Dura da metabolizzare la delusione per il kappaò del Coliseum di San Juan: una sconfitta pesante che ha reso il preolimpico dell’Italia difficile da scalare come una cima di ottomila metri: domani la semifinale con la Lituania che avremmo voluto sfidare nell’atto decisivo e poi, si dovesse vincere, di nuovo contro il Portorico, contro l’ambiente del palazzo, contro Alvarado di cui se non altro si saranno prese le misure dopo la devastante prestazione di questa notte.
A questo punto c’è solo da augurarsi che la squadra ritrovi concentrazione e orgoglio, si renda conto che il traguardo è ancora raggiungibile, che, analizzato cosa è mancato nell’ultimo quarto contro i caraibici, si scenda in campo contro la Lituania con serenità e con la convinzione che l’impresa è possibile.
Le distanze non sono così profonde, nel girone la Lituania non ha brillato particolarmente: si sarà nascosta o ha preferito risparmiarsi preferendo ottenere il minimo sindacale con il minimo dello sforzo, sta di fatto che ha superato la Costa d’Avorio di soli quattro punti.
La Lituania ha comunque mostrato una grande potenzialità offensiva e qualche vulnerabilità in difesa. Le carte a disposizione dell’Italia sono di conseguenza la massima coesione difensiva, un marchio di fabbrica degli azzurri, ma anche una migliore produttività in attacco: contro Portorico il tiro da tre punti è tornato ad essere il tallone d’achille precipitando nuovamente a percentuali da incubo, il 26,7 (8/30) contro il 40% dei caraibici. Ed anche la difesa ha mostrato lacune non riuscendo a contenere il ciclone Alvarado (11 punti nell’ultimo quarto, 29 in totale), guardia dei New Orleans Pelicans che ha prodotto una partita da… Nba, oltre a perdere il confronto ai rimbalzi.
La Lituania è più alta e pesante, ha una mentalità più solida grazie ad una tradizione importante. Ai Giochi dal 1992, e cioè dai gironi dell’indipendenza dall’Unione Sovietica (alla quale aveva comunque fornito fior di campioni, Sabonis e Marciulonis, tanto per fare due soli nomi, ma anche conoscenze italiane come Homicius o Karnishovas), ha raccolto tre bronzi nelle prime tre partecipazioni per poi comunque restare nelle posizioni alte.Sempre presente tranne che a Tokyo 2020 dove invece erano tornati gli azzurri chiudendo al quinto posto: ragione in più perché i lituani mettano in campo tutta la loro potenza.
All’Italia manca, con ogni evidenza, la pericolosità di Fontecchio, compensata in parte dalla generosità di Gallinari. Serve mettere in campo carattere e orgoglio, soprattutto continuità di tensione per gli interi quaranta minuti. Insomma, una partita di grande intensità, al di là delle scelte tattiche, peraltro fondamentali, che Pozzecco avrà studiato.
Insomma, altre ventiquattro ore di attesa e di passione, che stavolta però condividiamo con quello che sta accadendo dall’altra parte del mondo, a Istanbul, dove l’Italia Under 17 ha appena conquistato l’accesso alle semifinali del mondiale di categoria riscattando il ko dei fratelli maggiori con il secco 83-65 con cui a regolato proprio il Portorico. Una “vendetta” immediata, una soddisfazione per niente banale perché questi ragazzi, allenati da Giuseppe Mangone, si sono portati tra le prime quattro squadre al mondo, cedendo di misura all’inizio con Argentina (79-83) e Turchia (74-79) ma travolgendo poi la Nuova Zelanda (95-69), battendo l’Australia (95-91) e oggi il Portorico. L’attende lasemifinale con la Turchia (59-57 alla Spagna) che non èimbattibile. L’oro non può mancare agli Usa che sono di un altro pianeta viaggiando a 115 punti di media all’attivo, un vero rullo compressore. Dovessimo giocare per il bronzo avremmo di fronte la Nuova Zelanda già battuta largamente. Insomma, sognare domenica una inedita medaglia in un campionato del mondo non è un azzardo. Segnatevi questi nomi: Perez, Garavaglia, Hassan, Mathis, Suigo, alcuni tra i ragazzi che stanno onorando la maglia azzurra.
di Mario Arceri
Nell’immagine Nicolò Melli