“L’allenatore, in una squadra, incide sui risultati per non più del 10%”
Santi Puglisi, una vita nel basket italiano, prima da giocatore, poi da allenatore, in particolare nei settori giovanili, e poi da GM, con cui ha vinto 3 scudetti tra Pesaro e Fortitudo Bologna. Il problema dei giovani italiani, in particolare con lui, resta un tema al centro del dibattito e di grande importanza, “per risolvere questi problemi si potrebbe creare un campionato intermedio da passaggio tra settore giovanile e professionismo“.
Oltre ai temi riguardanti i giovani, tra NCAA e difficoltà di farli giocare in Italia, si è parlato anche di Serie A2, in particolare dello sguardo dato da Luca Banchi ai talenti del campionato, o della situazione di Pesaro, Fortitudo Bologna e Brindisi, dove Puglisi è stato. Senza dimenticarci della differenza tra allenatori di A2 e A1, o dei ricordi della carriera del nostro intervistato.
–Si è occupato lungamente di giovani e dei settori giovanili delle nazionali, cosa di allora avrebbe voluto mantenere fino al giorno d’oggi?
“Ripristinerei il “Trofeo Scuri”, quel campionato con rappresentative regionali che era una grande retata su tutti i giovani futuribili, che arrivava a selezionare 2000 atleti, fino a ridurli a 12 che costituivano la nazionale giovanile di quell’età. L’altra cosa che riprenderei è il ripristino del 3 contro 3, come lo avevo concepito io, ovvero un’educazione all’auto disciplina, perchè si giocava senza arbitro e ognuno doveva accusarsi del fallo, quindi insegnava anche la lealtà sportiva.”
–I problemi di oggi, che in Italia si guarda solo al risultato e si dà poco spazio ai giovani, come pensa si possano risolvere?
“Le strade sono due: la prima, ridurre drasticamente il numero di stranieri e la seconda, già adottata ad esempio dal campionato russo e non solo, è che in campo ci devono essere almeno due italiani.”
–Nelle Nazionali Under si riesce a fare bene ma poi ci si perde nel passaggio successivo, capitava anche ai suoi tempi, quali sono le cause e come si può colmare questa differenza?
“Più o meno era così anche ai miei tempi. Il passaggio tra giovanili e professionismo si può risolvere, secondo me, creando un campionato intermedio, come negli Stati Uniti c’è la NCAA e la NBA. In Italia ci manca questa competizione che introduca i giovani dei campionati giovanili in uno che si potrebbe chiamare Under 21/22.”
–In estate tanti giovani sono andati all’estero, tra Europa e NCAA, questa scelta può portare frutti al nostro basket?
“Ho allenato a lungo Gus Binelli (storico giocatore della Virtus Bologna, 17 anni in bianconero), che è stato uno dei primi ad andare negli Stati Uniti, eppure lì il suo allenatore gli faceva fare solo suicidi e partitelle, null’altro. Credo che il modo migliore per fermare la fuga NCAA sia rimanere in Italia in quei club che hanno a cuore il settore giovanile per perpetuare la continuità di produzione dei giocatori.”
–Banchi ha iniziato a convocare anche giovani dall’A2, buttando un occhio su questo aspetto, che ne pensa?
“Luca Banchi, che è un mio caro amico, è di Grosseto ma ha cominciato ad allenare nei settori giovanili a Livorno, nella Don Bosco di Massimo Faraoni, e la miglior gavetta per un coach è proprio quella di crescere insieme ai giocatori. E’ un pò una contraddizione, perchè viviamo in un mondo di specialisti, non c’è il medico generico, ma c’è l’osteopata, il cardiologo, ecc. Nel basket, invece, chi allena il settore giovanile si sente pronto per allenare la Serie A, invece ci vuole gradualità e specializzazione.”
–L’A2 oggi ha avuto un innalzamento di budget e competitività, da una parte positiva, ma dall’altra non andrebbe a rovinare la funzione principale del campionato, ovvero essere di formazione per giovani?
“Se non c’è nessun obbligo, ogni squadra fa quello che vuole. Bisogna mettere dei paletti.”
–Secondo lei è arrivato il momento che l’instant replay venga inserito per ogni partita di A2?
“Lo ritengo superfluo, perchè nel corso di una partita qualche errore arbitrale non inficia il risultato finale, invece l’instant replay spesso è una perdita di tempo per lo spettatore, e non sempre risolve le situazioni difficili.”
–Per cercare di risolvere il problema degli infortuni in A2, secondo lei, si dovrebbe aggiungere un terzo straniero o allargare i roster?
“Non si può risolvere il problema degli infortuni aggiungendo uno straniero, al massimo un italiano o comunque un comunitario.”
–Pesaro ha scelto una politica di programmazione diversa per arrivare in A1, qual è il suo pensiero su questa scelta?
“Pesaro mi ha colpito per le dichiarazioni del direttore generale Dalla Salda appena arrivato, quando ha detto che tutti sono in discussione. Questo equivale a dire che stai scavando la fossa all’allenatore, invece, sorprendentemente, la sua dichiarazione ha avuto un’ottima efficacia, tanto è vero che Pesaro è in testa. Conosco bene l’ambiente di Pesaro, è una tifoseria che non condivido, intanto perchè, per me, la parola tifoso mi è odiosa. Io parlo di sostenitori, e lo si è sempre, quando si vince e quando si perde.”
–La Fortitudo Bologna ha deciso, in questi anni, di costruire una squadra subito competitiva per cercare di tornare subito in A1, che ne pensa di questa scelta che, finora, non ha pagato?
“Per ora mi sembra che questa scelta non abbia pagato un bel niente perchè la Fortitudo naviga nell’anonimato del centro classifica. Quello che devono fare prioritariamente è chiarire l’aspetto dirigenziale.”
–Una tifoseria caldissima, quella della Fortitudo, più disponibile a sostenere ma che inizia ad avere voglia di A1, che ne pensa?
“Credo che la migliore tifoseria d’Italia sia la Fossa dei Leoni, o si vince o si perde continuano a sostenere la squadra, vanno in trasferta o fanno il tutto esaurito al PalaDozza. La Fortitudo è una fede!, dicono loro.”
–Brindisi si confronta con una realtà territoriale dove non ci sono grandi risorse, ma ha un allenatore di esperienza come Bucchi e un pubblico caldissimo, che ne pensa?
“Sono stato a Brindisi cinque anni e di allenatori ho avuto Perdichizzi, Bechi e Bucchi, ma non mi sembra il posto dove si possano produrre giocatori. Non c’è reclutamento, le risorse societarie vengono devolute solo alla prima squadra. In più quel palazzetto non è a norma, perchè non ha 3500 posti, che sarebbe il minimo di capienza, è tra i peggiori palazzetti d’Europa.”
–Che consiglio darebbe a tutte e tre le squadre citate?
“Pesaro deve riuscire a rinverdire i fasti di una volta, nella sua storia ha sfiorato la vittoria contro i Knicks in un McDonald’s Open, ha vinto 2 Scudetti, ha vinto la Coppa Italia. Pesaro ha la necessità, essendo una società storica, di tornare nel posto che le compete, e lo stesso discorso vale per la Fortitudo Bologna. Brindisi una volta la chiamavano “l’ascensore“, perchè un anno saliva e un altro scendeva, non ha grandi risorse ed un palazzetto degno di questo nome, non saprei che consiglio dare.”
–Secondo lei quale ha più potenzialità di tornare in A1?
“Escluderei Brindisi. Fortitudo Bologna e Pesaro sono sullo stesso piano. Pesaro però ha una debolezza, che non ha fattore campo, è assurdo che in A2 giochi Brindisi in un palazzetto senza il minimo di capienza, e Pesaro, che ha un palasport da 11mila posti, non può. La pressione del pubblico a Pesaro è ininfluente.”
–Nella sua carriera ha allenato e fatto il GM, quale tra i due ruoli sente più suo?
“Li sento tutti e due allo stesso modo. La mia vocazione era quella di allenare squadre giovanili e veder crescere il frutto del proprio lavoro. Come GM ho avuto molta fortuna ad ottenere risultati, perchè nella mia carriera ho vinto 3 scudetti, uno a Pesaro e due a Bologna.”
–Quali sono i colpi di giovani lanciati o di giocatori presi da GM che ricorda più volentieri?
“Tre in particolare vorrei citare: l’acquisto in comproprietà di Carlton Myers da Rimini, l’acquisto di Basile in Fortitudo Bologna e a questi aggiungerei Walter Magnifico, che è stato un giocatore eccezionale di una classe immensa. Non ricordo in particolare un giovane che ho lanciato, sono stati tanti. Nelle nazionali giovanili ho lanciato giocatori che si sono persi per strada ma che quando allenavo lasciavano prevedere un grandissimo futuro, come Marzinotto di Venezia, che consideravo il futuro Meneghin, e ha smesso di giocare. Oltre a Volpato, la fotocopia di Magnifico, che adesso gioca a Roma in B1.”
–In A2 ci sono più allenatori esperti, mentre in A1 sta prendendo forma una nuova generazione, che ne pensa?
“Forse è casualità. Mi ha sorpreso moltissimo l’allenatore di Brescia, Cotelli, che sta facendo benissimo. La mia idea è che l’allenatore incide sui risultati per non più del 10%. In campo vanno i giocatori, son loro che determinano il risultato.”
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Foto di LBA, Santi Puglisi