Darion Atkins è certamente una delle note più liete della stagione finora in casa Dolomiti Energia Trentino. Il lungo di Clinton classe 1992 ha chiuso in doppia cifra nove delle undici gare di campionato fin qui disputate garantendo, con la sua mobilità ed energia, una presenza costante sotto i tabelloni.

Alla sua prima stagione in Italia dopo i passaggi in Israele (Hapoel Holon), Francia (Strasburgo), Germania (Brose Bamberg e Chemnitz), Turchia (Fethiye) e Spagna (Tenerife), Atkins dunque ha già trovato il modo di dare un apporto concreto alle ambizioni dell’Aquila, team dove, anche grazie ai consigli del già suo compagno ai Niners Trent Lockett, è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante contribuendo in più modi, come accaduto domenica (8 punti 6 rimbalzi e tre recuperi contro l’EA7 Emporio Armani Milano), ai successi del team bianconero.

A lui quindi, attualmente primo rimbalzista (7.1 di media a gara) e secondo miglior marcatore (13.5 punti) della squadra trentina in Serie A, abbiamo rivolto questa settimana le nostre “5 domande”.

Domenica avete battuto i campioni d’Italia in carica riscattando il ko contro il Napoli: cosa rappresenta per voi questo successo?

La vittoria contro Milano penso che parli chiaro. Ci ha confermato che siamo un’ottima squadra e che, come tale, possiamo ottenere molto e competere in qualsiasi serata contro chiunque. Che sia Milano o l’ultima squadra del campionato, non importa: spetta a noi, ogni giorno, in allenamento e poi in partita, scendere in campo e dare la stessa energia e intensità. E credo che possiamo farlo.

Sei alla tua prima esperienza in Serie A ma hai già dimostrato di poter fare la differenza: è stato facile adattarsi al livello del campionato italiano?

Non è una cosa su cui ho riflettuto molto. Il basket è più o meno lo stesso nella maggior parte dei posti. Voglio dire, ho giocato in Europa per un bel po’ di tempo, dal punto di vista tattico qualcosa cambia, ma in linea di massima, direi che è facile adattarsi. È una cosa però a cui non ho dato molto peso perchè ho solo cercato di dare il meglio per i miei compagni di squadra, giorno dopo giorno.

L’anno scorso hai giocato con Trent Lockett ai Niners Chemnitz e quest’anno avete firmato entrambi con Trento: qual è il tuo rapporto con lui?

Trent è il nostro O.G. (slang), è l’uomo a cui guardiamo, un leader dentro e fuori dal campo. Come essere umano, per la sua etica del lavoro, il suo talento e tutto ciò che dimostra giorno dopo giorno per me è un esempio. L’ho conosciuto in maniera più intima come amico, come giocatore e come compagno di squadra la scorsa stagione ed è molto speciale far parte della stessa squadra anche in questa stagione. Per lui questo è un cerchio che si chiude, perchè questo è un team in cui ha giocato alcuni anni fa e in cui aveva fatto molto bene. Sono felice di poter dire di essere al suo fianco e suo compagno di squadra, perchè mi piace scendere in campo ogni partita e giocare con lui. Gioca con tanta energia e passione, è un elemento importante per questa squadra e sono sinceramente felice di averlo affianco a me.

Torniamo ora un attimo indietro nel tempo. Come hai iniziato a giocare a basket?

Ho cominciato all’età di nove anni. Mia madre disse che non avrebbe pagato la scuola, così decise di far allenare me e mio fratello degli sport per vedere quale ci avrebbe aiutato a pagarci il college. Mi ha fatto provare tanti sport diversi e verso i 9-10 anni mi sono innamorato del basket. Ho iniziato a giocare nelle squadre giovanili locali e poi sono entrato nel circuito AAU dove i giocatori vengono reclutati per andare al college.

Cosa ti ha sorpreso di più dell’Italia?

Credo la sua bellezza. L’ho sempre vista, in foto, cercando in giro delle cose. Vivendoci di persona capisci quanto sia un posto davvero stupendo, uno dei luoghi migliori in cui viaggiare. Il cibo è ottimo, la gente è davvero gentile, forse un po’ costosa, ma è un bel posto. Indubbiamente molto divertente.

 

Fonte: legabasket.it