La corsa alla Serie A1 entra nella sua fase decisiva. A contendersi il salto di categoria saranno Alpo e Faenza Basket Project, da una parte, e Costa Masnaga contro San Giovanni Valdarno dall’altra.
Quattro realtà che conoscono bene la massima serie e che, proprio per questo, arrivano a questo appuntamento con piena consapevolezza del peso del traguardo.
Alpo, retrocessa nella stagione 2024/25 dopo una sola vittoria, ha costruito un percorso di immediato ritorno ai vertici grazie a solidità e identità tecnica. Senza ricorrere a innesti stranieri, il club ha valorizzato un gruppo italiano compatto, impreziosito dalla presenza di Peresson, riferimento assoluto per la categoria alla seconda finale consecutiva. Età media 25,5
Percorso diverso ma altrettanto significativo per Faenza, reduce da una auto-retrocessione recente ma capace di raggiungere la finale nonostante difficoltà economiche e gestionali frutto di un lavoro encomiabile di coach Seletti. Una situazione che richiama precedenti non lontani e che apre inevitabilmente una riflessione: la sostenibilità resta un tema centrale per la credibilità del sistema. Sul parquet, però, il talento non manca, con un gruppo giovanissimo età media sotto i 20 anni — trascinato dalla qualità di Onnela. Età media 19,7
ALPO 60 FAENZA 40
Nell’altra semifinale, Costa Masnaga si presenta forte di una delle proposte di gioco più interessanti viste nei play-off: ritmo, spaziature e letture avanzate. Determinante anche il contributo della coppia straniera Teder–Brossmann, per me la migliore del campionato, perfettamente integrata nel sistema squadra. Età media 20,6
San Giovanni Valdarno, invece, ha costruito il proprio percorso lontano da casa, mostrando solidità mentale e capacità di adattamento. Dopo i cambi tecnici in corso d’opera, e la rinuncia a Favre, il gruppo ha trovato equilibrio e nuove gerarchie. Il lavoro di Franchini ha restituito fiducia e responsabilità diffusa, elementi chiave per arrivare fino in fondo. Età media 25,7
COSTA 55 VALDARNO 45
Curiosamente, tutte e quattro le finaliste provengono dallo stesso girone, a conferma di valori tecnici ben definiti già nella stagione regolare. Un dato che si lega a un’altra evidenza: negli ultimi anni, il primato in regular season non garantisce la promozione, (Sanga e Matelica) segno di un equilibrio sempre più marcato.
ARBITRAGGI, UNA QUESTIONE APERTA
Accanto agli aspetti tecnici, resta però un tema che merita attenzione: la qualità degli arbitraggi, a mio avviso in picchiata libera.
L’impressione, confermata da numerose gare osservate sia dal vivo sia attraverso la piattaforma Filma, (scelta stra-rivedibile) è quella di una gestione non sempre coerente. In più occasioni, le squadre non impegnate nella rimonta si sono trovate rapidamente in situazione di bonus, una dinamica che appare in contrasto con l’andamento naturale delle partite. Chi è sotto aumenta la pressione difensiva ma va in bonus chi deve difendere il vantaggio ….
Il ritmo elevato, spesso poco strutturato, e un ricorso sempre più frequente al tiro da tre come soluzione primaria, contribuiscono a rendere il gioco meno leggibile. In questo contesto, anche la direzione arbitrale rischia di adeguarsi, abbassando il livello del metro di giudizio.
Il risultato è un gioco più frammentato, meno fluido, dove l’equilibrio diventa difficile da garantire, anzi il fisico prende il sopravvento sulla tecnica e anche gli arbitri, sopratutto quelli giovani, finiscono per adattarsi, un contatto su 5 viene fischiato e diventa la normalità, ma questa normalità diventa un problema perché il metro arbitrale si abbassa, il gioco si sporca, e chi dovrebbe garantire l’equilibrio viene lasciato solo in mezzo al campo.
Per questo, il ruolo del Comitato Italiano Arbitri torna centrale: formazione, presenza e capacità di gestione devono essere priorità.
Arbitrare non significa solo applicare il regolamento, ma interpretare la gara, accompagnarla e, quando serve, saper anche non intervenire, il saper cogliere il momento per spiegare e per far finta di non sentire…..
È da qui che passa la crescita del movimento