C’è un momento, nelle stagioni sportive più complesse, in cui le società scelgono se guardare fuori o guardarsi dentro. La Virtus Bologna, dopo l’esonero di Dusko Ivanovic, ha deciso di fare la seconda cosa. E così, nel cuore di una stagione delicata, la panchina è stata affidata a Nenad Jakovljevic: una scelta che sa di fiducia, continuità, coraggio e – perché no – anche di necessità economica.
Jakovljevic non è un nome nuovo nell’ambiente bianconero. Anzi, è una figura cresciuta silenziosamente all’interno del club, prima nello staff di Luca Banchi e poi proprio al fianco di Ivanovic. Un percorso costruito giorno dopo giorno, senza scorciatoie, che oggi trova la sua consacrazione più importante: la prima esperienza da capo allenatore.
Classe 1988, nato a Sremska Mitrovica in Serbia, Jakovljevic rappresenta una figura atipica nel panorama cestistico europeo. Il suo è un percorso che unisce formazione accademica e sviluppo tecnico. Arrivato in Italia giovanissimo, a 17 anni, ha costruito qui non solo la propria carriera ma anche la propria identità. Laurea in scienze politiche all’Università di Trento, poi specializzazione in marketing e management sportivo alla Ca’ Foscari di Venezia: un profilo moderno, quasi “ibrido”, capace di leggere il gioco ma anche i contesti.
Nel basket, il suo cammino parte dalla Virtus Alto Garda e prende forma alla Dolomiti Energia Trentino, dove resta per cinque anni lavorando con il settore giovanile e arrivando fino al ruolo di video coordinator in Serie A. Un’esperienza fondamentale per costruire
quella competenza analitica che oggi rappresenta uno dei suoi punti di forza.
Il salto di qualità arriva nel 2022, quando entra nello staff della Stella Rossa, proprio al fianco di Ivanovic. È qui che il suo profilo si consolida a livello internazionale. Ma il vero approdo alla Virtus Bologna non porta la firma del tecnico montenegrino: è infatti Banchi, nel 2023, a volerlo nel proprio staff dopo l’era Sergio Scariolo, affidandogli un ruolo chiave come specialista difensivo.
Una fiducia che Jakovljevic ha saputo ripagare con lavoro, dedizione e capacità di lettura. Qualità che, unite a una naturale predisposizione ai rapporti umani, lo hanno reso una figura estremamente apprezzata all’interno dello spogliatoio. Persona eccellente, ben voluta e che si fa ben volere: è questa la descrizione che circola con maggiore insistenza. E nel basket moderno, spesso, questo conta quanto – se non più – delle competenze tecniche.
Perché il contesto in cui si inserisce oggi Jakovljevic è tutt’altro che banale. L’addio a Ivanovic, infatti, non è figlio esclusivamente dei risultati – le recenti sconfitte con Hapoel Tel Aviv, Reggio Emilia e Milano sono solo la superficie – ma di una frattura interna allo spogliatoio, in particolare con alcuni senatori. Una rottura relazionale, più che tecnica.
Ed è proprio qui che si gioca la partita più importante del nuovo capo allenatore.
Jakovljevic dovrà essere abile nel non stravolgere l’impianto tecnico e tattico della squadra, che resta solido, ma allo stesso tempo nel ricucire quei rapporti che si sono incrinati. Un equilibrio sottile, che richiede intelligenza, sensibilità e anche una certa autorevolezza. Doti che, secondo chi lo conosce, non gli mancano. Ma che comunque la società dovrà proteggere e appoggiare.
La sua giovane età potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, ma anche un’opportunità. Con giocatori esperti come Daniel Hackett – addirittura più grande di lui di un anno – il rapporto potrà essere diretto, quasi paritario. Con i più giovani, come Saliou Niang, Francesco Ferrari e Momo Diouf, potrà invece svilupparsi in maniera naturale, quasi fraterna.
Ma attenzione a non confondere empatia con debolezza. Jakovljevic ha dimostrato, anche nei suoi precedenti ruoli, di avere idee chiare e capacità decisionale. E dovrà farlo soprattutto con personalità forti come Carsen Edwards, chiamate a ritrovare equilibrio e continuità.
Un piccolo assaggio di ciò che può essere lo si è già visto nel dicembre 2024, durante l’interregno tra Banchi e Ivanovic. In quell’occasione, Jakovljevic ha guidato la Virtus per due partite: una sconfitta onorevole contro la Stella Rossa e, soprattutto, una vittoria pesantissima al Forum contro l’Olimpia Milano. Un successo che, oggi, assume quasi il valore di una premonizione.
La Virtus Bologna ha scelto di scommettere su di lui, anticipando quelli che sembravano essere i piani per la prossima stagione. Una scelta interna, identitaria, che racconta molto anche della direzione che il club vuole prendere.
Adesso, però, viene il difficile. Perché essere un ottimo assistente non garantisce automaticamente di essere un grande head coach. Ma Jakovljevic ha tutto per provarci: competenze, credibilità interna, conoscenza dell’ambiente e una rara capacità di leggere le dinamiche umane.
Il campo, come sempre, darà le risposte definitive. Ma una cosa è certa: la Virtus Bologna ha deciso di affidarsi a una nuova idea di allenatore. Più giovane, più moderno, forse più vicino ai giocatori. E, in questo momento storico, probabilmente era proprio ciò di cui aveva bisogno per ridare la caccia a quel tricolore che – fino a prova contraria – è ancora cucito al petto delle canotte bianconere.
Eugenio Petrillo
Nell’immagine Nenad Jakovljevic, foto Ciamillo-Castoria