Le dimissioni di Ettore Messina e Zeljko Obradovic, a pochi giorni di distanza, in una incredibile coincidenza astrale, assumono una valenza quasi epocale. Ci eravamo accorti che la pallacanestro stava cambiando profondamente, sia nello stile di gioco che nei valori in campo, così come nell’atteggiamento di giocatori e allenatori. I mutamenti riguardano non solo il gioco espresso, ma anche l’immagine trasmessa dai media. Cambiamenti significativi si sono registrati anche in ambito internazionale: Germania e Turchia stanno emergendo come nuovi punti di riferimento, mentre paesi come Finlandia e Islanda acquisiscono sempre maggiore rilevanza. Diverse nuove realtà si fanno notare grazie a investimenti costanti nel tempo.

MA NONOSTANTE I SEGNALI d’allarme, nessuno poteva prevedere le dimissioni di Ettore Messina e Zeljko Obradovic nella stessa settimana. Due allenatori che hanno sempre goduto di fiducia incondizionata e che hanno preso una decisione personale, quasi a voler sottolineare che il loro contributo è efficace solo in determinate dinamiche, ormai cambiate. Il valore tecnico di entrambi è indiscutibile, ma il punto cruciale riguarda l’empatia: Messina ha scelto una lettera aperta, mentre Obradovic ha criticato l’attenzione dei giocatori, spesso più rivolta ai telefoni che alla partita, dove vittorie e sconfitte sembrano secondarie rispetto ai social. Stili diversi, ma la sostanza resta la stessa: il mondo è cambiato e due figure che non scendono a compromessi si trovano a disagio perché le loro metodologie non producono più gli stessi effetti.

QUESTO TIPO DI BASKET può ancora dare risultati, ma richiede che i giocatori comprendano e assimilino un linguaggio tecnico preciso, rischiando a volte di trovarsi controcorrente. La scelta di non scendere a compromessi appare quindi comprensibile. Sulla panchina di Milano, a Messina è subentrato Peppe Poeta, appartenente alla nuova generazione di allenatori e orientato su empatia e divertimento nel gioco. Pur trasmettendo indicazioni precise, il suo approccio, basato sul sorriso e sulla vicinanza ai giocatori, contrasta con il volto severo di Obradovic, mostrando due modi opposti di comunicare. Poeta interpreta bene le nuove generazioni, trasmette competenze tecniche con precisione e offre conforto alla squadra, sfruttando con decisione l’occasione e affrontando con efficacia il delicato passaggio da giocatore ad allenatore.

PASSANDO ALLA “PRIMA” NAZIONALE del nuovo corso, ha colpito l’atteggiamento dei giocatori in entrambe le partite. Costruire un gruppo in pochi giorni, con ragazzi tra i diciotto e i trentadue anni, non è semplice, ma non è stato perso un attimo nel cercare di dare il massimo. Luca Banchi ha dato spazio a Suigo e ha schierato Ferrari in quintetto, affidando responsabilità ai giovani e rendendo protagonisti tutti i componenti della squadra. Si sono viste intensità difensiva e concentrazione: gli errori ci sono stati, ma sempre corretti prontamente. I giocatori hanno dimostrato attenzione alle coperture, ai cambi e agli adattamenti, seguendo le indicazioni dell’allenatore indipendentemente dall’età. È un segnale positivo: una squadra solida nasce dalla difesa e dalla concentrazione mentale.

Mi aspettavo un gruppo scoraggiato, ma la reazione in Lituania ha mostrato la volontà di migliorarsi. La mentalità è chiara: il campo dà le risposte e la squadra gioca ogni partita con impegno fin dall’inizio. In Lituania hanno saputo sfruttare le occasioni, muovendosi con maturità e prendendo decisioni efficaci vicino al canestro, costruendo le basi per il futuro. Dopo la delusione di Tortona, l’atteggiamento è sempre stato positivo.

IL GALLO HA DETTO STOP, ulteriore conferma di un mese da segnare negli annali per la portata degli eventi. È arrivato anche l’annuncio del ritiro di Gallinari dal basket: inizierà ora una nuova fase della sua vita, dividendosi tra Italia e Stati Uniti e dedicando più tempo alla famiglia. È positivo che abbia concluso la carriera con una vittoria, il titolo in Portorico, e onorato la maglia della Nazionale. Gallinari è stato uno dei migliori italiani della storia della pallacanestro: fisicamente potente, capace di giocare in diversi ruoli, con un istinto naturale per il canestro. Gli sono mancati alcuni successi in Nazionale, ma ha sempre dato il massimo, sacrificando parte della carriera internazionale. Una medaglia sarebbe stata meritata: un giocatore dominante, tra i più talentuosi della storia italiana. Gli auguro il meglio per questa nuova fase della sua vita.