Real e Barça si riscattano dalle delusioni europee e rispettano i pronostici, il titolo si assegnerà tra il WiZink Center ed il Palau Blaugrana. 

Sono stati dei playoff particolari, con quarti e semifinali al meglio delle tre e con partite ogni giorno. Alla fine della regular season, la Liga Endesa ci regala una sorpresa: alla nona giornata, l’Herbalife Gran Canaria affondava in classifica sotto il peso di otto sconfitte consecutive, alcune anche pesanti nel punteggio. A metà stagione, con un record di 7-11, la formazione di Porfirio Fisac aveva messo alle spalle la zona retrocessione, ma i playoff restavano un sogno lontano. 

Eppure…

Eppure Gran Canaria ci crede e si prende anche vittorie importanti, come al Buesa Arena di Vitoria o in casa contro Valencia, mettendo insieme una striscia finale di 8-3 che, inaspettatamente e complici i passi falsi di Málaga, le regala l’ottavo posto finale e la serie contro il Real Madrid. 

Il ritmo frenetico della post season non ha impedito di vedere momento spettacolari, ma andiamo passo dopo passo. 

I QUARTI

REAL MADRID – HERBALIFE GRAN CANARIA 2-0 (103-79; 81-75)

Al meglio delle tre, ma due bastano ed avanzano al Real Madrid per passare in semifinale. 

In Gara 1 è un agile 103-79 per gli uomini di Laso, che portano a casa il primo punto della serie già dopo 10’, conclusi con un eloquente 34-11. Tra gli ospiti regge il confronto soltanto Costello (23), ma nulla può di fronte a ben sette giocatori in doppia cifra per i merengues, con Vincent Poirier (14+11r) che non fa sentire la mancanza di un Tavares a scartamento ridotto. 

A decidere le sorti dell’incontro è lo strapotere a rimbalzo dei merengues, 49-23 il conto totale delle carambole catturate, con un netto 21-11 in favore dei padroni di casa sotto il ferro ospite ad ampliare ulteriormente il divario. 

Tutt’altro atteggiamento da parte di Gran Canaria nel secondo round: tra le mura amiche, gli uomini di Porfirio Fisac le provano tutte, con una partenza sprint (13-6) che fa sperare, per un attimo, di forzare la bella. Tuttavia, il Real reagisce alla fiammata di Slaughter (22) e compagni con il tiro pesante, soprattutto di un ritrovato Rudy Fernández (15, 4/8 da 3). 

Nonostante il miglioramento a rimbalzo degli isolani, è ancora una volta la formazione di Pablo Laso, che non risparmia lavate di capo nei time out (citofonare Garuba), ad imporsi sotto le plance; proprio nel pitturato, Poirier piazza la stoppata che spegne le residue speranze avversarie e regala la semifinale ad un Real efficace e senza fronzoli. Finisce 75-81. 

BARCELLONA – JOVENTUT BADALONA 2-1 (84-74; 63-72; 94-73)

La sfida tra la seconda e la settima del tabellone, di solito, non è portata a sovvertire i pronostici…a meno che non sia un derby. Sull’asse della metropolitana di Barcellona, i due cugini si giocavano un posto in semifinale. Alla fine prevale il Barça, ma non senza soffrire. 

Serve, in gara 1, un terzo quarto di grande intensità difensiva (20-12) ai blaugrana, per scrollarsi di dosso la Penya che, spinta da un Tomic, ex di turno, da 17 punti e 8 rimbalzi, e dalle buone prestazioni offensive di Dimitrijevic (16) e Brodziansky (16 anche per lui), resta a contatto all’intervallo (40-38). 

Quando la difesa dei ragazzi di Jasikevicius sale di colpi, però, fioccano le palle perse per i neroverdi (16 in totale) ed appaiono sprazzi del Gasol (14+6r) dominante. 

La parola fine, sostanzialmente, la scrive Bolmaro (16), si chiude 84-74. 

Ma il Barça deve passare dall’altro Palau, quello che si trova a pochi passi dalla linea 2 della metropolitana, fermata Pep Ventura. E lí la storia cambia. 

La Penya entra in campo con determinazione feroce: difende, combatte, contesta tiri, mentre i blaugrana, sotto di 15 (20-5) dopo appena 7’, arrancano e riescono solo a rientrare fino al -10 a fine prima frazione (23-13). 

Badalona paga lo sforzo in attacco, ma continua a difendere forte, nonostante l’arrembaggio di un Barcellona che trae beneficio dalla zona chiesta da Jasikevicius. Bassas, migliore dei neroverdi con 20 punti, fa ammattire Claver finchè il tecnico lituano non decide di farlo marcare da Bolmaro. 

Gli sforzi di Gasol e compagni portano al massimo al pareggio, ma la Joventut non ci sta e si riprende la testa con Dimitrijevic e Ventura. Il +9 di Morgan, a 2’ dalla fine, è la sentenza su gara 2, finisce 72-63. 

Lo sforzo, però, lo paga caro la formazione di Carles Durán: la bella al Palau Blaugrana è senza storia. Jasikevicius recupera Nick Calathes, ma soprattutto un celestiale Kyle Kuric (22, 100% dal campo, 6/6 da 3) che è protagonista nel devastante parziale del terzo quarto (37-14) che certifica l’esaurimento delle energie di una Badalona che, nonostante tutto, aveva lottato e retto il confronto nel primo tempo. 

Stanchezza e mancanza di lucidità dall’arco (22%) mettono la parola fine all’avventura di una Joventut che ha restituito, però, orgoglio ai suoi tifosi. 

Pazzesco l’impatto di Pau Gasol: 14 punti, 6 rimbalzi e 22 di valutazione in appena 11’56” di gioco, mai nessuno, prima di lui, era riuscito a mettere insieme una valutazione così alta in così poco tempo. 

LENOVO TENERIFE – HEREDA SAN PABLO BURGOS 2-0 (86-78; 92-68)

Prima storica semifinale playoff per la Lenovo Tenerife: gli aurinegros, mai riusciti a passare il primo turno, hanno superato i bicampioni di Champions League in carica del San Pablo Burgos in una serie che è stata più equilibrata di quanto i risultati facciano pensare. 

Gara 1, gli uomini di Txus Vidorreta, devono vincerla due volte, anche di più. Burgos rientra sempre, nonostante i tentativi di fuga aurinegros, anche se Benite e McFadden appaiono in giornata storta. Sul solito asse Marcelinho (15) – Shermadini (16), la Lenovo costruisce il proprio massimo vantaggio (64-48), ma poi entra in black out e subisce un terrificante 23-4, con Salvó (14) e Kravic (12) a giganteggiare sotto canestro e la regia di Renfroe (12) e Cook (12) ad accompagnarli (68-71); Vidorreta chiede il minuto di sospensione. 

Dalla panchina esce tutt’altra Tenerife: Doornekamp (10) e Cavanaugh (10) trovano il canestro pesante in successione per il controsorpasso, poi Marcelinho prende in mano la gara definitivamente e porta i suoi a riva con il risultato di 86-78. 

Ben altra storia nella seconda sfida: sul parquet di Burgos, la Lenovo resta in scia per tutto il primo tempo, limitando i danni contro un immenso Kravic (20), deciso a forzare la bella. 

Ma Txus Vidorreta ha una batteria di tiratori invidiabile, ed un direttore d’orchestra sublime; Marcelinho ne segna 20, fin qui tutto ok sul conto dell’ex Virtus Bologna, ma ci aggiunge anche 9 assist, e qui si sfora nella grande bellezza che arma la mano di Aaron Doornekamp, anche lui un passato italiano, al Pala Maggiò di Caserta. 6 triple, terzo quarto chiuso su un tremendo 31-11, quarto periodo liquidato con un 26-16. Pochi rimbalzi, certo, ma solo perchè Tenerife tira con percentuali irreali (67% da 2, 50% da 3). 

È semifinale, per la prima volta nella storia aurinegra. 

VALENCIA BASKET – TD SYSTEMS BASKONIA 2-1 (87-86; 65-76; 78-73)

Senza il covid, si sarebbe giocato con il fattore campo invertito; il Baskonia cede il passo, con un Polonara ancora non al meglio e circondato dalle notizie di mercato che lo riguardano. 

Ma gli uomini di Dusko Ivanovic hanno tutto il diritto di tenere la testa alta: se ne facciamo una questione di punti total segnati nei 120’ della serie, prevale l’attacco basco, peccato che queste siano statistiche fini a sé stesse. 

Gara 1 si decide negli ultimissimi istanti, dopo che Polonara (10) e compagni hanno guidato il match per lunghi tratti. Il ruolo di eroe taronja se lo prenderebbe Bojan Dubljevic (20) che segna i due liberi decisivi, ma pochi istanti dopo è Vives a scippare il pallone dalle mani di Henry (15), tra le proteste della formazione ospite, e la copertina al lungo balcanico ed a Kalinic (18). 

Non basta, ad Ivanovic, avere ben 5 uomini in doppia cifra, con Peters (16) primo terminale offensivo, Valencia fa suo il primo punto per 87-86)

La rivincita arriva prontamente al Buesa Arena, con Rokas Giedraitis (15) che si mette al timone di una partita dominata dall’inizio alla fine, in cui il Baskonia, con un netto 26-16, mette le cose in chiaro già nel primo quarto. Le distanze aumentano ulteriormente, nonostante gli uomini di Ivanovic gestiscano il ritmo, fino al +16 del 30’, toccando anche il +19. 

Valencia tira i remi in barca per la bella, una volta constatato che la difesa baskonista, che le crea tante palle perse (12), è troppo intensa per essere superata, ci prova solo Prepelic (20), ma si deve tornare alla Fonteta con il 76-65 finale. 

La bella premia le maggiori rotazioni taronja ed un brillante Nikola Kalinic: il serbo, 18 punti, 7 rimbalzi e 29 di valutazione, fa la parte del leone; il Baskonia, a corto d’ossigeno, si affida a Dragic e Polonara (15), pronti a colpire da oltre i 6,75, ma un Henry confusionario impedisce ai blaugrana di riportare in equilibrio le sorti della gara. 

Valencia gestisce il vantaggio, sembra portare al sicuro la vittoria ed il passaggio del turno, ma ancora Polonara è protagonista dell’ultimo colpo di reni baskonista che, tuttavia, si spegne quando il ferro sputa fuori la tripla di Giedraitis. 

Finisce 78-73 ed il Valencia si regala la semifinale contro il Real Madrid. 

LE SEMIFINALI

REAL MADRID – VALENCIA BASKET 2-1 (81-70; 65-87; 80-77)

Per un pelo. 

Suona come sollievo dalle bocche merengues, come rammarico da quelle taronja. 

Il Real fa sua la serie all’ultimo respiro di gara 3, dovendo rinunciare a Llull e, a gara 1 in corso, anche a Rudy Fernández. 

Sembra incredibile la sfortuna che attanaglia Pablo Laso, costretto a reinventare quintetti; addirittura, nel primo round al WiZink Center, il tecnico madridista battezza col fuoco il giovanissimo Juan Núñez, di conseguenza assente nel Clásico di Adidas New Generations League, che gioca i suoi primi, parecchi, minuti in una serie di semifinali. 

Nonostante un roster ai minimi termini, il Real si aggrappa a Tavares (17+11r) e Garuba (12r), per portarsi a casa il primo punto della serie, complice lo strapotere a rimbalzo (52-33), senza troppi sussulti. 

Ci riesce perchè parte subito a marce alte, sorprendendo gli avversari e prendendosi il comando delle operazioni già nel primo quarto, chiuso 25-14. 

Dubljevic (10+12r) e compagni provano a restare in scia nel secondo quarto, ma il Real Madrid è in controllo e ribatte puntualmente. 

Alla sirena è 81-70. 

Ma le problematiche non sono finite: Valencia si riscatta alla Fonteta ed impone un duro correttivo (85-67) ai vincitori della stagione regolare. Le speranze taronja trovano appoggio in un ottimo Labeyrie (18). 

Laso, dal canto suo, ritrova un Rudy acciaccato, ma non basta: le percentuali al tiro condannano il Real che, prontamente, decide di non spendere ulteriori energie, preservandole per la decisiva sfida del WiZink, quando il punteggio dell’intervallo recitava un chiaro 44-29. 

E la gara da dentro o fuori arriva, senza indugio. 

Il Real, spinto da uno “shacklefordiano” Garuba (16+14r) prova subito a far pendere la bilancia dalla propria parte; tuttavia, di fronte c’è un Valencia meno rinunciatario, bravo a tirar fuori le energie dal proprio motore balcanico (Kalinic 13, Prepelic 11), ed a restare in partita anche quando la truppa di Laso sembra poter scappare (57-49). 

Si accende, quindi, Sergio Llull, rientrato nonostante le condizioni fisiche non ottimali: l’esterno della nazionale spagnola mette a segno due triple importantissime, Taylor ne aggiunge una terza ed il Real vola sul +9. 

Ma questa Valencia non muore mai, parziale di 8-0 e di nuovo a contatto (68-67): per la formazione capitolina è quasi impossibile scrollarsi di dosso gli ospiti. 

Solo nel finale la sorte arride ai blancos: gioco da 3 punti di Garuba e Real Madrid in finale. 

A Valencia, in cui saluta coach Ponsarnau, resta solo l’applauso per la gran serie disputata. 

BARCELLONA – LENOVO TENERIFE 2-1 (112-69; 68-80; 89-72). 

La Storia, con la S maiuscola. 

Il Barça fa i compiti, anche se deve concedere un meritato punto alla Lenovo Tenerife, e si guadagna il Clásico in una serie che ha tanti ingredienti da mescolare. 

Gara 1, al Palau, è quella del record storico di punti in un solo quarto, precisamente il terzo. Mai nessuno era riuscito a segnare ben 40 punti in 10’, tra sirena e sirena. 

Lo fa la squadra di Saras Jasikevicius, che già aveva fatto registrare il record individuale di Gasol, si supera e sotterra sotto una valanga di canestri la malcapitata compagine aurinegra che pure aveva retto il confronto nella prima metà di gara. 

Il secondo tempo, invece, gli uomini di Txus Vidorreta spariscono dal campo, in favore di un Barça che porta 6 uomini in doppia cifra, ma ne avrebbe potuti portare addirittura 8. Top scorer Nikola Mirotic (21), bene anche Bolmaro (17). 

Gara 2, però, cambia volto: Tenerife si affida ai suoi uomini più esperti e questi rispondono presente, mentre il Barça ha le polveri bagnate dal mare delle Canarie. 

Shermadini confeziona una prestazione da 21 punti e 10 rimbalzi per 37 di valutazione, Marcelinho l’accompagna con 26+11 assist (31 di valutazione), con cui vince anche la sfida individuale tra passatori con Calathes. 

La cosa inaspettata è la prevalenza aurinegra a rimbalzo (43-31); la difesa, invece, manda fuori giri il Barça, rimasto incollato nel punteggio per larghi tratti di gara, ma mai davvero in partita. 

Nel finale, Tenerife piazza l’allungo decisivo per l’80-68 che porta allo spareggio. 

La gara decisiva, sul parquet del Palau Blaugrana, vede ancora una volta un Gasol extralusso: 15 punti, 5 rimbalzi e 24 di valutazione in poco più di 13’ di gioco. Sembra davvero di rivedere pennellate del Pau dominante. Nonostante ciò, Doornekamp (19, 6/9 da 3) tiene a galla Tenerife nel primo tempo. 

Lo strappo decisivo arriva, come in gara 1, al rientro dagli spogliatoi, con la difesa blaugrana che chiude le vie d’accesso al canestro e Davies (14) che annulla Shermadini. Il 22-11 di parziale porta la tranquillità necessaria al Barça; Tenerife reagisce ma non riesce a limare che un punto. 

Superiori, nonostante un Mirotic in ombra, i blaugrana affronteranno il Real Madrid in finale, gara 1 prevista per le 18.30 di oggi pomeriggio. 

 

Elio De Falco