Gianmaria Vacirca è stato ospite dell’ultima puntata di Alley Oop, trasmissione in onda ogni martedì dalle 17. Il general manager, tra i vari argomenti trattati, ha parlato della stagione del Derthona, del progetto societario e dell’impatto sul territorio, dell’esperienza all’Olimpia Milano e dei momenti significativi della sua carriera.
La stagione di Tortona.
“Senza dubbio c’è soddisfazione per il percorso fatto e per il lavoro che la squadra sta facendo da agosto. È evidente però che tutte le stagioni vanno valutate alla fine, quindi siamo consci che da qui a fine campionato ci sia ancora moltissimo da fare. Il calendario non aiuta e l’incrocio playoff sarà con una squadra di grande livello. Si tratta di chiudere bene, perché le persone e i tifosi si ricordano soprattutto di come finisci. Il nostro obbligo, da me ai giocatori fino allo staff di Mario Fioretti, è quello di finire nel miglior modo possibile”.
Il valore del club sul territorio.
“Il mondo cestistico legato al gruppo Gavio è molto ampio: oltre alla prima squadra ci sono settore giovanile e femminile. È una community sportiva variegata con un impatto sociale importante. Tortona è una cittadina di poco più di 25.000 abitanti e a È un bacino più ampio di quello strettamente cittadino, coinvolge più regioni. La base da cui si parte è eccellente grazie all’impegno della proprietà, qualcosa di raro anche a livello europeo. Anche la struttura in cui lavoriamo è un biglietto da visita fondamentale per attrarre giocatori e professionisti”.
Il passaggio da Casale Monferrato a Tortona.
“Prima si giocava a Casale e questo comportava disagi: la squadra partiva la mattina, si allenava, pranzava, andava in hotel e giocava la sera. Era come essere sempre fuori casa. Oggi invece arrivi, parcheggi, ti alleni e giochi con le famiglie attorno. È un mondo completamente diverso e questo aumenta il senso di appartenenza. Va sempre ricordato però che il Derthona a Casale è stato accolto benissimo e lì ha raggiunto traguardi importanti”.
Il ruolo dirigenziale.
“Mi è stato chiesto un lavoro di direzione aziendale con deleghe ampie. Coordino sia l’area sportiva che quella corporate e rispondo dei risultati di entrambe. Abbiamo introdotto nuovi sistemi di controllo di gestione e fissato obiettivi ambiziosi su sponsorizzazioni, biglietteria e merchandising. È un anno zero per costruire basi solide. Oggi la sfida più grande è costruire la fan base. Le nuove generazioni hanno un rapporto diverso con i brand. La pallacanestro in Italia ha potenziale ma deve crescere in visibilità. Intercettare nuovi utenti è difficile ma stimolante”.
L’esperienza all’Olimpia Milano.
“Per me l’esperienza di Milano, oltre a essere stata una chiamata sorprendente, mi ha permesso di realizzare un sogno. Io non avrei mai immaginato nella mia vita professionale di diventare un membro di un’organizzazione per cui ho sempre tifato e per la quale è nato il mio sogno di pallacanestro. Questa cosa mi ha dato una grande emozione e ha portato me e la mia famiglia a fare una scelta di vita, trasferendoci completamente e cambiando le nostre abitudini. L’Olimpia ha ritagliato per me un ruolo molto interessante. Sono stato assistente GM di Christos Stavropoulos, con un mandato di supervisione della parte uffici. Parallelamente seguivo la parte sportiva, coordinando l’area scouting con diverse persone. È stato un lavoro di coordinamento che ha creato un’esperienza molto positiva.
Poi vivere l’Eurolega viaggiando sempre con la squadra è qualcosa di impagabile, ma comporta anche grandi sacrifici personali e familiari. Il calendario è durissimo non solo per i giocatori, ma per allenatori, dirigenti, medici e staff. Per motivi familiari ho poi deciso di intraprendere un’altra strada, ma ringrazierò sempre l’Olimpia per la comprensione”.
Il ricordo di Pozzecco a Capo d’Orlando.
“Mi ricorderò sempre il giorno che arrivò a Capo d’Orlando e venne presentato su una spiaggia che sembrava di essere al Jova Beach Party. Io ci sono stato a Lido di Fermo con mia moglie e mi ricordava proprio quella scena. Fu qualcosa di assolutamente incredibile, un colpo sensazionale del presidente Sindoni. Poi ricordo le serate dopo le partite, le vittorie, l’atmosfera. Il suo percorso da allenatore è coerente con quello che è sempre stato: nel bene e nel male è rimasto sé stesso. Ha già allenato in tutti i posti in cui ha giocato, ha allenato la Nazionale, sta facendo un grande lavoro al Galatasaray. Ha bruciato le tappe ma ha semplicemente portato in panchina quello che è come persona”.
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