Ieri pomeriggio il Consiglio Federale della FIP si é riunito e ha concesso di avviare l’iter per il trasferimento del titolo sportivo da Brescia a Roma. La storia della Germani, quindi, é stata spazzata via in un amen e trasportata nella Capitale per il progetto di Paul Matiasic, ex proprietario di Trieste e nuova guida di Maxima Roma. La rabbia e la delusione dei tifosi é tanta e Klaus Krug, giornalista di Brescia e collaboratore di BM per tanti anni, ha deciso di scrivere una lettera direttamente a Mauro Ferrari per spiegare il malcontento della città.
La lettera di Klaus Krug a Mauro Ferrari:
Caro Mauro,
questa volta hai tradito una città, la tua città. I segnali c’erano tutti. Per chi osservava da lontano era evidente da almeno due anni che qualcosa stava cambiando. Sembrava che stessi preparando il terreno per una scelta che oggi appare ormai inevitabile. E alla fine hai trovato qualcuno disposto a convincerti fino in fondo. Mr. Matiasic 7.5. Con amici e colleghi appassionati abbiamo continuato a sperare fino all’ultimo che tutto potesse ancora risolversi in una bolla di sapone e che tu potessi diventare l’eroe inatteso di questa vicenda. Ma la realtà racconta altro. E allora la domanda diventa inevitabile: cui prodest? Avevi una città ai tuoi piedi. Avevi costruito una società capace di raggiungere i vertici della pallacanestro italiana, di dare fastidio alle grandi potenze del basket come Milano e Bologna e di portare Brescia dove non era mai arrivata prima. Ci hai fatto sognare uno scudetto, hai conquistato una storica Coppa Italia e hai regalato alla città un orgoglio sportivo che pochi avrebbero immaginato. E ora? Ora sparisce tutto!
La parola che continua a tornarmi in mente è una sola: TRADIMENTO. Non perché tu abbia commesso un reato o infranto una regola, ma perché hai spezzato un legame che andava oltre il semplice rapporto tra proprietario e tifosi. Brescia ti aveva accolto, sostenuto e rispettato. Ti aveva riconosciuto il merito di aver costruito qualcosa di straordinario. Per questo la delusione è così profonda. Forse col tempo resteranno i ricordi delle vittorie e delle emozioni vissute insieme. Ma oggi prevale l’amarezza. Succede spesso nelle storie d’amore finite male: gli ultimi momenti finiscono per oscurare tutto ciò che di bello c’è stato prima.
NON RICORDARE IL PASSATO – Ci sono molte cose che vorrei dirti, ma una posso affermarla con certezza: a Roma non tutti stanno festeggiando questa operazione. Nella Capitale la pallacanestro vive una realtà molto diversa rispetto a quella bresciana. Al netto della tradizione della Virtus Roma, anche quella calpestata sei anni da un presidente senza scrupoli, il basket non occupa certo il centro della scena sportiva cittadina. Costruire un seguito popolare sarà tutt’altro che semplice, ma tanto di questo se ne occuperà Mr. Matiasic 7.5. Chi ha vissuto la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta ricorda ancora con amarezza quanto accadde alla pallacanestro bresciana.
Vengono inevitabilmente in mente le parole del filosofo George Santayana: “Coloro che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo”. La differenza è che allora mancavano le basi economiche per garantire continuità al progetto. Oggi no. Tu, grazie alle tue capacità imprenditoriali e manageriali, sei riuscito a trasferire nel mondo della pallacanestro la tua visione vincente. Hai trasformato il marchio Germani in una realtà conosciuta ben oltre i confini della provincia e della Lombardia. Era bello attraversare l’Italia e l’Europa, incrociare un camion Germani in autostrada e pensare che quello fosse il simbolo della squadra della mia città. Un motivo di orgoglio per tanti tifosi. Da oggi, se incrocio un TIR Germani penserò a quello che hai fatto con tanta amarezza.
Ora che al palazzetto non ci sarà più posto né per me né per migliaia di altri appassionati, voglio dirti fino in fondo ciò che penso. Nella tua decisione vedo il prevalere della logica economica su tutto il resto. Una scelta legittima, certo, ma che ignora il valore umano e sociale di ciò che era stato costruito.
La Pallacanestro Brescia non era soltanto una società sportiva. Era una comunità. Era il lavoro di decine di persone, il sogno di centinaia di ragazzi del settore giovanile, il punto di riferimento di migliaia di tifosi. Che cosa dirai a quei giovani che immaginavano di poter indossare un giorno la maglia della prima squadra? Che cosa dirai alle famiglie che avevano trovato nella società un punto di riferimento? Che cosa dirai a un pubblico considerato tra i più sportivi d’Italia, capace di applaudire anche gli avversari quando uscivano dal parquet vittoriosi? Eri con noi a festeggiare dopo Gara 2 contro Milano. Le indiscrezioni sulla cessione circolavano già da giorni. Ti osservavo esultare e cantare insieme ai tifosi e pensavo che non potesse essere vero. Invece lo era.
Matteo Cotelli, Miro Bilan, Amedeo Della Valle. Mi dirai che sono professionisti e che per loro giocare a Brescia o a Roma non cambia nulla. Forse è vero. Ma per Brescia cambia eccome. Qui sono diventati simboli sportivi, punti di riferimento, volti familiari. Bilan, per esempio, aveva scelto di restare anche per consentire ai propri figli di crescere in una realtà che sentiva sua. È difficile immaginare che questa svolta possa lasciarlo indifferente. Nelle ultime ore si parla addirittura della possibilità che il ricavato dell’operazione venga utilizzato per acquisire il Brescia Calcio. Spero sinceramente che si tratti soltanto di voci. Se così non fosse, il paradosso sarebbe completo. Non sarà infatti un eventuale investimento nel calcio a cancellare quanto accaduto con la pallacanestro. La ferita lasciata in questa comunità resterà aperta ancora a lungo.
24 MAGGIO 2016, LA PROMOZIONE IN SERIE A – Matteo Bonetti e Graziella Bragaglio, le persone che ti hanno coinvolto in questa avventura festeggiano i 10 anni di permanenza nella massima serie con una festa, hanno realizzato un film documentario che racconta la passione e l’amore di questa città per questo sport e per i suoi protagonisti. E’ nato tutto da lì, Dusina, presidente della Centrale del Latte, ha fatto il tuo nome per permettere a questa società di crescere e raggiungere nuovi obiettivi più ambiziosi. Così la Germani ha iniziato a farsi conoscere in Italia e nel resto d’Europa grazie ai successi e, la tua partecipazione, non solo economica, è stata sempre più convinta e appassionata. Vorrei credere che tutto questo sia soltanto un brutto sogno. Vorrei svegliarmi domani e scoprire che nulla di quanto stiamo vivendo è reale. Temo però che la realtà sia un’altra. L’anno prossimo Brescia perderà una delle esperienze sportive più belle della sua storia recente. E di te resteranno due immagini opposte: quella dell’uomo che ha portato la pallacanestro bresciana ai massimi livelli e quella dell’uomo che ha deciso di portarla via.
Se un giorno ti incontrerò per strada, probabilmente non avrò nulla da dirti. E forse farò semplicemente finta di non vederti.