Il piano di espansione dell’NBA in Europa in collaborazione con la FIBA, comunicato in una nota dal Commissario dell’NBA Adam Silver e dal Segretario Generale della FIBA Andreas Zagklis, ha provocato la reazione diretta di Euroleague e, indirettamente, ha fomentato il dibattito sull’organizzazione del basket europeo nei paesi della ex Jugoslavia.

Stando alle indiscrezioni riportate da stampa USA, spagnola e francese in merito al progetto di NBA e FIBA, che sarebbero interessate ad invitare nella propria lega europea solo squadre dell’Europa occidentale, il basket ex jugoslavo, da cui è de facto nata la pallacanestro europea, sarebbe infatti fuori dai piani statunitensi nel nostro continente.

FOCUS BM / L’NBA IN EUROPA CON LA FIBA: POCHE CERTEZZE E TANTE DOMANDE – DI MATTEO CAZZULANI

I Balcani fuori dall’NBA europea?

L’esclusione di squadre come Partizan e Crvena Zvezda, ma anche Panathinaikos ed Olympiacos, senza tralasciare Žalgiris e Maccabi Tel Aviv, è uno degli elementi più clamorosi emersi dalle indiscrezioni in merito al campionato europeo che NBA e FIBA intenderebbero creare in Europa dal 2026.

Non è dunque un caso che soprattutto la pallacanestro ex jugoslava, alla quale NBA e FIBA preferirebbero città con una cultura cestistica ben più modesta come Londra, Manchester ed Amsterdam, sia stata seppur indirettamente al centro della risposta che Euroleague ha fatto pervenire a Silver e Zagklis a mezzo stampa.

“Senza cultura non c’è qualità”

“Vediamo a cosa le dichiarazioni di NBA e FIBA porteranno, noi siamo pronti a collaborare. Euroleague conosce il territorio, ha la miglior fanbase, le migliori squadre, la cultura più consolidata e la storia. Senza questo non si può offrire il prodotto migliore possibile in Europa” ha dichiarato a L’Équipe Paulius Montejunas, Amministratore Delegato dell’organizzazione che gestisce l’Eurolega, il campionato che ad oggi raccoglie il meglio del basket europeo.

Come ben sa Montejunas, la cultura, soprattutto a livello cestistico, è ciò che caratterizza la pallacanestro della ex Jugoslavia, che in Eurolega può contare sulla presenza di due squadre appartenenti alla Lega ABA, il torneo che raccoglie il meglio della pallacanestro ex jugoslava.

In Croazia si considera la FIBA

Proprio negli stessi giorni in cui si discute del futuro del basket europeo, la stessa Lega ABA è finita al centro di un dibattito riacceso dal neoeletto direttore della federabasket croata, Krunoslav Simon, che in un’intervista al sito Germanijak ha aperto alla partecipazione di club croati alle competizioni FIBA per squadre.

Tale eventualità, ad oggi, è resa impossibile da un calendario fitto, che impegna le tre rappresentanti della Croazia in Lega ABA, Zadar, Split e Cibona, a giocare due partite ogni fine settimana per via del concomitante impegno nella Premijer Liga croata.

Il modello serbo come soluzione?

“La soluzione è far giocare i club di Croazia sia in Lega ABA, che nelle competizioni FIBA, e permettere loro di aggiungersi alla Premijer Liga nella parte tarda della stagione” ha commentato su X Aco Petrović, uno dei predecessori di Simon alla guida della federabasket croata.

Il modello proposto da Petrović ricorda quello della lega nazionale di Serbia, dove le compagini impegnate in Lega ABA disputano anche partite di Eurolega, per quanto riguarda Partizan e Stella Rossa, e prendono parte alle competizioni FIBA, come FMP e Spartak, iniziando a giocare nel campionato nazionale solo ai playoff.

La Serbia spaccata

È tuttavia in Serbia che punti interrogativi in merito alla Lega ABA sono maggiormente forti, sostenuti dalla richiesta del selezionatore della nazionale, Svetislav Pešić, di creare un solido campionato serbo da contrapporre al torneo che raccoglie il meglio della pallacanestro ex jugoslava.

Come riportato da Basketball Sphere, la proposta di Pešić sarebbe stata accolta con favore solo da alcuni club impegnati in Lega ABA, come Crvena Zvezda, FMP e Borac. Favorevoli a mantenere il campionato ex jugoslavo così com’è, invece, sarebbero Partizan, Mega e Spartak.

Matteo Cazzulani