Una partita maschia, con bassissime percentuali al tiro da una parte e dall’altra, difficile e sempre in bilico. Varese vince a Brindisi un match di importanza capitale per morale e classifica. 75-72 il risultato finale, con gli ultimi secondi decisivi per la squadra di coach Roijakkers.
7 anni e mezzo dopo. C’era Pozzecco, oggi Roijakkers. Varese sbanca il Palapentassuglia in un match di importanza capitale. La banda biancorossa, infatti, con questa vittoria raggiunge quota 22 punti, gli stessi proprio di Brindisi, le morde le caviglie, le lancia un chiaro segnale di avvertimento: “Noi ci siamo.”
Non era scontato, per niente. Dopo 2 sconfitte, con Pesaro e Milano, Varese aveva quasi l’obbligo di rialzare la testa. Certo l’avversario era più che degno di nota, soprattutto dopo l’innesto di Harrison, tornato alla casa base dopo le vicende degli ultimi tempi. Ambo le squadre faticano, si schermano in difesa, tirano malissimo in attacco. Ambo le squadre si affidano ai loro totem: Keene e Vene da una parte, Perkins e Harrison dall’altra. Varese la spunta. La spunta quando mancano 4:05 minuti nel quarto periodo. Keene si inventa una magia dall’arco dei 6.75 e riscrive l’inerzia della partita: 66-69. Vitucci chiama time-out, i suoi si innervosiscono. Roijakkers sa che può portare a casa due punti di importanza capitale. Per più di 2 minuti non si segna più, fino alla schiacciata di Gaspardo. Ma è troppo poco, perché poi Varese è abile a fare il suo gioco. Mantiene il vantaggio, difende, si chiude ed esulta. Harrison frettolosamente sbaglia la tripla che avrebbe mandato all’inferno i biancorossi. Poi è solo questione di tempo che scorre velocemente.
Ora Varese si iscrive seriamente alla corsa per i playoff. Ha dimostrato di essere una squadra che nonostante alcuni limiti numerici di roster sa stare al passo delle grandi. Ha dimostrato di potersela giocare con quasi tutte le prime 8. Sembra quasi scontato ad oggi dire queste parole, ma il prezzo che abbiamo pagato nei primi mesi di questo campionato non può essere dimenticato. Eppure con una squadra così e con un coach così, possiamo anche perdonare totalmente le scelte fatte ad inizio stagione.