La Final Four 2026 di EuroLeague ha già dato una risposta piuttosto chiara: alla fine, nei match che pesano davvero, il talento conta, ma l’abitudine a vincere conta ancora di più. E così domenica ad Atene sarà ancora Olympiacos contro Real Madrid, la replica della finale del 2023 decisa allo scadere da Sergio Llull, ma anche il confronto tra due delle culture cestistiche più solide e riconoscibili del continente.
Le semifinali di ieri hanno raccontato due storie diverse, ma convergenti. Da una parte l’Olympiacos ha demolito il Fenerbahçe con una prova di forza quasi intimidatoria: difesa feroce, controllo del ritmo, dominio emotivo prima ancora che tecnico. Il 79-61 finale non è stato soltanto uno scarto pesante, ma la dimostrazione di quanto la squadra greca sia arrivata a questa Final Four con una convinzione superiore rispetto a tutte le altre.
Dall’altra parte, il Real Madrid ha battuto il Valencia Basket in una semifinale molto più aperta e spettacolare, chiusa oltre quota 100 punti (105-90). La squadra di Sergio Scariolo ha mostrato tutto il proprio arsenale offensivo, ma anche qualche fragilità che in finale potrebbe diventare un problema serio.
Il messaggio dell’Olympiacos: questa volta non si può sbagliare
Negli ultimi anni l’Olympiacos è stato spesso “la squadra più bella da vedere” d’Europa. Stavolta, invece, ha la sensazione della squadra destinata a vincere. La differenza rispetto alle Final Four precedenti è soprattutto mentale. I greci sembrano giocare con una convinzione diversa rispetto alle passate edizioni e la difesa asfissiante della semifinale è l’esempio di una squadra molto concentrata. Contro il Fenerbahçe, campione in carica, hanno imposto una superiorità fisica e tattica impressionante. Nessuna isteria offensiva, nessuna dipendenza da un singolo talento: solo pallacanestro adulta, controllata, feroce nei dettagli.
In una competizione che spesso si decide sui possessi sporchi, sulle seconde opportunità e sulla gestione della pressione, l’Olympiacos sembra avere oggi la struttura più completa d’Europa. E giocare ad Atene, in un ambiente praticamente casalingo, aggiunge una componente emotiva che il Real dovrà essere bravo a disinnescare subito.
Il Real Madrid resta il Real Madrid
E però c’è un motivo se il Real Madrid continua ad arrivare in fondo quasi ogni stagione. Anche quando sembra vulnerabile, anche quando perde pezzi (out Edy Tavares e Alex Len), anche quando viene dato per meno brillante rispetto ad altri. La semifinale contro Valencia ha confermato il DNA madridista: talento diffuso, capacità di alzare il ritmo quando serve, giocatori che non tremano mai nei momenti decisivi. Mario Hezonja ha guidato l’attacco, ma la vera notizia è stata la qualità collettiva mostrata nei momenti di pressione.
Il problema, semmai, è che il Real sembra più “reattivo” che dominante. Contro Valencia ha concesso troppo, soprattutto a difesa schierata, e l’eventuale assenza di Usman Garuba riduce ulteriormente la profondità fisica vicino al ferro. Contro l’Olympiacos, questo dettaglio può diventare decisivo: la stazza fisica di Nikola Milutinov, Donta Hall e Tyrique Jones potrebbe mettere a ferro e fuoco l’area madridista.
La finale: esperienza contro convinzione
La sensazione è che domenica vedremo una partita molto meno spettacolare della semifinale tra Real e Valencia. I Blancos proveranno ad accelerare, ad aprire il campo, a trasformare la gara in una sfida di talento e possessi offensivi. L’Olympiacos, invece, farà di tutto per sporcare il ritmo, portare gli spagnoli dentro una partita fisica, quasi emotivamente soffocante. E qui entra in gioco il grande tema della finale: chi gestirà meglio la pressione?
Perché il Real Madrid conosce queste partite come nessuno in Europa. Ma l’Olympiacos sembra arrivarci con qualcosa in più: fame, continuità, identità. I greci hanno l’aria di una squadra che ha imparato dalle sconfitte degli ultimi anni e che ora sa esattamente come stare dentro una finale di Eurolega.
Pronostico? Leggermente Olympiacos
Se si guarda soltanto alla qualità individuale, l’Olympiacos resta probabilmente la squadra con più talento del continente. Ma le Final Four raramente premiano solo il talento. Oggi il roster di Bartzokas appare più compatto, più aggressivo, più sicuro delle proprie gerarchie. E soprattutto sembra avere un controllo emotivo superiore, un aspetto che in una finale europea pesa quasi quanto il tiro da tre punti.
Il Real di Scariolo ha l’esperienza per ribaltare qualsiasi previsione e in una gara secca potrebbe fare tutta la differenza del mondo. Inoltre, i greci potrebbero soffrire la pressione dei tanti fallimenti passati, mentre gli iberici arrivano da ‘underdog’, con la mente più libera. Per la prima volta dopo anni, però, la Casablanca parte leggermente sfavorita: vedremo se Campazzo e compagni riusciranno a ribaltare i pronostici un’altra volta.
Nell’immagine: Mikael Jantunen, Tarik Biberovic e Evan Fournier Credit photo: Olympiacos BC (Facebook)