Domani, ore 10, diretta su Rai Due, scatta con Italia-Angola un’edizione stellare della World Cup, per la prima volta in tre differenti sedi e mai come questa volta ricca di campioni. Gli azzurri a Manila con il sogno di regalare all’Italia l’unico podio che ancora le manca: quello iridato. Competizione lunga e difficile, con almeno otto o nove squadre in grado di giocarsi le medaglie alle spalle degli Usa, privi dei supercampioni ma squadra compatta ed equilibrata. L’analisi di un Mondiale che si annuncia spettacolare e delle sue protagoniste

 

VIA AL MONDIALE DELLE STELLE

Per l’Open Day della diciannovesima edizione della World Cup apriranno domani la Philippine Arena, da 55.000 posti. E sarà l’Italia, affrontando l’Angola, a dare il via alle ostilità, in concomitanza con Finlandia-Australia ad Okinawa. Due ore più tardi, con Filippine-Dominicana, verrà stabilito il nuovo record di pubblico per una gara mondiale, superando largamente il precedente (32000). Un motivo in più di soddisfazione per la FIBA che per la prima volta organizza la World Cup in tre Paesi diversi e che, dopo aver conquistato la Cina, si espande nell’Intero Estremo Oriente, portando lì dove sorge il sole il meglio del basket mondiale. Che è quello della Nba: dei trenta giocatori indicati come i migliori e i più attesi, capitanati ovviamente da Luka Doncic, ben 24 giocano negli States e altri due, i fratelli Hernangomez, ne sono appena usciti.

Sono quattordici le franchigie rappresentate in questo “parterre de roy”, con Minnesota che ne ha ben quattro: Towns, Edwards, Gobert e il “cinese” Kyle Anderson. E se gli Usa, ovviamente, hanno il roster interamente pescato dalla Nba, l’Australia gli è vicina con ben dieci giocatori, come il Canada che ne ha sette provenienti dalla superlega. E, più o meno, tutte le altre grandi nazionali hanno uno o più “americani”.

Insomma, dopo tante edizioni del Mondiale snobbate dalla Lega più importante che a lungo ha negato i suoi assi per una competizione considerata minore, la musica è cambiata negli ultimi anni anche perché la comunità estera è andata sempre più estendendosi raggiungendo livelli di qualità eccezionali se i titoli di MVP delle stagioni più recenti sono andati a giocatori europei, come Doncic, Antetoukonmpo e Jokic, convincendo gli americani che anche il mondiale è una cosa seria. Ma anche abbastanza complicata se non viene affrontata con serietà e cioè con i migliori (che non sono mai mancati ai Giochi Olimpici). Ne sono prova le figuracce del 1998 ad Atene, del 2002 ad Indianapolis, del 2006 a Saitama, del 2019 a Pechino.

Eppure gli Usa restano comunque la squadra da battere, per il prestigio che li accompagna: se basterà pur non avendo le sue superstelle, i LeBron James o gli Steph Curry per intenderci, o se dovranno una volta di più sudare per affermarsi lo sapremo da domani in poi.

Steve Kerr è una garanzia (da giocatore vinse l’oro ai mondiali del 1986 a Madrid e quello olimpico del 2000 a Sydney), il precampionato è stato eccellente (imbattuti, come… l’Italia), la squadra è equilibrata con punte come Edwards, Brunson, Haliburton, o Ingram, ma di fronte si troverà avversari che hanno fatto la storia recente della Nba.

Chi può fermarli? Nel terzo e ultimo aggiornamento del “power ranking” della Fiba, stilato in base ai risultati più recenti e ovviamente ufficioso, al secondo posto a sorpresa c’è la Germania di Schroder, Wagner e Lo, il playmaker di Milano, che precede la Francia di Gobert e Fournier (ma senza Wembanyama) e la Spagna di Sergio Scariolo che rispetto all’Eurobasket ha perduto Lorenzo Brown, ma soprattutto ha dovuto rinunciare a Ricky Rubio (primo di un serie di assenze illustri: Antetokounmpo, Murray, Sabonis, Jokic): questa volta sarà difficile pur potendo contare su Santi Aldama stella dei Grizzlies e la rabbia di Usman Garuba appena tagliato da Oklahoma.

Il sondaggio tra i giornalisti vede gli Usa davanti a Francia, Spagna, Slovenia ed Australia: più credibile anche se sembrano un po’ troppo sottovalutate le possibilità di Canada e Germania. In realtà, gli accoppiamenti della seconda fase raccontano una storia diversa perché tra Australia, Slovenia e Germania ad Okinawa e tra Francia, Canada e Spagna a Giakarta, una resterà fuori dai quarti di finale. Meno complicato il cammino degli Usa a Manila dove l’Italia potrebbe trovare occasioni di gloria e la strada spalancata verso l’eliminazione diretta a patto di non commettere l’errore di sottovalutare avversarie sulla carta più deboli.

Pur settima nel “power ranking”, scavalcando la Slovenia e lasciandosi alle spalle anche la Serbia, non gode di grande considerazione alla vigilia. Povera di nomi universalmente famosi, anche se Fontecchio è al dodicesimo posto tra i giocatori più attesi, la minore pressione potrebbe essere una carta in più per Gianmarco Pozzecco.

Gli azzurri entrano nel mondiale in punta di piedi. Noni in Cina quattro anni fa, l’obiettivo minimo, largamente alla portata, è di fare un passo in più qualificandosi per i quarti di finale, inserendosi quindi tra le migliori otto smentendo ogni pronostico. Le condizioni: fare il pieno nella prima fase e giocarsi poi tutto nella seconda, presumibilmente proprio contro la Serbia, evidentemente l’avversaria… fatale nella corsa verso grandi imprese.

Dal nostro ramo del tabellone, dopo le prime due fasi, dovrebbero uscire Italia e Serbia, con Portorico o Cina e Dominicana o Filippine sulla carta non in grado di impensierire. Dall’altro, oltre agli Usa, la lotta sarà tra Grecia, Lituania e Montenegro. L’importante, per coltivare sogni di gloria, è chiudere le due fasi preliminari al primo posto per evitare nei quarti gli Usa: a quel punto, la semifinale non sarebbe più un miraggio.

Naturalmente tutto può succedere, ma la chiave di volta del nostro Mondiale è destinato ad essere una volta di più proprio il confronto con la Serbia di Pesic, indebolita dalle assenze di Jokic, Nedovic, Kalinic e Misic, battuta negli ultimi due incontri ufficiali e più recentemente in amichevole: insomma, un duello storico che si ripropone.

Ce la possiamo fare? Pozzecco intanto insegue il… tredici, e cioè la striscia vincente al termine della prima fase, tenendo conto anche delle gare precedenti: l’ultimo ko risale al novembre dello scorso anno, a Pesaro con la Spagna e dopo un supplementare.  E poi, naturalmente, continuare. Ne ha la possibilità. A giustificare l’ottimismo non sono le ripetute vittorie, ma la consapevolezza che la Nazionale ha saputo mantenere intatte quelle doti di coesione morale e tecnica, il carattere e la convinzione di poter raggiungere alti traguardi, la compattezza di un gruppo che il CT ha mantenuto praticamente inalterato rispetto all’Eurobasket dello scorso anno limitandosi agli innesti dei giovani più promettenti (Spagnolo, Procida, Diouf e Severini) a fianco del blocco consolidato e che fa leva sul carisma di Datome e Melli, sulle doti offensive di Fontecchio e Tonut al quale Pozzecco ha chiesto più intraprendenza in attacco, alla leadership in regìa di Spissu, alla consistenza difensiva di Polonara, Ricci e Pajola.

Restano i problemi di sempre, la leggerezza sotto canestro, risolvibile con grande sacrificio e l’assistenza reciproca, con la velocità delle transizioni, con la difesa che è uno dei marchi di fabbrica pur a fronte di una importante affidabilità offensiva: l’impegno è continuare nella crescita di questi ultimi anni, passata attraverso il quinto posto ai Giochi di Tokyo e l’ottima prova all’Eurobasket di Berlino.

Intanto va superato, domani, l’incognita dell’esordio: l’Angola è l’avversaria giusta per cominciare bene. Il gioco dei sorteggi ci ha messo di fronte gli africani e le Filippine, già affrontate e strabattute nella prima fase anche a Fushan nel 2019: difficile immaginare che abbiano fatto passi in avanti tali da impensierirci. Dopo la nostra partita toccherà a Filippine-Dominicana e lì capiremo la consistenza dei centroamericani, giunti a Manila con la referenza dell’eliminazione dell’Argentina, con quello che può valere visto che la squadra di Nocioni è stata buttata fuori anche dalla possibilità di qualificarsi per Giochi Olimpici ad opera delle… Bahamas.

Buon viaggio, azzurri. Ricordando che c’è da vendicare la beffa del 1978, quando un tiraccio da centro campo di Marcel ci privò del bronzo mondiale, e che all’Italia manca solo una medaglia iridata, dopo il quarto posto ottenuto anche a Lubiana nel 1970 (prima storica vittoria sugli Usa in una competizione ufficiale). La storia del mondiale ci ha visto spesso protagonisti anche senza troppa fortuna, come nel 1998 quando un erroraccio in attacco e un arbitraggio non benevolo ci fermò ad Atene nei quarti contro gli Usa. Anche lì l’Italia di Tanjevic bettè la Jugoslavia e l’anno doppo vinse il titolo europeo… Proviamo a riscriverla ’sta storia, non dimenticando che dietro l’angolo ci sono i Giochi d Parigi.

 

In foto Spissu e Tonut (Twitter)

Mario Arceri