Per chi si occupa di sport, anche se non necessariamente di calcio, esiste un solo giocatore capace di incarnare valori e significati come tenacia, dedizione, appartenenza, passione e competenza. Franco Baresi, storico capitano del Milan e della nazionale italiana, spentosi nella mattinata di oggi, è stato un simbolo per tutti coloro i quali sono cresciuti tra gli anni Ottanta e Novanta, quando l’Italia dominava nel mondo di un calcio privo di pay TV, con le partite tutte la Domenica pomeriggio, derby inclusi, e (ce lo si permetta) con il vecchio buon catenaccio a contraddistinguere lo stile di gioco del nostro Paese.
Franco Baresi è stato innanzitutto il modello del difensore tenace, capace di chiudere gli spazi e incutere timore agli avversari anche soltanto con la propria presenza sul terreno di gioco. Baresi è anche il capitano ante litteram, una bandiera simbolo di una cultura sportiva ormai sempre più rara che il Milan lo ha guidato sul campo sia nelle finali di Coppa dei campioni e Coppa intercontinentale, che negli anni della Serie B.
Il valore del sacrificio
Baresi è anche esempio di tenacia, come quella dimostrata in occasione dei Mondiali del 1994, nei quali, nonostante un’età non propriamente bassa, la roccia di Travagliato è riuscito a riprendersi da un’operazione al menisco nel giro di poche settimane per disputare la famigerata finale col Brasile, persa ad una lotteria dei calci di rigore nei quali il primo tiro dal dischetto, finito alto sopra la traversa, è stato tirato proprio dal capitano.
Considerate queste caratteristiche, non stupisce che Baresi sia uno degli atleti di maggior successo dello sport italiano. 2 Coppe intercontinentali, 3 Coppe dei campioni, 3 Coppe UEFA e 6 Scudetti, vinti al Milan sotto la guida sia di Arrigo Sacchi che di Fabio Capello, sono il lascito di un campione alla cui famiglia la redazione di ‘Basket Magazine’ esprime la massima vicinanza.
Matteo Cazzulani
Nella foto: Franco Baresi. Credits: AC Milan