In un mondo sempre più globalizzato, quanto accade in un determinato Paese è collegato strettamente all’ambito internazionale. La sconfitta dello Zadar nella finale del campionato di Croazia, una disfatta cocente difficile da digerire, che ha visto la compagine zaratina, favorita per la vittoria, cedere in casa alla bella agli arcirivali della Cibona (75:82), compagine costruita con un roster più giovane e decisamente più a buon mercato, è un monito non solo per Zara, ma anche per l’Europa.

Un calo di forma, concentrazione e fiducia nel secondo tempo dell’ultima partita della serie è costato allo Zadar un titolo che è passato da Zara a Zagabria letteralmente nel corso di una decina di minuti. Tanto, infatti, è bastato alla Cibona, che ha meritato pienamente il titolo, per recuperare uno svantaggio di undici punti, e vincere nonostante la sproporzione di liberi tirati, quasi per la metà sbagliati, da parte dei dalmati (41:19).

A provocare la sconfitta dello Zadar è stata una palese stanchezza che il roster dalmata ha accusato nelle ultime due partite della serie. In gara 4 e in gara 5, Zara ha concesso percentuali ferali dalla lunga distanza nonostante per gli avversari, sprovvisti di lunghi veri, il tiro da tre punti rappresentasse l’unica arma realizzativa a propria disposizione.

La questione del roster

Le rotazioni, con un massimo di sette giocatori utilizzati, è stato il nucleo del problema. Certamente, asciugare il numero degli atleti nel corso dei playoff, soprattutto della finale, è normale. Tuttavia, il numero limitato di atleti sui quali lo Zadar ha fatto affidamento è stato una costante di una stagione nella quale Zara ha partecipato sia al campionato di Croazia che alla Lega adriatica.

A rendere ancora più complicata la situazione è la caratteristica dei giocatori utilizzati. Trattasi, infatti, per lo più di veterani dalla considerevole dedizione e dalla indubbia professionalità, come capitan Marko Ramljak, costretti tuttavia a un tour de force massacrante, che con una media di due partite e mezza alla settimana durante l’intera annata sportiva sono arrivati alle finali di Croazia mentalmente e fisicamente scarichi.

Certamente, in Lega adriatica lo Zadar ha avuto il merito di raggiungere la postseason per mezzo di una rimonta nella seconda parte della stagione regolare, che ha permesso a Zara di giocarsi le proprie carte contro quello Spartak Subotica che, da parte sua, la stagione sul piano nazionale la ha chiusa vincendo il campionato di Serbia. Tuttavia, il roster dello Zadar ha mancato di equilibrio tra giovani e veterani.

La questione dei giovani

Buttare la croce sul roster, nel quale a distinguersi in quanto a qualità è Vladimir Mihailović, è sbagliato. Lo Zadar infatti ha pagato una mancanza di attenzione concreta nei confronti dei propri giovani atleti, che negli ultimi anni anziché avere minuti in prima squadra dopo aver fatto la gavetta nelle giovanili hanno trovato opportunità altrove.

Tale situazione rappresenta un paradosso. Da tradizionale fucina di talenti del calibro di Krešimir Ćosić, Pino Giergia, Branko Skroče, Stojko Vranković, Arijan Komazec, ma anche Marko Popović, Emilio Kovačić e Rok Stipčević solo per citarne alcuni, lo Zadar è diventato una delle tante squadre che, in materia di roster, ragionano di anno in anno.

Basti pensare che, oltre ai già citati Mihailović e Ramljak, lo Zadar la finale con la Cibona avrebbe potuto giocarla con un roster composto anche da Dominik Mavra, Michael Ružić, Tomislav Buljan e Ivan Vraneš: tutti atleti di estrazione zaratina che, anziché rimanere nel proprio club, per affermarsi sono dovuti andare in Spagna, Lituania, Polonia e Stati Uniti.

La questione dell’Europa

Il problema dei giovani non è solo dello Zadar, sia chiaro. Quante squadre in Europa per vincere tutto e subìto ricorrono ad atleti dalla comprovata esperienza, spesso statunitensi e spesso sovrapagati? Quasi tutte, purtroppo, e sempre a discapito dei giovani europei, che ora accettano sempre più le sirene dell’NCAA, che più che una terra promessa appare uno specchietto per le allodole.

Tornando a Zara, a pesare è anche la questione del collocamento europeo. Costretto a scegliere tra la Lega adriatica e le competizioni FIBA, lo Zadar ha ripetutamente rifiutato di partecipare alla Basketball Champions League, nonostante la federazione internazionale avesse garantito agli zaratini un posto nella fase a gironi.

L’assenza dalle coppe europee è una zavorra per la pallacanestro della Croazia, il cui campionato, che negli ultimi anni non ha espresso proprie compagini in Europa, ha perso di valore, qualità e interesse, trascinando in tale involuzione anche la nazionale del Paese, che nel 2025 è rimasta clamorosamente fuori da EuroBasket.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Vladimir Mihailović dopo la sconfitta nella bella di finale. Credits: KK Zadar