Gara1 ha dato il suo verdetto, questa sera si replica con gara2 della finale scudetto 2022. Il primo atto è stato favorevole all’Olimpia Milano che si è imposta sulla Virtus Bologna per 62-66.
La truppa di Messina ha strappato il fattore campo, interrompendo la striscia di 16 risultati utili consecutivi della Segafredo nei playoff. L’Armani Exchange, in gara1, ha sempre avuto il pallino del gioco nelle proprie mani.
Shavon Shields è stato senza dubbio un fattore determinante in attacco (18 punti e top scorer assoluto dell’incontro), ma ciò che ha fatto la differenza è stato l’apporto dei due lunghi.
Da una parte c’è stato Kyle Hines che ha sbagliato poco e nulla. In attacco (10 punti) ha colpito con regolarità e il pick and roll magistralmente giocato assieme a Sergio Rodriguez ha dato i suoi frutti per 40’. Il numero 42 meneghino però non si è limitato solamente a fare male alla Virtus dal punto di vista offensivo, ma il suo apporto – ancora una volta – arriva dalla difesa. Non a caso è stato nominato miglior difensore dell’ultima edizione della EuroLeague. Hines (a cui aggiunge 10 rimbalzi, di cui 3 offensivi) ha praticamente annullato Mam Jaiteh. Il lungo francese – fattore per la Segafredo in questa stagione ed in particolare in EuroCup – ha visto il canestro rimpicciolirsi parecchio. Le lunghe leve del “pivot bonsai” di Milano gli hanno oscurato ogni via verso un canestro semplice. A dimostrazione di questo c’è una pessima prestazione da soli 3 punti (1/4 dal campo).
In gara2 la Virtus e Sergio Scariolo hanno l’assoluto bisogno di in cambio di rotta. Questa disparità tra i due rendimenti può pesare parecchio, così come la differenza a rimbalzo in gara1 è stata determinante: 41-50 il computo di quelli totali, ma soprattutto va fatto un “circoletto rosso” attorno al dato dei 17 rimbalzi offensivi dell’Olimpia. Troppi veramente troppi e la Segafredo non se lo può permettere.
Questa sera quindi vedremo se in gara2 cambieranno le cose: la palla a due è prevista per le 21, il teatro sarà sempre la SegafredoArena di Bologna.
Eugenio Petrillo
Iconografica di Stefano Arciero