Il primo colpo del mercato estivo della Valtur Brindisi portava il nome di Zach Copeland, guardia statunitense classe 1997 chiamata a essere uno dei terminali offensivi principali della squadra. Le aspettative erano altissime: oltre 20 punti di media nella stagione precedente e, soprattutto, quei 41 punti rifilati a Verona nel maggio 2025, una prestazione rimasta ben impressa nella memoria dei tifosi biancoazzurri. Eppure, la stagione di Copeland a Brindisi non sta rispettando le attese. Il talento offensivo non è in discussione, ma il rendimento è stato fin troppo altalenante. Troppe scelte forzate, tiri fuori equilibrio e palle perse banali stanno pesando sull’economia del gioco. Emblematica l’ultima uscita a Scafati: 3/12 dal campo, con un deficitario 2/10 dall’arco dei tre punti e tre palle perse. In realtà, Copeland è sempre stato questo tipo di giocatore: capace di accendersi e vincere le partite da solo, ma anche di smarrire completamente il filo del gioco. Quest’anno, però, le fiammate sono state poche. Tolta la tripla decisiva di Cento, si è visto raramente quel giocatore in grado di fare la differenza nei momenti chiave. I 16.9 punti di media raccontano solo in parte la sua stagione: il vero problema resta la mancanza di continuità, anche all’interno della stessa partita.
Se Copeland divide, Blake Francis non convince. Il playmaker statunitense arrivava a Brindisi dopo una seconda parte di stagione dominante con Vigevano, chiusa con 27.7 punti e 5 assist di media, tirando con percentuali eccellenti (52% da due e 44% da tre). Numeri da leader offensivo, da uomo franchigia. A Brindisi, invece, il copione è completamente diverso. Francis è probabilmente l’unico americano del campionato a partire dalla panchina e il suo minutaggio (22.7 minuti di media) è il più basso delle ultime quattro stagioni. Anche la produzione offensiva è calata sensibilmente: 12.5 punti a partita, lontani dagli standard a cui aveva abituato. Il dato più preoccupante riguarda il tiro da tre, che doveva essere il suo punto di forza: 49/151, appena il 32%. Percentuali che certificano un rendimento incostante e poco affidabile. Ma non è solo una questione di numeri: Francis fatica a gestire i ritmi, a costruire un attacco organizzato e spesso cade in errori banali, tra palle perse sanguinose e falli evitabili nei momenti decisivi.
In estate, la coppia Copeland-Francis sembrava una delle più esplosive dell’intera Serie A2. Oggi, invece, rappresenta uno dei principali interrogativi della stagione brindisina. In un campionato equilibrato, dove le squadre possono contare su soli due stranieri chiamati a fare la differenza, Brindisi si ritrova con due giocatori che, troppo spesso, hanno inciso in negativo.
E ora il calendario non lascia margini. Tre partite alla fine della regular season: Fortitudo Bologna e Ruvo di Puglia al PalaPentassuglia, in mezzo la delicata trasferta di Pistoia. La squadra di coach Bucchi è in piena corsa per il terzo posto e la sfida contro Bologna rappresenta uno snodo cruciale. Vincendo anche a Pistoia e contro Ruvo, il piazzamento sarebbe blindato.
Il problema, però, resta lo stesso: lontano da casa Brindisi ha faticato tremendamente, perdendo contro tutte le prime dieci della classifica, con la sola eccezione di Avellino, battuta a inizio stagione.
In ottica playoff servirà un cambio di passo netto. Ma soprattutto serviranno risposte diverse dai due americani. Perché Copeland e Francis, fin qui, sono stati più un’incognita che un valore aggiunto. E Brindisi, per ambire davvero alla promozione, non può più permetterselo.