L’Italia riparte da Tortona, ma il primo passo del nuovo cammino verso la FIBA World Cup 2027 è incerto, a tratti confuso. Alla Nova Arena la squadra di coach Luca Banchi – alla sua prima uscita in una finestra invernale da commissario tecnico azzurro – cade 76-81 contro l’Islanda, pagando una prestazione intermittente, costruita su un’identità ancora fragile e inevitabilmente condizionata dalle tante assenze.
Il gruppo radunato per questa finestra è infatti una versione “ridotta”, con soli due giocatori veri protagonisti del ciclo precedente e un insieme di profili che tra debuttanti, cavalli di ritorno e giovani in ascesa ha inevitabilmente prodotto un mix interessante, ma con poca continuità. Dentro questa cornice, la serata ha offerto comunque alcuni spunti, nel bene e nel male.
Casarin illumina l’avvio, Procida arriva tardi, gli esperti non incidono
Il primo squillo dell’Italia porta la firma di Matteo Casarin, autore di 12 punti nel solo primo quarto, dominatore in fiducia e personalità. È lui a trascinare gli azzurri nel 21-19 iniziale, confermando quanto di buono sta mostrando a Cremona. Quando poi i falli lo tolgono dal ritmo, l’Italia perde una delle sue poche certezze.
La fiammata arriva più tardi dal talento di Gabriele Procida, impalpabile per due quarti ma capace di accendersi nella ripresa con un mini-show che sembrava poter rimettere sui binari una partita complicata. I suoi 16 punti, però, non bastano contro un’Islanda quadrata, fisica e trascinata dalla serata perfetta del solito Fridriksson.
Chi invece tradisce le aspettative sono soprattutto gli uomini più navigati: Della Valle fatica al tiro, senza riuscire a incidere nei momenti chiave, mentre Tonut vive una delle serate più difficili degli ultimi anni in azzurro, con quella scelta forzata in uno contro uno nel finale che pesa come un macigno.
Non va meglio ai giovani: Ferrari, al debutto nella Nazionale maggiore, paga l’emozione e la fisicità islandese; Suigo ha troppo poco campo per lasciare tracce positive, ma il suo impatto non cambia l’inerzia del match.
In mezzo a tutto questo, resta comunque il lavoro di Tessitori, capitano di giornata: tanta fatica, qualche segnale di solidità, una doppia doppia generosa ma non sufficiente.
La sensazione generale è chiara: l’Italia ha creato poco vantaggio, ha attaccato in modo prevedibile e ha pagato nei momenti chiave la mancanza di gerarchie già definite. Coach Banchi, all’esordio ufficiale in una finestra così delicata, si aspettava un impatto migliore: la squadra non è mai riuscita a tenere in mano il ritmo, e la sconfitta – pur non drammatica – resta evitabile.
Domani c’è la Lituania: cosa aspettarsi dalla prossima partita
E adesso, senza troppo tempo per riflettere, domani c’è la Lituania. E non una Lituania qualsiasi: la squadra baltica ha appena vinto una partita al cardiopalma contro la Gran Bretagna, rimontando 7 punti in 10 secondi grazie a un finale irreale firmato da Ignas Sargiunas.
Il talento del Rytas Vilnius è stato semplicemente devastante: 27 punti, 11/20 dal campo, 4/8 da tre, e – soprattutto – tre triple consecutive in 10 secondi che hanno ribaltato un 87-80 ormai scritto. È lui, oggi, il pericolo pubblico numero uno per l’Italia: uno scorer in ritmo, con fiducia totale e licenza di colpire da ogni distanza.
Dai dati della loro prima uscita emergono alcuni profili fondamentali.
Radzevicius, con il suo 6/8 dal campo e un rendimento costante, è stato un fattore offensivo e uno dei più affidabili in termini di efficienza. Bene anche Masiulis, utile in difesa e solido a rimbalzo, mentre il reparto lunghi ha trovato risposte fisiche da Gudaitis e Blazevic, capaci di portare energia e durezza sotto canestro.
Sul fronte negativo, la Lituania ha sofferto in cabina di regia: Zemaitis ha giocato una partita opaca, con 0/4 al tiro, mentre Velicka, pur produttivo a rimbalzo e negli assist, ha perso cinque palloni e viaggiato con percentuali basse. Le rotazioni più profonde non hanno dato grande impatto, e questo potrebbe essere un punto d’attacco per l’Italia.
La Lituania gioca come sempre: fisica, organizzata, forte a rimbalzo (48 con la Gran Bretagna), con lunghi capaci di occupare l’area e esterni liberi di colpire sugli scarichi. Ma questa versione è anche giovane, con qualche lacuna difensiva e priva delle sue stelle dell’Eurolega.
Per l’Italia sarà fondamentale evitare i blackout visti contro l’Islanda: servono più creatività, più ritmo e una serata meno complicata degli esterni.
Casarin e Procida, oggi gli azzurri più credibili, saranno centrali; ma senza un contributo più maturo dagli esperti, battere la Lituania resterà una montagna difficilissima.
Eugenio Petrillo
Foto Ciamillo-Castoria