Dopo il primo turno infrasettimanale, la Serie A2 non si ferma di certo, domenica si torna subito in campo nei palazzetti di tutta Italia. Per l’occasione, in questa anteprima A2, abbiamo intervistato Ferencz Bartocci, amministratore delegato della Libertas Livorno, che ha iniziato questa stagione con un record di 3 vittorie e 1 sconfitta, risultando subito ai primi posti della classifica.

Un inizio di carriera al Fabriano Basket come addetto stampa, poi da dirigente dove conquista una promozione in Serie A e raggiunge i playoff Scudetto. Nella sua unica stagione a Montegranaro, raggiunge le Final Eight di Coppa Italia di A1. Si sposta a Veroli, dove ricopre il ruolo di GM, vincendo due volte la Coppa Italia di A2 e sfiorando la promozione in A1. Negli anni successivi, dal 2014 al 2018, continua a girare per l’Italia tra Brescia, Ferentino e Bergamo. La grande opportunità arriva nel 2018/19, quando l’Auxilium Torino gli offre la possibilità di diventare Direttore Operativo, per poi “trasformarsi” in Direttore Generale.
Infine, passa alla Derthona Basket nel 2019, dove da GM conquista prima una Supercoppa di Lega e poi una storica promozione in Serie A nel 2021. E’ questo l’anno in cui Bartocci viene votato dai colleghi come miglior dirigente del campionato. A Tortona conquista nei primi anni di Serie A varie qualificazioni ai playoff e alle Coppe Europee, facendo diventare il club bianconero una delle squadre più importanti della pallacanestro continentale.
Inoltre, oltre al basket, Bartocci dal 2024 è vicepresidente dell’Osservatorio Nazionale contro il bullismo.

In questa intervista abbiamo parlato della sua nuova esperienza a Livorno, un progetto ambizioso, della squadra e degli obiettivi da raggiungere quest’anno. La risposta del pubblico allo spostamento nel palazzetto Modigliani Arena e dei numeri di abbonati in crescita. Insomma, un viaggio a 360° nella società della Libertas Livorno e oltre.

Com’è stata l’esperienza all’interno del progetto Tortona dove ha passato 6 anni, i suoi ricordi e di cosa è più orgoglioso?
“Diciamo due aspetti in particolare: le relazioni umane che sono nate grazie alla società per tutto il territorio e in città soprattutto, e poi la creazione della squadra di Baskin, di cui sono molto contento di aver lavorato per unire le persone. L’altro orgoglio è più materiale, ovvero aver partecipato in prima linea alla realizzazione della nuova Cittadella dello Sport, che è una cosa che resta e che potrà dare slancio alla città e alla squadra. Questi i primi due aspetti oltre alle gioie più o meno grandi della squadra maschile e femminile.”

Perché ha accettato questo incarico alla Libertas Livorno?
Dopo aver passato 6 anni a Tortona, l’idea di accettare una nuova sfida era ormai inevitabile. Ho scelto Livorno perché ho trovato un ambiente, una società che vuole sviluppare la pallacanestro sia dal punto di vista sportivo che sociale, e quindi rispecchia in pieno un po’ quelle che sono le mie prerogative personali, ovvero coinvolgere il territorio in un ambito sportivo che non sia fine a sé stesso. Il progetto targato Marco Benvenuti e dalla Fondazione Libertas, che prevede la squadra maschile, femminile, basket in carrozzina, Baskin e settori giovanili, lo vedo come una grande bella sfida. E non nascondo che il fattore pubblico abbia inciso molto nella scelta, perché il calore del tifo libertassino è incredibile, quasi unico nel suo genere. L’emozione di entrare alla Modigliani Arena già alla prima con Brindisi mi ha confermato che è stata una scelta davvero giusta.”

Da cosa parte questo nuovo progetto di Livorno e dove vuole arrivare, qual è la scaletta da seguire?
“Strutturare la società come un’azienda vera e propria, con tutte le figure necessarie. Non nascondo che una priorità importante ce l’ha la squadra maschile di A2 perché poi è il traino della nostra realtà. Il focus principale e iniziale inevitabilmente è nato verso l’organizzazione e la cura di questo aspetto, senza tralasciare il resto, ma facendo in modo che la nostra punta di diamante possa svolgere l’attività al meglio per non porsi limiti di risultati.”

Qual è il suo obiettivo personale all’interno di questo progetto?
“Continuare a divertirmi nel lavoro che ho scelto ormai da tanti anni e aver la soddisfazione di condividere emozioni sportive con questa realtà livornese che è davvero speciale.”

La piazza come sta accogliendo questa fase del progetto?
“Se parliamo di numeri molto bene, abbiamo superato di gran lunga il numero degli abbonamenti dell’anno scorso, abbiamo avuto una bella cornice di pubblico al Pala Modigliani nella prima partita che abbiamo giocato in casa, c’è tanto entusiasmo. Abbiamo riaperto per la terza volta la richiesta di poter sottoscrivere la tessera per tutta la stagione. I segnali che arrivano dal mondo giovanile sono belli e importanti, con un incremento dei bambini che fanno minibasket. L’associazione Tifosi in primis ci segue con grande affetto, oltre ovviamente alla Fondazione. Sono molto contento, soddisfatto e credo che il coinvolgimento di tante figure sia sempre più vero.”

Qual è il motivo dietro la scelta coraggiosa di abbandonare lo storico PalaMacchia, e come sono i primi risultati di questo trasferimento alla Modigliani Arena, che è quasi il quadruplo della capienza?
“Una società ambiziosa che vuole crescere deve alzare l’asticella. I numeri ci hanno dato ragione fin dall’inizio, l’anno scorso potevamo far entrare al PalaMacchia 2200 persone, quest’anno 3500. Il problema di doverlo riempire è più bello e sfidante del dire alle persone di non poter venire perché non c’è più spazio. La risposta del pubblico c’è stata, molti pensavano che con il passaggio al Pala Modigliani la gente non avrebbe fatto più abbonamenti perché, con una capienza maggiore, trovare il biglietto sarebbe stato più semplice, invece la risposta è stata che siamo passati da 1600 a oltre 2100 abbonati. Siamo solo agli inizi, le statistiche si fanno dopo più partite, però il segnale iniziale è positivo.”

Com’è strutturata la società e l’area sportiva?
“La società ha una proprietà, la Fondazione Libertas, e c’è un CdA presieduto da Marco Benvenuti e all’interno di esso, io ricopro il ruolo di Amministratore Delegato e vicepresidente responsabile per le deleghe che riguardano la federazione e anche la lega. Ognuno del consiglio del CdA ha una sua prerogativa che può essere l’amministrazione, piuttosto che il sociale o il commerciale. Dal punto di vista sportivo la delega ce l’ha il presidente, quindi è lui che ha accompagnato me e coach Andrea Diana nella costruzione della squadra.
Per quanto riguarda l’area sportiva in generale, ovviamente a parte lo staff tecnico, c’è tutta l’area medica che segue la squadra, infine c’è l’area organizzativa. Ci stiamo strutturando per diventare un’azienda, abbiamo la fortuna di avere Via Pera, la sede storica, che la famiglia d’Alesio concede alla Libertas, dove abbiamo uffici, palestra allenamenti e pesi, e ci consente di avere una casa adeguata a lavorare in maniera serena.”

Dal punto di vista del marketing e della comunicazione, com’è l’organizzazione?
“Nella ristrutturazione ho individuato una persona che cura l’area marketing, commerciale e comunicazione, per uniformare quelle che sono le caratteristiche anche di utilizzo dei loghi aziendali, della visibilità, della comunicazione dei giocatori verso l’esterno. A livello organizzativo ci sono io, facciamo delle riunioni periodiche dove decidiamo delle strategie e decidiamo di portarle avanti. Ci stanno poi figure professionali che seguono le varie squadre, ma tutte confluiscono nella filosofia che si cerca di portare nel club. Dico sempre, un po’ come forzatura, che la Libertas comanda anche sul presidente, perché è un valore storico ed importante della città che dobbiamo preservare al meglio, sia chi investe sia chi ci lavora.”

Da dove è nata la scelta di prendere Diana come allenatore, che ha già grande esperienza e che ha vinto in A2, ma è anche una bandiera della città?
“Con Andrea abbiamo avuto la fortuna di lavorare insieme a Brescia nel suo primo anno da capo allenatore professionista, mentre io ero GM. Ci siamo conosciuti lì, poi le nostre strade si sono divise e quando è maturata e si è concretizzata la mia firma a Livorno, io e Andrea ci siamo sentiti e lui, fin da subito, ha detto di voler allenare la Libertas. La motivazione che ci ha spinto come società a scegliere Andrea è maturata subito dopo questa telefonata perché lo spirito libertassino, di appartenenza e la grande esperienza e professionalità sviluppata da Andrea da quando è andato via da Livorno, oltre al fatto che ci conoscevamo, ha fatto la differenza. Inoltre sapevo come avremmo lavorato nella costruzione della squadra, l’idea di gioco e dei giocatori, il rispetto di quelli che sono gli input della società a livello economico, pensare in grande ma con i piedi per terra. Tante caratteristiche che ci uniscono, e che abbiamo condiviso con il presidente Marco Benvenuti che ci ha voluto anche a Las Vegas per la Summer League, è stata una scelta nata dal cuore di Andrea e dalla concretezza di fare del bene in un posto che merita di sognare qualcosa di grande.”

Com’è stata costruita la squadra, riuscendo anche a portare giocatori importanti a Livorno, come Possamai, Valentini, Piccoli, senza dimenticarci di Filloy e Woodson?
“La credibilità del progetto e delle persone che lo seguono ha fatto la differenza. Bisogna ringraziare la proprietà e tutto il Cda per averci accordato un budget non eccessivamente superiore a quello dell’anno scorso, ma che ci consentisse di andare mirati verso alcuni giocatori e questo sicuramente è un aspetto fondamentale per creare delle squadre che possano far bene.”

Una prima analisi sulla partenza di Livorno, che ha perso in casa la prima con Cento ma che si è subito ripresa con tre vittorie consecutive, e quali sono gli obiettivi sportivi da raggiungere in questa stagione?
“Da quando ci siamo radunati ad oggi è stato sempre tutto molto positivo, è chiaro che le tre vittorie consecutive sono una bella iniezione di fiducia, come lo è stata la sconfitta con Cento alla prima di campionato che ci ha dato consapevolezza dei nostri mezzi e allo stesso tempo ci ha fatto capire che nessuno ti regala niente. L’obiettivo di questa stagione è sicuramente quello di fare una post-season che non sia come i play-out l’anno scorso. Siamo pronti a lottare e soffrire su tutti i fronti.”

Ha avvertito qualcosa della rivalità storica tra Libertas Livorno e Pielle Livorno, sarebbe un valore aggiunto per la Serie A2 il derby tra queste due squadre?
“Sicuramente per i cassieri delle rispettive biglietterie (ride, ndr). In città è bello vivere questa rivalità, che è pulita, ed è piacevole avvertire questo tipo di clima, non ostico, ma di sfottò reciproco. È chiaro che un derby sarebbe eccezionale però vediamo quello che succede in stagione. È un valore aggiunto per la città, inoltre pensare che domenica noi abbiamo giocato in casa con Brindisi e la Pielle ha giocato anch’essa in casa, c’erano 2000 spettatori da loro e oltre 3500 a vedere la Libertas. A parte Bologna non c’è un altro posto dove capita questo!”

Molte squadre che hanno fatto investimenti importanti in estate, come Rimini e Scafati, hanno iniziato questa stagione un pò sottotono, è solo l’inizio o è anche sintomo dell’equilibrio altissimo del campionato?
“E’ un campionato dove si può vincere e perdere con chiunque. A inizio campionato c’è chi ha carichi di lavoro alti per partire forte e chi fa carichi in prospettiva e quindi parte in maniera differente. Alla fine ne parliamo, ma Scafati a Brindisi gioca una partita che poteva vincere ma l’ha persa, capita. La qualità di entrambe le squadre è sicuramente alta e c’è solo da aspettarle.”

Domenica ci sarà la sfida a Torino, cosa si aspetta dal match?
“Una gara impegnativa, Torino è una squadra che magari è partita senza proclami ma è allenata benissimo, oltre ad essere gestita da un manager di grande esperienza come Giorgio Bottaro, che sta organizzando il club al meglio. Sono tutte componenti che ci fanno pensare ad una sfida difficile, su un campo complicato. Per me poi tornare a Torino è sempre piacevole dopo l’esperienza all’Auxilium, quando a livello sportivo ci salvammo quell’anno, anche se poi la società non andò avanti. Spero di riassaporare delle belle emozioni sportive a prescindere da quello che poi sarà il risultato.”

In A2 si dà più spazio ai giovani, ma perché, secondo lei, in Italia si ha questa mentalità chiusa che non permette ai giovani di poter giocare di più?
“Gli italiani lo spazio lo trovano sempre, chiaro che in A2 la componente dei due stranieri dà più spazio agli italiani. Qualche volta magari la qualità degli stranieri in A2 è anche più alta di quella di alcuni dell’A1, quindi poi è chiaro che lì i giovani italiani non giocano a discapito di alcuni stranieri che potrebbero essere sostituiti. Se un giocatore è buono sicuramente gioca e trova spazio, bisogna avere la mentalità, da parte dei giovani italiani, di sacrificarsi e sgomitare, per poi arrivare ad avere la fiducia degli allenatori. Mi auguro poi che con l’arrivo di Banchi in Nazionale e il lavoro che ha iniziato a fare fin da subito di girare nei club di A2, questo porti a responsabilizzarci verso gli italiani per regalarci poi le emozioni che solo la Nazionale sa dare al proprio Paese. Dobbiamo provarci poi è chiaro che l’aspetto agonistico, le vittorie sono importanti, ma in A2 lo spazio per gli italiani c’è, mentre in A1 è più complicato. L’A2 può essere la vetrina giusta anche per conquistare la maglia azzurra, avendo più minuti nelle gambe rispetto a qualche ragazzo italiano che, sì, gioca in Serie A ma di meno.”

Un altro tema molto discusso in questi anni di A2 è l’assenza dell’uso dell’instant replay, è un qualcosa che va migliorato?
“Aumentare la qualità del campionato sarà uno degli aspetti su cui lavorare in futuro. Se vogliamo essere sempre più credibili come campionato, lo step dell’instant replay dovrà arrivare. Parallelamente a quello che è un innalzamento della qualità dei servizi televisivi. È uno degli aspetti su cui centriamo le varie riunioni di Lega. Penso ne valga la pena cercare di inserirlo, al momento ne stiamo parlando in maniera seria e concreta.”

Si può dare ancora maggiore visibilità a questo campionato, pieno di piazze storiche e con un livello molto alto?
“Rai ci dà una bella copertura, ci sono dei bei podcast che discutono di Serie A2 e quindi devo dire che il coordinamento centrale da Bologna è importante. La piattaforma LNP Pass è un upgrade ancora più importante quest’anno. Dobbiamo professionalizzarci un po’ tutti, anche sul mondo dei social, dove tutti i club si stanno organizzando al meglio con figure professionali che seguono questi aspetti.”

In Italia c’è difficoltà a far entrare il basket tra i media, stampa e tv. Anche in LBA è nata la nuova LBA TV, è il progetto del futuro o bisogna comunque dare la possibilità di vedere alcune partite in chiaro?
“La tv tradizionale è ancora importante a livello numerico, riuscendo a sfruttare le realtà televisive locali, anche qui a Livorno ne stiamo parlando. Le applicazioni per vedere le partite saranno e sono già il futuro, grazie ad esse il nostro presidente può guardare le partite WNBA e da Las Vegas con l’LNP Pass vede le nostre partite, idem per la Lega Basket Femminile con la sua piattaforma. Bisogna però rendersi conto che ognuna di queste piattaforme ha un costo e bisognerebbe riuscire ad arrivare ad un punto d’incontro tra tutte le varie piattaforme, e creare dei pacchetti che consentano di vedere la pallacanestro a 360° senza scaricarsi troppe app.
Interessante anche la FIP che con le live permette di seguire le partite delle Nazionali minori o con Fipstats, dove in tempo reale vedi le statistiche di partite anche di Serie C. La cosa importante sarebbe trovare un coordinamento da questo punto di vista e fare in modo che chi sia appassionato di basket, possa avere con un’unica piattaforma la possibilità di vedere tutto. È chiaro che poi ognuno guarda ai propri interessi, ma per far crescere il movimento questo sarebbe l’ideale.

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Foto di Ciamillo Castoria