“Pronto per una squadra più ambiziosa? Grazie, ma sono concentrato completamente su Cento, il mio futuro è la partita di domenica contro Pesaro.”
Emanuele Di Paolantonio, coach di Cento dalla scorsa stagione, con cui ha rinnovato con un biennale, e quindi sarà legato a Cento fino a giugno 2027, ha parlato con BM del campionato di A2 in corso, degli obiettivi di Cento e della squadra, piena di giovani: “Siamo forse la squadra più giovane del campionato, e anche quest’anno abbiamo puntato su una coppia di playmaker giovane, e i risultati ci stanno dando ragione!“.
Cento che, in questo momento, si trova in un’ottima posizione in classifica: 8 vittorie in 16 partite, tra cui successi di livello contro Forlì, Scafati, Fortitudo Bologna e Avellino. In questo momento Cento è a +10 punti dalla retrocessione diretta e a +4 dalla zona play-out, in piena zona play-in.
Coach Di Paolantonio però vuole prima raggiungere l’obiettivo: “Dobbiamo concentrarci a centrare la salvezza il prima possibile, poi potremo pensare di puntare a qualcosa di più“.
Oltre a questo, tra i tanti temi si è parlato anche di Nazionale, di giovani in Italia e nel mondo, di allenatori, instant replay e arbitri.
–Cento sta andando bene e come ogni anno sorprende, quali sono gli obiettivi per questa stagione e se, secondo lei, c’è qualche possibilità per inserirsi nella lotta ai play-in.
“Il nostro obiettivo resta assolutamente quello di salvarci, in primis. Se dovessimo riuscirci, evitando, come l’anno scorso, anche di fare i play-out, a quel punto rimoduleremo i nostri obiettivi. Ad oggi, però, non dobbiamo commettere l’errore di pensare ad altro.”
–Com’è stata costruita la squadra, dopo la perdita di Delfino?
“Delfino ci ha lasciato a stagione in corso, quindi non è stata una perdita. La squadra è stata costruita cercando di conservare un nucleo di giocatori che aveva fatto molto bene l’anno scorso. Siamo ripartiti da lì, riuscendo a trattenere due giocatori che sono stati tra le coppie di stranieri di maggiore impatto. A memoria non ricordo una situazione in cui una squadra di A2 sia riuscita a trattenere entrambi gli stranieri, questo significa che noi ci siamo trovati bene con loro, e viceversa. Lo scorso anno avevamo puntato sulla coppia di playmaker più giovane del campionato, che aveva fatto bene, e abbiamo deciso di ripartire da loro, con un anno in più di esperienza, per fare uno step in più, e ad oggi i risultati ci stanno dando ragione.”
–Entrambi gli americani confermati, Davis, secondo molti è un giocatore addirittura da categoria superiore, mentre Devoe, forse meno costante ma sempre incisivo. Riescono a giocare molto bene insieme in campo, che ne pensa?
“Sono due ragazzi di alto livello umano, e questo agevola il dialogo con loro, con i compagni e con lo staff. Sono una delle coppie più impattanti in questo campionato. Penso che una squadra con il nostro obiettivo, di salvarsi, dipende molto dall’impatto dei due americani, che devono essere quelli con maggiore responsabilità e propensione offensiva. Loro due, contrariamente a molti giocatori stranieri dell’A2, danno il loro contributo difensivo. La loro forza penso sia il sostegno che il resto del gruppo riesce a dargli, per poter essere performanti in campo.”
–Cento ha tanti giovani in squadra (Moretti, Tanfoglio, Berdini, Guerrieri ecc.), secondo lei quanto è importante per loro trovare spazio in A2 e cosa danno in più alla squadra?
“In più, danno grande entusiasmo e potenzialità, compiono dei miglioramenti quotidiani che ci permettono di essere, partita dopo partita, un pò migliori. Io lo dico sempre, anche ai giocatori stessi, che non ho paura di mettere in campo anche chi è anagraficamente più giovane, però poi devo vincere le partite la domenica. Se loro dimostrano di poter stare in campo, non ci sono problemi. Ed il bello del lavoro che fanno è che dipende da loro, se sono performanti si guadagnano minuti.”
–Domenica ci sarà Pesaro-Cento, la squadra di Spiro Leka resiste in cima alla classifica, cosa le piace di Pesaro e che partita sarà?
“Sarà l’ennesima partita difficilissima di questo campionato, in cui se ti distrai un attimo la defaillance è dietro l’angolo. E’ un’A2 di altissimo livello. Pesaro sta meritando di essere in cima alla classifica in questo momento perchè, anche a discapito di qualche problema come l’infortunio di Felder, sono una delle squadre con maggiore continuità, e quindi meritano la loro posizione. E’ un roster ben costruito che sta giocando una bella pallacanestro, con due o tre giocatori tra i più impattanti del campionato. Penso a Bucarelli, un all around che poche squadre possono permettersi, Tambone dimostra partita dopo partita perchè viene da una categoria superiore, e Miniotas che se non è il, è tra i migliori 5 del campionato.”
–Qual è la considerazione che piacerebbe si dicesse della sua Cento?
“Mi piacerebbe che alla fine dell’anno ci venisse detto di essere stati bravi ad aver raggiunto di nuovo l’obiettivo, e, come è successo domenica contro Avellino, anche giocando una buona pallacanestro.”
–Cento ha ancora margini di crescita dal punto di vista tecnico, su cosa vorrebbe migliorasse la squadra?
“Sicuramente sì. Anche quest’anno siamo tra le squadre più giovani del campionato, se non la più giovane, quindi i nostri margini di crescita devono essere un traguardo giornaliero. Ci sono tanti aspetti sulla quale possiamo migliorare, non vorrei essere banale ma la continuità di rendimento all’interno della stessa partita è forse quello che ci può far fare il maggior salto di qualità.”
–Secondo molti lei sarebbe anche pronto per squadre con ambizioni più grandi, anche se ha rinnovato a Cento, cosa ne pensa di queste affermazioni e come vede il suo futuro?
“Grazie, sicuramente mi fa piacere. Oggi il mio futuro è Pesaro domenica, non penso ad altro. Arriviamo alla fine dell’anno, cercando di centrare l’obiettivo il meglio possibile. Vedremo poi cosa succederà, ma ora pensare ad altro, come dicevo per la squadra prima, rischierebbe di toglierci concentrazione, e questo è assolutamente da evitare.”
–Il tema dei giovani resta un punto importante nella pallacanestro moderna. Qui in Italia molti hanno deciso di andare in NCAA o in Europa, secondo lei come si potrebbe arginare questa fuga?
“E’ una domanda molto complessa ed ampia. Sicuramente la possibilità di stare in campo, di giocare e di sbagliare, per fare un percorso di crescita, magari in strutture sia dal punto di vista tecnico e fisico, ma anche logistico, migliori, può essere di maggiore appeal verso alcuni giocatori che hanno proposte concrete da altri paesi. Poi, purtroppo e per fortuna, centra anche l’aspetto economico, che va tenuto in considerazione, ed è preponderante, perchè ci sono state offerte che, oggettivamente, sono troppo più in là rispetto a quello che il medio livello italiano può offrire.”
–Gli investimenti maggiori nei giocatori importanti stanno corrispondendo anche ad un miglioramento nel livello del gioco dell’A2?
“L’anno scorso dicevamo che l’A2 era il campionato più competitivo degli ultimi vent’anni, come LegaDue, quest’anno il livello si è alzato ulteriormente. Penso a Pesaro che è in cima alla classifica, ma ha un programma ambizioso e di medio termine. Loro parlano di un programma triennale ma hanno fatto investimenti su giocatori importanti come Tambone e Miniotas. Questo alza il livello di competitività, perchè chi vuole salire in Serie A deve battere, ad esempio, Pesaro, che ha un roster di alto livello. Si è alzata la qualità dei giocatori, ma anche quella degli allenatori, ci sono tanti coach di prima fascia e questo eleva il livello e la qualità del gioco in campo.”
–Ci sono stati tanti cambi di allenatore, più in A2 che in A1, che ha portato anche ad un ritorno di tanti grandi coach (Ramagli, Vitucci, Sacripanti), sembra quasi che in A2 il livello degli allenatori, per esperienza, sia più elevato di quello di Serie A.
“Il livello qualitativo è altissimo. Per quanto riguarda gli esoneri, aldilà della possibilità di vedere sul campo allenatori di così tanta esperienza, penso però che ad oggi purtroppo la tendenza sia quella di voler cambiare alla prima problematica. Lo scorso anno a Cento abbiamo visto come le cose possono cambiare anche se stanno andando male, eravamo ultimi in classifica e sembrava che non saremmo più riusciti a vincere una partita, invece con la fiducia e il lavoro quotidiano alla fine siamo arrivati ad ottenere un risultato molto importante. Secondo me ci vorrebbe un pochino più di pazienza.”
–Sta vedendo qualcosa di nuovo nelle proposte del gioco, molti dicono di vedere solo tiro da tre e pick and roll in A2.
“Tendenzialmente la pallacanestro moderna è così. Poi grazie alle idee degli allenatori e alle caratteristiche delle squadre, ci sono alcune formazioni che fanno qualcosa di diverso. La Fortitudo Bologna, ad esempio, non è una squadra soprattutto di pick-and-roll, ma gioca più sulle uscite, con i blocchi lontano dalla palla. Così come Pesaro, che utilizza molto situazioni di “penetro e scarico“, e post basso. Ogni squadra si adatta alle proprie caratteristiche e al pensiero del proprio allenatore. La tendenza di oggi è quella di avere grande impatto nel tiro da tre punti e giocare molto pick-and-roll.”
–A lei piace questo modo di giocare nel basket moderno?
“Si, oggi la pallacanestro è anche molto fisica. Quello che mi piace molto negli ultimi anni è la capacità che ha lo staff tecnico delle squadre di sviluppare individualmente il giocatore, con programmi sia tecnici che fisici. Questo poi è ciò che oggi, insieme alla gestione del gruppo, fa la differenza.”
–Il nuovo CT della Nazionale Banchi ha già chiamato alcuni giocatori dall’A2, secondo lei ce ne sono altri, e che ne pensa dell’inizio della nuova era di Banchi?
“E’ stata molto apprezzata l’idea del nuovo CT, ovvero ampliare la base andando a guardare anche nel bacino della Serie A2 dove ci sono tanti giovani interessanti. Secondo me, oggi, Nicola Berdini è un pò fuori dai radar, ma sta facendo un campionato di altissimo livello, e spero che gli venga riconosciuto alla fine dell’anno, se dovesse continuare così. Ha appena compiuto 22 anni, quindi è un ragazzo giovanissimo ma è già un veterano di questi campionati (ndr, Marco Valenza ce ne aveva parlato proprio nell’anteprima A2 di settimana scorsa, QUI l’ARTICOLO), e sta facendo una stagione di spessore.”
–Il giocatore più importante in A2 a livello di giovani è sicuramente Francesco Ferrari, che ha segnato 36 punti contro l’Urania Milano, per lei è pronto per un salto in A1, si dice già in Virtus Bologna a metà stagione, o farebbe bene a restare in A2?
“Il passo successivo per lui è quello di andare in una squadra di Serie A. Io non mi permetto di dare consigli a nessuno. Magari avrebbe bisogno, guardando dall’esterno, di fare una crescita graduale, quindi andando in una squadra dove avrebbe minutaggio e ulteriori chance per sbagliare, ed imparare, piuttosto che andare subito in una big dove il rischio è minore e le possibilità di sbagliare sono più basse. Ha tutte le qualità per arrivare a quei livelli, ma bisogna capire quando deve avvenire questo passaggio.”
–E’ il momento di inserire l’instant replay in A2?
“Secondo me sì. Lo dico dall’anno scorso. E’ un costo sicuramente aggiuntivo, ma ci sono tante partite che si decidono per un episodio e soprattutto nel finale, avere la possibilità per gli arbitri di poter riguardare qualcosa e magari correggere una decisione è un aiuto importante. In un campionato in cui gli investimenti sono altissimi, penso che quello dell’instant replay ne sia uno per il quale il gioco vale la candela. Oltre a questo, secondo me per le squadre di media fascia, quando la disponibilità economica non è così alta, avere la possibilità di andare a prendere un comunitario allungando così le rotazioni, abbasserebbe un pò i costi, e secondo me questa sarebbe una cosa utile.”
–Come giudica il livello degli arbitri?
“E’ un buon livello. Ci sono tanti ragazzi giovani che si allenano e fanno tanti errori, come i giocatori. Noi allenatori, addetti ai lavori, pubblico e giocatori, tolleriamo meno l’errore dell’arbitro rispetto a quello di un giocatore o di un allenatore, però quello fa parte del gioco e quindi va compreso.”
–Secondo lei perchè alcune big sono in difficoltà. Scafati, Fortitudo, Verona, Brindisi stanno avendo molti alti e bassi.
“E’ un campionato molto equilibrato, alla fine Verona è comunque in cima alla classifica insieme a Brindisi e Pesaro. Scafati ha avuto qualche problema, ma ha un roster ed un allenatore di livello tale che gli permetteranno di tornare a competere per gli obiettivi che si sono posti. La Fortitudo ad oggi è stata la più sfortunata a livello di infortuni, e questo necessariamente rallenta nel lavoro quotidiano, e poi anche nel rendimento, la domenica. Il campionato è così lungo che, penso, alla fine i valori usciranno fuori.”
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Foto di Ciamillo Castoria
