Ventinove anni sono passati dal quel 25 maggio del 1995, quando Krešimir Ćosić, uno dei padri della pallacanestro moderna, ha lasciato questo mondo dopo avere trascorso una carriera di assoluta rilevanza tra Europa e Stati Uniti.
Fu proprio Ćosić, infatti, ad evolvere il ruolo del centro da mero rimbalzista ad atleta capace di tirare, e segnare, oltre a passare la palla. Krešo, altresì, era un giocatore tanto polivalente quanto straordinario, abile a ricoprire tutti i ruoli.
Lanciato nel basket professionistico allo Zadar dal professor Enzo Sovitti nel 1964, Ćosić, assieme a Pino Giergia, guidò lo Zadar a cinque titoli nazionali di Jugoslavia nel decennio 1965-1975, intervallati da un titolo universitario negli States coi Brigham Young University Cougars nel 1971.
Con la nazionale jugoslava, Krešo vinse anche un oro olimpico a Mosca nel 1980, due Mondiali nel 1970 e nel 1978, oltre a tre Europei consecutivi nel 1973, 1975 e 1977.
Un innovatore anche da allenatore
Da allenatore, Ćosić ha guidato sopratutto la rappresentativa della Jugoslavia nella quale, agli Europei di Grecia del 1987, lanciò un poker di talenti del calibro di Toni Kukoč, Dino Rađa, Darko Paspalj e Sale Đorđević.
L’utilizzo di lunghi il più possibili perimetrali, era uno degli aspetti maggiormente rilevanti della proposta cestistica del Ćosić allenatore, col quale Krešo intese affrontare l’introduzione del tiro da tre punti nel basket europeo.
Proprio l’uso di lunghi capaci di segnare da tre fu la chiave che, nel 2003, sotto la guida di Danijel Jusup, consegnò una Lega Adriatica allo Zadar, il club della città, Zara, che a Krešo ha dedicato il proprio palasport.
In Italia, Ćosić fu protagonista con la Virtus Bologna, con la quale vinse due scudetti da giocatore, e che allenò nella stagione 1987-1988.
Matteo Cazzulani
Nella foto: Krešimir Ćosić. Credits: Muzej Zadarske Košarke