Quasi raddoppiato in meno di venti minuti il bottino di metallo più pregiato: oro di Giovanni De Gennaro nella canoa slalom, oro di Alice Bellandi nel judo, categoria 78 kg. La curiosità, a parte la tempistica, è che i due atleti sono nati entrambi a Roncadelle, piccolo borgo di novemila abitanti in provincia di Brescia, a distanza di sette anni l’uno dall’altra. Giovanni è alla terza Olimpiade e non era più riuscito da senior a confermare gli ottimi risultati giovanili, Alice è ai suoi primi Giochi, ha solo 25 anni e a Parigi era arrivata da vicecampione del mondo. Per Roncadelle i motivi d’orgoglio potrebbero non essere finiti, perché Anna Danesi, capitana dell’Italvolley, potrebbe regalarle un’altra medaglia importante, cosa non riuscita a Stefanie Horn, solo quinta nel K1 femminile, nata in Germania ma roncadellese di adozione per meriti canoistici.

Un paio d’ore più tardi è arrivato l’argento della squadra di fioretto femminile. Errigo, Volpi, Favaretto e Palumbo si sono arrese alle americane Kiefer e Scruggs, oro e argento individuale. Nel pomeriggio Alice D’Amato aveva sfiorato un clamoroso podio nella prova individuale, scavalcata di un decimo di punto e solo all’ultimo attrezzo dall’americana Sunisa Lee, mentre Simone Biles bissava l’oro del 2016 a Rio de Janeiro: era successo solo due volte, ad opera di Larisa Latynina e di Vera Caslavska, tra il 1956 e il 1968. Altri tempi ed altra ginnastica. Il quarto posto della D’Amato, e di Stano nella marcia, è solo l’ultimo di una serie di sfortunati epiloghi.

Se l’oro della Bellandi e l’argento del fioretto servono a mitigare le delusioni cocenti e le aspre polemiche per arbitraggi che hanno danneggiato gli azzurri di judo e scherma, De Gennaro riporta in evidenza uno sport di fatica come la canoa, mentre mercoledì il quattro di coppia aveva strappato un argento prezioso nel canottaggio, così come Silvana Stanco nella fossa olimpica. Il medagliere azzurra sale così a 16 unità, ottavo posto in una graduatoria in cui gli Usa con il nuoto hanno finalmente smosso le acque superando la Francia e tallonando la Cina. Un bottino però assai più basso di quanto il Coni avesse messo in bilancio.

Questa tuttavia è l’Olimpiade delle polemiche. Dal villaggio senza aria condizionata, dove si dorme male e si mangia peggio (parole di Ceccon), al triathlon che si è tuffato nella Senna con sole tre ore di preavviso agli atleti, che ora (parola di Betto e Seregni) temono le conseguenze dell’inquinamento del fiume parigino, alla querelle del pugilato che ha visto coinvolta la nostra Angela Carini con tanto di intervento corale di quasi tutte le forze di governo.

La storia è nota, l’azzurra si è trovata a dover incrociare le armi con l’algerina Imane Khelif che era stata esclusa dall’ultimo mondiale per un livello di testosterone troppo alto. Il Cio non riconosce l’ente internazionale della boxe ed ha comunque consentito la partecipazione della ragazza algerina – nel frattempo diventata un mito in patria – che si è trovata ad affrontare la Carini in un match durato appena 46″ per il ritiro dell’azzurra dopo i primi due colpi subiti. Tutto questo ha provocato l’indignazione dei nostri politici, spesso travisando la realtà del problema, scioccati evidentemente dai messaggi indigesti che questa Olimpiade ha rivolto al mondo fin dalla sua apertura.

Ma Khelif non è una transgender, le sue anomalie – che non sono frutto di doping – non sono state evidentemente ritenute tali da vietarle la partecipazione ai Giochi. Dichiarazioni, interrogazioni parlamentari, addirittura appelli all’Unione Europea: l’interesse per lo sport potrebbe essere convogliato su temi più urgenti e stringenti, come ad esempio l’impiantistica sportiva che aiuta a formare gli atleti che in futuro andranno alle Olimpiadi. Sul tema, l’unica cosa giusta è attendere il seguito del torneo e vedere se, come e quanto il suo testosterone le spianerà la strada verso l’oro olimpico.

Di sicuro dopo le proteste, legittime ma spesso scomposte, in particolare di judo, scherma e boxe, per arbitraggi ripetutamente penalizzanti nei confronti dei nostri atleti, questo scomposto intervento a gamba tesa di un paio di parti politiche non contribuirà ad accrescere la simpatia verso l’Italia.

Oggi intanto si concludono due dei tre gironi del torneo maschile di basket. Già qualificate Canada, Usa, Germania e Francia, ecco, nell’ordine le sfide decisive: il Giappone con il Brasile cerca una larga vittoria per rafforzare il suo terzo posto; tra Australia e Grecia è una sfida di sopravvivenza in attesa di conoscere l’esito della gara immediatamente successiva, Spagna-Canada, con gli uomini di Scariolo che debbono assolutamente vincere per strappare il passi per Parigi. In caso di sconfitta, potrebbe anche profilarsi una classifica avulsa a tre, se la Grecia dovesse battere gli australiani. Chiude il programma di oggi Germania-Francia: assegna il primo posto nel girone, ma anche il compito di far capire se la Francia è solo Wembanyama oppure se è in grado di produrre un decente gioco collettivo. Domani, con gli Usa prevedibilmente a passeggio con Portorico, sarà interessante seguire la sfida tra Serbia e Sud Sudan con gli africani per niente disposti a rinunciare al secondo posto e alla qualificazione diretta per i quarti di finale.

Tra le donne, Serbia e Spagna, Usa e Germania, la Francia sono già a Parigi. Nigeria-Canada potrebbe dare la sesta promossa prima di vedere chi delle tre squadre al terzo posto verrà esclusa con un Belgio-Giappone crudelmente decisivo tra le campionesse d’Europa in carica e le vicecampionesse olimpiche uscenti.

 

Nell’immagine Angela Carini – Foto Federazione Pugilistica Italiana

Mario Arceri