Se per il Panathinaikos il successo sul Fenerbahçe ha significato un esame di Eurolega superato a pieni voti, per il Partizan la sconfitta esterna contro il Real Madrid (86:76) è stata una verifica nella quale Belgrado ha rimediato un cinque pieno. Dopo tre vittorie roboanti contro Olimpia Milano, Paris Basketball e ASVEL Villeurbanne, i bianconeri hanno mostrato tutte le proprie lacune strutturali. Nel contempo, i serbi hanno dato dimostrazione di come il carattere possa evitare prove del tutto insufficienti, e chissà, portare alla sufficienza nelle prossime gare sulla carta difficili da vincere.
A Madrid, il Partizan è sembrato spento, annebbiato e perso, incapace di mettere in campo quell’aggressività difensiva che ha caratterizzato i successi finora ottenuti dalla compagine allenata da Joan Peñarroya. Come prevedibile, una squadra di esperienza come il Real Madrid ha approfittato della nebbia fitta dei bianconeri per decidere la partita nel corso del primo tempo, chiuso con sedici lunghezze di vantaggio e 55 punti segnati agli avversari.
A rientrare Belgrado ci ha provato a più riprese facendo leva sulle proprie individualità, a partire da un Carlik Jones costretto a giocare per ventinove minuti, che tuttavia non può da solo tirare avanti la baracca. Ad aiutarlo ci ha pensato un Ethan Thompson che, anche grazie alla prestazione da protagonista contro la Mega in Lega adriatica, ha acquisito confidenza con la pallacanestro europea.
Collegialità e testa
Ciononostante, a mancare è stato il contributo di altri membri di un roster bianconero che proprio grazie alla coesione e alla collegialità è stato capace di aprire l’Eurolega con tre successi in altrettanti incontri disputati, che diventano quattro vittorie in quattro partite considerando anche il primo impegno di Lega adriatica. Alessandro Pajola a fare il suo ci ha provato, mentre Luca Vildoza non ha fornito quel sostegno del quale Belgrado avrebbe avuto bisogno.
Anziché assistere al duello tutto argentino con Facundo Campazzo, l’ex guardia della Virtus Bologna ha chiuso con un meno dodici di valutazione. La prestazione di Vildoza è stata peggio del meno undici del centro titolare, Kevarrius Hayes, ma sicuramente meglio del meno ventitré di un Kyle Allman che, in venti minuti, non è andato oltre ai sei punti segnati.
Per coach Joan Peñarroya la prestazione è stata impietosa anche dalla lunga distanza, da dove Belgrado ha tirato col 15%. Questione di testa, come dimostra il 63% ai liberi, sul quale lo stratega catalano può lavorare per migliorare. L’occasione di riscatto è a portata di mano. Già al prossimo turno, a Belgrado arrivano il Panathinaikos e Željko Obradović.
Matteo Cazzulani
Nella foto: Luca Vildoza (in maglia nera). Credits: Partizan B.C.