con una sconfitta ma a testa alta.
Lo sforzo per tener testa al forte Belgio era stato enorme. Evidentemente ventiquattro ore non sono state sufficienti a recuperare energie fisiche e mentali per la delicatissima sfida-spareggio contro il Montenegro.
Vero. Mi sembra corretto fare questa riflessione.
Però, anche il Montenegro aveva combattuto un’aspra battaglia domenica. Match duro, tiratissimo, dispendioso, vinto 61 a 58 contro la Lettonia di Kitija Laksa (15 punti per la lettone della Virtus Segafredo, ma… 5 su 13 nelle conclusioni a canestro). Secondo posto nel Group A per la Nazionale montenegrina. Terzo posto nel Gruppo B per l’Italia.
Confonto da “mors tua, vita mea” ventiquattro ore più tardi. Le cestiste balcaniche dimostratesi più reattive, psicologicamente più cariche. Soprattutto meglio organizzate nel loro sistema di gioco. Il team azzurro, invece, appariva immediatamente prigioniero della pressione, della tensione. L’immagine era quella della paura. La paura di un’altra sconfitta. L’inquietudine si leggeva sui volti delle ragazze. Gli occhi delle avversarie, invece, vedevano la sfida con più entusiasmo, con maggiore convinzione.
Ielena Skerovic, l’allenatrice, ha preparato un chiaro piano-partita. Che le sue giocatrici hanno eseguito ottimamente. La missione montenegrina era precisa: togliere Cecilia Zandalasini dal vivo del gioco. Far sì che non si accendesse la luce della grande Stella azzurra.
“Ceci” era anche stanca, sicuramente. Nei suoi tagli, nei suoi tiri, nei suoi passaggi, nella sua difesa non si è notato la solita fluidità. Nè il sorriso della sua classe.
Ho visto un’Italia con piedi pesanti. Una squadra azzurra che in questa circostanza non ha mai espresso l’identità della sua pallacanestro.
Una nazionale che ha avvertito tanto, troppo, la pressione.
Ecco il problema. La gestione della pressione. Non ha funzionato.
Quando si affronta uno “spareggio” da dentro o fuori, è fondamentale che chi gestisce il gruppo sappia trasmettere serenità, sicurezza, pensieri positivi, idee chiare.
Non c’è stato niente di tutto questo nella partita decisiva.
Le azzurre a casa. Con tre sconfitte in quattro gare. Non una bella immagine per la pallacanestro femminile. Sulla RAI-TV.
Occasione persa.
Anche la Federbasket deve interrogarsi: dove abbiamo sbagliato?