La peggiore prestazione difensiva di sempre nella storia dell’Eurolega, una spaccatura sempre più profonda con il tifo, ed una squadra senz’anima a prescindere la cambio di allenatore, che tradizionalmente dovrebbe incentivare la rosa a dare il massimo, soprattutto davanti al proprio pubblico. Questo è il bilancio della serataccia del Partizan, che all’esordio di Joan Peñarroya e Cameron Payne in bianconero ha mantenuto l’atteggiamento rinunciatario che finora ha caratterizzato il percorso di Belgrado nel torneo, venendo umiliato dal Maccabi Tel Aviv davanti al proprio pubblico (87:112).

A rendere la dodicesima sconfitta subita in diciannove incontri disputati una vera e propria débâcle basterebbero i 112 punti subiti in casa, tali da stabilire il record negativo di sempre nella storia della massima competizione europea per club. Ciononostante, come dimostrato anche dalla prestazione ampiamente sottotono sotto le plance, con 45 rimbalzi concessi, 16 dei quali sotto il proprio canestro, imputabile è anche l’ennesima mancanza di carattere.

Eppure, una dimostrazione di orgoglio il pubblico bianconero se la aspettava per riscattare una pessima prestazione che, in occasione del turno precedente di Eurolega, aveva visto il Partizan cadere malamente a Kaunas ricevendo un quarantello dallo Žalgiris (109:68) che il successo in rimonta a Novo Mesto con la Krka in Lega adriatica non è comprensibilmente bastato a fare dimenticare (92:99).

Squadra contestata, alterco coi tifosi

La tensione, del resto, è stata percepibile fin dalla presentazione della squadra, dove a ricevere fischi di disapprovazione sono stati Jabari Parker e Tyrique Jones, quest’ultimo protagonista di un alterco a fine partita coi Grobari (gli ultras del Partizan) simile a quello che ha visto l’ex giocatore del Barcellona beccarsi con alcuni tifosi in aeroporto a Kaunas dopo la sconfitta con lo Žalgiris.

A metà tempo, col Partizan sotto di quindici dopo avere subito un parziale di 0:14 rivelatosi poi decisivo, ad essere contestata è stata tutta la squadra, incluso Duane Washington, che a fine partita ha disertato il classico saluto agli ultras preferendo riparare in spogliatoio.

“Il problema è la mentalità. Dobbiamo giocare di squadra e lavorare sui fondamentali” ha commentato coach Joan Peñarroya al termine della partita. “I tifosi sono arrabbiati ed hanno ragione” ha aggiunto Cameron Payne, ex giocatore NBA che così come l’allenatore catalano non può essere ritenuto responsabile di una situazione a dir poco disperata.

Una tradizione tradita

Al netto delle analisi tecniche sulle motivazioni dell’ennesima débâcle, la partita di stasera ha infatti dimostrato come la crisi del Partizan non sia per nulla imputabile al singolo allenatore. Joan Peñarroya, Mirko Ocokoljić, e soprattutto Željko Obradović si sono infatti scontrati con la medesima assenza di carattere che, in una squadra come il Partizan, è giustamente considerata una mancanza di rispetto nei confronti della storia di un club dal passato glorioso.

Sarebbe dunque il caso di riflettere sul fatto che lasciare andare Željko Obradović, anziché adoperare una rivoluzione totale di uno spogliatoio di giocatori senza idee né rispetto verso la storia del Partizan, e più in generale del basket ‘slavo’ ed europeo, sia stato un grosso errore. Tale ricerca del risultato ‘ora e subito’ ha ormai compromesso la stagione di Belgrado, almeno in Eurolega.

Con tale irruenza, il Partizan ha rinnegato una felice tradizione di sviluppo di giovani talenti locali grazie alla quale a emergere sono stati, tra gli altri, l’attuale GM bianconero, Žarko Paspalj, e il suo predecessore Zoran Savić, oltre a Željko Obradović e molti altri esponenti di spicco del basket ‘slavo’ ed europeo.

Matteo Cazzulani

Nella foto: alterco di Tyrique Jones con gli ultras del Partizan. Photo: fermo immagine da Meridian Sport