Dopo due giorni intensissimi, dove abbiamo visto le migliori squadre della Serie A2 e della Serie B darsi battaglia sul parquet del PalaFlaminio, è arrivato il momento della verità. Oggi si assegneranno i due trofei e ci aspettano due finali davvero roventi. Per quanto riguarda il secondo campionato nazionale, scenderanno in campo la Tezenis Verona e i padroni di casa della Dole Basket Rimini (palla a due alle 19.45).
Gli scaligeri di coach Ramagli hanno avuto la meglio della Victoria Libertas Pesaro, in una semifinale in cui Justin Johnson e Andrea Loro hanno messo in mostra tutto il loro talento, condannando la capolista all’eliminazione. I romagnoli di Dell’Agnello, invece, hanno piazzato la zampata vincente con capitan Giovanni Tomassini a 4 secondi dalla fine e hanno sconfitto la Valtur Brindisi con il punteggio di 86-85. Andiamo ad analizzare proprio queste due squadre: dai punti di forza alle debolezze, passando per le possibili chiavi tattiche nell’atto conclusivo delle Final Four di Coppa Italia LNP.
Qui Verona: dal paragone con Cantù 2024/2025 alle caratteristiche dei gialloblù
La Tezenis Verona sta vivendo un’annata di alti e bassi. Da molti accreditati come la grande favorita per la vittoria del campionato ai nastri di partenza, la squadra gialloblù non è riuscita a rispettare le attese e il -6 dalla capolista Pesaro (con altre sette squadre davanti ai veneti) sembra una distanza difficilmente colmabile. Il roster a disposizione di coach Ramagli, però, è probabilmente il più profondo di tutta la Serie A2 e si è visto nella semifinale di Coppa Italia con Pesaro: rotazione a 9 con tantissimi giocatori di qualità elevata. Inoltre, gli scaligeri non avevano a disposizione Lorenzo Ambrosin per infortunio, tiratore fondamentale per la promozione in A1 di Udine dello scorso anno.
La stagione di Verona assomiglia particolarmente a quella di Cantù 2024/2025. Al di là dei protagonisti in comune (capitan Filippo Baldi Rossi e Tyrus McGee), l’andamento delle due squadre è molto simile: entrambe partite come favorite per un roster superiore (sulla carta), problemi di infortuni che rallentano il percorso (McGee per Cantù, Justin Johnson per Verona) e le finali di Coppa Italia come possibile svolta. I lombardi batterono Udine (prima in Serie A2), poi distrussero Cividale e cominciarono ad ingranare fino alla promozione via playoff. Gli scaligeri hanno battuto la capolista Pesaro venerdì e stasera avranno l’opportunità di portare a casa il trofeo contro Rimini, proprio la squadra sconfitta nella serie playoff decisiva da Cantù. I collegamenti sono tanti, ma le squadre sono diverse: andiamo ad analizzare le caratteristiche dei ragazzi di Ramagli.
I punti di forza e i punti di debolezza:
Verona può fare affidamento su un roster pieno di talento offensivo e con un’esperienza che, probabilmente, nessuno ha in Serie A2. Gli scaligeri amano gestire il ritmo, anche perché sanno che, con tutta la qualità a disposizione, una buona soluzione la troveranno in attacco. La semifinale con Pesaro è l’esempio: 95 punti segnati con il 73% da due, il 46% dall’arco in una partita secca sono numeri che si vedono difficilmente. Justin Johnson è stato il grande mattatore dell’incontro con il suo gioco spalle a canestro e la sua fisicità, ma anche la prova di Andrea Loro merita una sottolineatura. Arrivato da Bergamo dopo la rinuncia del club lombardo, il classe 2003 ha ritrovato Ramagli in Veneto e ha aggiunto una freccia appuntita nella faretra già importante della Tezenis. L’ala azzurra ha chiuso con 16 punti senza mai sbagliare dal campo (6/6), segno di un vero e proprio predestinato.
L’attacco di Verona è davvero un rebus per le difese del campionato. Quando i veneti mettono palla in post basso su Johnson, gli avversari spesso sono costretti a difendere l’atleta USA in ‘single coverage’ per non esporsi sull’arco, dove McGee, Loro, Monaldi e Baldi Rossi sono pronti a colpire. Inoltre, Ramagli può contare su tanti giocatori in grado di creare dal palleggio in diversi modi, dalla penetrazione per far chiudere la difesa e riaprire, fino al palleggio-arresto e tiro in solitaria. In difesa, invece, la Tezenis soffre di più: 109 punti subiti ogni 100 possessi la mettono al decimo posto in questa classifica del campionato di A2, un dato sicuramente da migliorare in vista del rush finale della stagione.
Qui Rimini: tutta la resilienza dei ragazzi di coach Dell’Agnello
Gli ultimi possessi della semifinale con Brindisi sono una fotografia perfetta dell’annata dei romagnoli fino a questo punto. Si passa da attimi di sconforto (la tripla di Ethan Esposito poteva tagliare le gambe) a momenti di esaltazione totale (il tiro della vittoria di Giovanni Tomassini), ma in mezzo c’è la solita costante: gli infortuni. I biancorossi hanno perso Gerald Robinson e Mark Ogden per diversi mesi in questo campionato, Pierpaolo Marini e Tomassini hanno saltato alcune partite, per non parlare di Gora Camara, assente a inizio stagione per un problema alla caviglia rimediato ad AfroBasket. Proprio sulla tripla decisiva di ‘Tom’ è arrivato l’ennesimo stop: Davide Denegri, uno dei pochi giocatori sempre a disposizione, si è procurato una distorsione alla caviglia durante il passaggio per il suo numero 7.
L’ex Tortona ha abbandonato il parquet con l’aiuto dei compagni, ma i primi riscontri non sono così negativi: la guardia azzurra proverà in mattinata per testare le condizioni della sua articolazione, ma non è da escludere a priori la sua presenza nella finale. Se non dovesse farcela, RBR partirebbe sicuramente con uno svantaggio notevole, ma i biancorossi sono abituati a far fronte a queste situazioni. La parola che meglio descrive la squadra di coach Dell’Agnello è resilienza: nonostante tutti gli infortuni, Rimini è nelle zone nobili della classifica (-4 dalla vetta) e disputerà la finale di Coppa Italia davanti al proprio pubblico. Mai sottovalutare il cuore di campioni come Marini e Tomassini: la ‘garra’ e il talento dell’ex Trapani e la freddezza del capitano sono solamente due dei fattori che hanno permesso ai biancorossi di continuare a sognare il trionfo al PalaFlaminio.
I punti di forza e i punti di debolezza:
Se l’attacco di Verona è molto forte, quello di Rimini non è da meno: 113.5 punti su 100 possessi, terzo miglior risultato in Serie A2. I romagnoli, però, attaccano in maniera differente: la circolazione di palla è fondamentale nei meccanismi di Dell’Agnello e i suoi ragazzi, quando ne hanno la possibilità, amano alzare il ritmo per trovare canestri facili in transizione. La batteria di tiratori, anche qui, è fenomenale: Tomassini, Denegri, Marini, Ogden, Alipiev e Simioni sono un pericolo costante dall’arco. La Dole, però, ha dimostrato di avere anche una buona dimensione interna: i centimetri e la fisicità di Camara, Sankaré, Ogden, Simioni e Leardini possono mettere in crisi gli avversari, attenti a non scoprirsi per non concedere conclusioni pulite dalla distanza.
Come ama ripetere l’allenatore toscano, però, tutto parte dalla difesa. Tolti Leardini e Pollone (l’ex Forlì è ai margini della rotazione), Rimini non ha degli specialisti, ma i giocatori riescono a colmare tutti i vari limiti con uno spirito invidiabile. Soprattutto nel reparto esterni la squadra può pagare in termini di altezza, ma le guardie biancorosse si battono come leoni e si aiutano a vicenda in entrambe le metà campo. Quando RBR riesce a fermare l’attacco avversario con continuità, le porte delle transizioni si spalancano e i romagnoli riescono a piazzare alcuni parziali che somigliano a dei veri e propri tsunami per i rivali. Non sempre ci sono riusciti: non è un caso che tra gennaio e febbraio, con 92 punti subiti di media, Rimini abbia vissuto il suo periodo stagionale peggiore. Contro Verona servirà una prova ai limiti della perfezione.
Le possibili chiavi tattiche:
Due squadre con numeri simili, ma molto diverse tra loro. Verona punterà ad anestetizzare il flusso della partita per affidarsi al proprio talento offensivo, mentre Rimini proverà a incendiare il PalaFlaminio con le sue sgasate in contropiede. È una finale, quindi ci aspettiamo una partita molto intensa e con tanti errori dovuti alla tensione. Inoltre, bisogna anche considerare il fattore stanchezza: entrambe le squadre hanno speso tantissimo a livello psicofisico in semifinale e non sarà facile rimettersi in sesto con un solo giorno di riposo. Un altro grande punto chiave saranno i rimbalzi offensivi: gli scaligeri e i romagnoli sono fortissimi in questo aspetto, quindi la lente d’ingrandimento va messa anche sulla lotta sotto le plance.
Fare un pronostico è praticamente impossibile: l’esperienza non manca da entrambe le parti, il talento nemmeno, per non parlare della voglia matta di portare a casa il trofeo. Non ci resta che aspettare il verdetto del parquet: palla a due alle 19.45 per una finale che si preannuncia davvero speciale.
Nell’immagine: Luca Pollone in marcatura su Diego Monaldi Crediti foto: Scaligera Basket Verona (Facebook)