La raccolta dei cocci, o di quello che ne rimane, è quanto ha caratterizzato l’indomani della sconfitta clamorosa che il Partizan ha subito a Kaunas per mano di uno Žalgiris (109:68) che ai quarantuno punti rifilati alla compagine di Belgrado avrebbe potuto aggiungere altre lunghezze, se non fosse stato per un giusto spirito sportivo che ha spinto i lituani a non infierire su una compagine letteralmente allo sbando.
Molle in difesa, senza idee in fase realizzativa, deconcentrato in ogni ambito del gioco, il Partizan ha fornito la peggiore prova dal ritorno in Eurolega e, forse, una tra le peggiori prestazioni di sempre. A sancire tale bilancio non è soltanto il risultato, ed una classifica che vede il Partizan nei bassifondi di Eurolega con la peggiore difesa del torneo, ma la totale assenza di carattere da parte di un roster che ha fatto andare i tifosi su tutte le furie, inviperiti per ciò che viene definito un tradimento dei valori del club bianconero.
Cause lontane
Le avvisaglie della disfatta di Kaunas si erano già viste in occasione della partita persa in casa con la Virtus Bologna, nella quale, anche per via della difesa aggressiva e fisica di Duško Ivanović, il Partizan è stato autore di una prestazione senza anima soprattutto nel secondo tempo di un incontro che Belgrado, davanti al proprio pubblico, ha perso di diciotto lunghezze (68:86).
Limitare la crisi alle ultime due partite è tuttavia fuorviante, dato che i problemi del Partizan partono almeno dalle dimissioni di Željko Obradović, che a seguito di una sconfitta pesante rimediata sul campo del Panathinaikos a fine novembre (91:69) ha lasciato la guida del club del quale il professionista nativo di Čačak è considerato una vera e propria leggenda.
La disciplina è tutto
I meno attenti alle dinamiche proprie della pallacanestro ‘slava’ (ed anche certuni in malafede), hanno prontamente etichettato le dimissioni come la prova dell’arcaicità non solo di Obradović, ma anche di Ettore Messina, Svetislav Pešić e di altri allenatori legati alla tradizione del basket europeo che di recente hanno alzato bandiera bianca, dando l’impressione di avere fatto il proprio tempo.
‘Basta con la pallacanestro difensiva e a ritmi controllati, e ben venga il basket allegro che mira a fare un canestro in più degli avversari’, pensavano coloro i quali hanno minimizzato la portata del gesto di Obradović, in realtà mancando totalmente il vero focus della questione, ossia la palese protesta dell’allenatore maggiormente vincente d’Europa nei confronti di una serie di giocatori che la disciplina non sembrano sapere cosa sia, figurarci la tradizione.
Il merito di Obradović
Le quattro partite vinte di fila da Mirko Ocokoljić, a cui la dirigenza bianconera ha affidato l’interim della squadra, per poi scaricarlo ufficialmente dando notizia della ricerca di un nuovo allenatore, hanno soltanto mascherato l’assenza di carattere che riguarda una rosa assemblata male, la quale dinanzi alle prime difficoltà anziché compattarsi si è disunita.
Certo, presi singolarmente Jabari Parker, Duane Washington e Sterling Brown (i giocatori maggiormente contestati dai tifosi) sono atleti di assoluto talento, ma l’atteggiamento mostrato durante la stagione in corso lascia ben a desiderare. È dunque evidente come, al timone di un tale roster senz’anima, le quattro vittorie ottenute in Eurolega da parte di Željko Obradović siano prova della rilevante capacità del coach nativo di Čačak, più che di sua presunta incapacità di allenare le giovani generazioni.
La colpa di Obradović
Obradović, tuttavia, non è esente da colpe, poiché a dare il proprio avvallo a molti dei giocatori che non hanno reso è stato, in estate, proprio il professionista nativo di Čačak. Ciononostante, la mano del leggendario coach del Partizan è riuscita a portare un benché minimo ordine e rispetto per la maglia bianconera laddove ora a regnare è una situazione di caos ed anarchia.
L’alterco avvenuto in spogliatoio tra coach Ocokoljić e Parker, e la lite di quest’ultimo con alcuni tifosi in aeroporto ben dimostrano la tensione che si respira in casa Partizan, alla quale forse nemmeno la nomina del nuovo allenatore potrà porre rimedio.
Trinchieri e Peñarroya
A tal proposito, un aggiornamento era previsto per le ore successive alla partita di Kaunas. Ciononostante, forse anche per via della sconfitta senza precedenti, in casa bianconera a regnare è un silenzio assordante.
Si attendevano infatti nuove notizie in merito a chi tra Andrea Trinchieri e Joan Peñarroya avrebbe preso il posto di Obradović, ma a fare notizia è per ora solo l’insofferenza dei tifosi per una società finita nel suo complesso nell’occhio del ciclone.
Matteo Cazzulani*
Nella foto: Željko Obradović. Credits: ABA League
*autore del libro “Basket Adriatico. Storie, luoghi, protagonisti della pallacanestro ex jugoslava di oggi”