La Fortitudo arriva a gara 2 quasi già con le spalle al muro. Non tanto per il risultato in sé, quanto per il peso specifico che quella sconfitta rischia di avere sull’intera serie. Perdere ancora al Paladozza significherebbe consegnare a Verona il controllo totale della semifinale, ritrovandosi sotto 0-2 prima delle due partite consecutive in Veneto. Ed è proprio questo il tema principale della serata: la Effe, questa volta, non può più sbagliare.
Il ko di gara 1 ha lasciato sensazioni contrastanti. Da una parte la Fortitudo ha dimostrato di poter stare dentro una partita estremamente fisica e sporca, con diversi uomini lontani dalla miglior condizione. Dall’altra, però, Verona ha dato l’impressione di essere squadra solida, profonda e soprattutto molto preparata ad affrontare il tipo di pallacanestro che piace a Caja: ritmi bassi, contatti continui e possessi pesanti.
Ed è proprio qui che Bologna dovrà trovare risposte immediate. Perché il 59-60 di domenica non è stato soltanto il frutto di episodi finali o del libero sbagliato da Sorokas allo scadere. È stata soprattutto una partita in cui la Fortitudo ha faticato tremendamente a costruire attacco con continuità. Il 9/37 da tre punti racconta di una squadra spesso costretta a prendersi conclusioni difficili, statiche e fuori ritmo. Verona ha tolto fluidità agli esterni biancoblù, ha riempito l’area e ha accettato scientemente di sfidare Bologna al tiro.
Per questo gara 2 sarà anche una questione di adattamenti offensivi. Moore dovrà probabilmente essere coinvolto in maniera diversa rispetto a domenica, dove è stato spesso costretto a forzare individualmente contro una difesa molto aggressiva. Lo stesso Fantinelli, pur stringendo i denti dal punto di vista fisico, avrà bisogno di maggiore supporto nella costruzione del gioco per evitare che ogni possesso diventi una battaglia isolata contro la pressione veronese.
Un altro aspetto fondamentale sarà l’impatto emotivo della partita. La Fortitudo, soprattutto durante questa stagione, ha spesso costruito le proprie migliori prestazioni sull’inerzia del Paladozza, trasformando il fattore campo in un’ondata emotiva capace di trascinare la squadra nei momenti difficili. Ma proprio per questo motivo gara 2 rischia di diventare delicatissima anche dal punto di vista mentale. Perché dopo la sconfitta di domenica il pubblico si aspetta una risposta immediata, e la Effe dovrà essere brava a non trasformare questa pressione in frenesia offensiva.
Anche perché Verona ha già dimostrato di saper giocare perfettamente dentro partite tese e sporche. La squadra di Ramagli non ha avuto paura del clima del Paladozza in gara 1 e anzi, nei momenti decisivi, ha dato quasi la sensazione di avere maggiore lucidità. Loro è stato il simbolo di questa tranquillità, ma tutta la Tezenis ha trasmesso solidità, pazienza e capacità di restare dentro la partita anche quando Bologna aveva provato a cambiare inerzia nel secondo quarto.
E poi c’è il tema fisico, che continua inevitabilmente ad accompagnare la serie. Caja sta chiedendo minuti pesantissimi ai suoi uomini chiave, soprattutto nel reparto esterni, e il rischio di arrivare scarichi nei finali si è già visto in gara 1. Per questo motivo servirà qualcosa in più anche dalle seconde linee, coinvolgendole maggiormente e lasciandoli un po’ più di spazio in campo. Anche perché quando chiamate in causa contro Avellino, in particolar modo De Vico, hanno risposto presente.
La sensazione è che gara 2 possa già indirizzare in maniera molto pesante la semifinale. La Fortitudo ha ancora il tempo e i mezzi per rimettere immediatamente in equilibrio la serie, ma per farlo servirà una partita diversa sotto tanti aspetti: più lucida offensivamente, più continua nell’arco dei quaranta minuti e soprattutto più concreta nei momenti decisivi. Perché cedere ancora il fattore campo significherebbe consegnare a Verona un vantaggio enorme, tecnico ma soprattutto mentale.
Non sarà della partita Gianluca Della Rosa che è ancora alle prese con problemi fisici.
Alessandro di Bari
In foto Sorokas e Johnson (Fortitudo Bologna)