Così come in tutte le imprese sportive, il protagonista è spesso autore di azioni coraggiose. L’epilogo della Lega adriatica della stagione 2025/26 è stato sotto il segno di Aleksa Avramović, guardia del Dubai i cui liberi decisivi nella quarta partita della serie di finale del campionato ex jugoslavo hanno permesso alla compagine degli Emirati di ottenere il primo trofeo in assoluto della propria breve storia.
Al secondo anno in Lega adriatica, il Dubai ha letteralmente dominato la competizione assieme al Partizan, col quale la compagine degli Emirati ha dapprima condiviso la testa della classifica in stagione regolare, e poi ha affrontato una finale nella quale Avramović e compagni ha dimostrato di meritare la storica vittoria.
Un roster di qualità
Dopo aver sfiorato la postseason in Eurolega alla prima partecipazione di sempre nella massima competizione europea per club, il Dubai, che nel corso dell’annata sportiva a causa della guerra nel Golfo è stato costretto all’esilio in Bosnia Erzegovina, segnatamente a Sarajevo e a Zenica, ha fatto pesare tutto il talento di un roster allestito con il quinto budget più alto del circuito Euroleague.
Oltre a Džanan Musa, Dāvis Bertāns, Klemen Prepelič, Mfioundu Kabengele, McKinley Wright, Dwayne Bacon, Filip Petrušev e Kenan Kamenjaš, allenati da Aleksander Sekulić durante i playoff di Lega adriatica, e prima ancora da Jurica Golemac durante la stagione regolare, Aleksa Avramović è stato elemento imprescindibile in una squadra che ha proposto un basket rapido con difesa aggressiva e soluzioni prevalentemente perimetrali.
Un pubblico diviso
Per la guardia serba classe 1994, i liberi che hanno deciso la finale adriatica contro la sua ex squadra hanno avuto tuttavia ripercussioni considerevoli. Parte del pubblico del Partizan ha infatti criticato Avramović per la scelta di firmare per il Dubai anziché fare ritorno alla compagine bianconera dopo l’esperienza alla CSKA Mosca club nel quale la guardia della nazionale di Serbia si è trasferita dopo aver trascorso tre stagioni a Belgrado.
Un’altra fetta del tifo del Partizan ha invece ‘perdonato’ il gesto atletico della guardia nativa di Čačak, ricordandone il titolo di Lega adriatica vinto in bianconero nel 2023, oltre alla prestazione da 33 punti con la quale l’atleta classe 1994 ha regolato gli acerrimi rivali della Stella Rossa nel derby del marzo 2022.
Dimostrazione di fede
Che il tifo del Partizan, tradizionalmente molto appassionato, si sia diviso nei confronti del proprio ex giocatore è comprensibile. Avramović, del resto, ha saputo incarnare al meglio il carattere della compagine di Belgrado per mezzo di un impegno continuo, un’energia sempre ai massimi livelli, e una concentrazione mantenuta costantemente alta per onorare la maglia bianconera in ogni occasione.
A dare dimostrazione dei profondi valori della guardia serba sono stati anche i ripetuti Segni della Croce coi quali Avramović, con la maglia della squadra simbolo di un Paese, gli Emirati Arabi Uniti, dove il cristianesimo è religione minoritara, ha anticipato i liberi decisivi. Tale testimonianza di Fede pelato condivisa dalla maggior parte del pubblico del Partizan, è stata decisamente chiara e coraggiosa.
Matteo Cazzulani
Nella foto: Aleksa Avramović (con la maglia numero 4). Credits: Partizan Mozzart Bet / Dragana Stjepanović