Attesa. Trepidante e paradossalmente infinita: “Questa pausa è stata per assurdo fin troppo lunga considerando la voglia che c’è di affrontare questo ultimo step”. Responsabilità nei confronti di una piazza che aspetta questo momento da 4 anni. Consapevolezza di essere grande e di averlo dimostrato nelle partite che contano: “Saper reagire ai momenti della gara – positivi o negativi – potrà fare la differenza perché fa parte di un vissuto che ogni squadra ha migliorato e consolidato per arriva a questo punto della stagione”. Poi, c’è la sfida e il desiderio di portare a termine una missione: Sono tornato in A2 per una sfida: a inizio anno io e il mio staff ci siamo presi l’onere di portare a termine quello che la piazza chiede e che noi vogliamo”.
Non c’è più tempo per i calcoli e per inflazionare la mente di pensieri negativi: Rimini-Cantù è proprio dove i biancoblù volevano (e dovevano) essere. Dieci giorni che possono dare un senso a 10 mesi di sorrisi, passi falsi e sacrifici. Un percorso che, arrivato al suo atto conclusivo, presenta un’ultima e decisiva salita. Un ultimo gradino verso qualcosa di più grande presentato da coach Nicola Brienza con una similitudine davvero efficace: “È il Mortirolo, abbiamo di fianco Indurain e noi siamo Pantani. Speriamo di girare il cappellino come faceva il pirata e di arrivare fino in fondo”. Allenatore di Cantù e canturino di nascita tornato al piano di sotto per ridare luce dopo anni in cui la via d’uscita è stata un amaro miraggio.
Poi, c’è il gruppo. Cresciuto tatticamente e umanamente: “Abbiamo un gruppo di ragazzi che ha avuto la pazienza di aspettarsi e di conoscersi costruendo un legame importante. C’è voglia di lavorare insieme, di fare quel sorriso in più, di spendere una parola positiva al compagno in più”. Una squadra che dopo aver smarrito la propria identità è riuscita a ritrovarla nel momento che davvero conta seppellendo ego e individualismi. E diventando davvero squadra. “Oggi siamo qui grazie a questo: ci siamo uniti”.
Attesa. Quella di raggiungere un sogno dichiarato concreto obiettivo. Dall’inferno al Paradiso. Una volta per tutte. L’ultimo scatto è quello decisivo, poi ci sarà la fuga in solitario per un traguardo – ancora sussurrato – che si chiama Serie A.
Lorenzo Bloise
Photo by Walter Gorini (fonte: Pallacanestro Cantù)