Danilo Gallinari che a 38 anni vede chiudersi il suo ciclo azzurro – e, chissà, anche la carriera – senza riuscire a realizzare il sogno di una medaglia con la Nazionale, e Saliou Niang che a 20 vede spalancarsi una strada che potrà essere ricca di soddisfazioni importanti se saprà percorrerla in modo retto, ma intanto ha vissuto la prima cocente delusione con quella maglia che ha indossato per la prima volta in questo Eurobasket. Il vecchio glorioso atleta che le strade che contano le ha percorse tutte, e il giovanissimo che comincia ora ad affacciarsi sul basket internazionale nel quale ha tutti i requisiti per imporsi assai presto. Oltre ad essere i due estremi di un’Italia che una volta di più si è fermata a un centimetro dal traguardo, sono anche i due giocatori che più di tutti hanno cercato, con motivazioni forse diverse ma con identico spirito, di arrivare a quel centimetro anche quando sembrava lontano chilometri, e di superarlo con un ultimo scatto di reni.
Non ce l’hanno fatta. Danilo ha preso in mano la squadra quando sembrava che il finale fosse ormai scritto, Niang ha espresso tutta la sua energia non solo per dare i fastidi più efficaci a quel mostro (sportivo) di Doncic, ma anche per creare il panico nell’area slovena andando nell’ultimo quarto cinque volte in lunetta. L’emozione, la stanchezza, il peso della responsabilità: dieci tiri e tre errori, che alla fine hanno pesato, come quello di Gallinari. Ma cosa puoi dirgli? Hanno cercato di dare una scossa alla partita, e ci sono riusciti, con un parziale di 22-6 nei primi otto minuti dell’ultimo quarto colmando (7 punti Gallinari, 9 punti Niang) quasi tutto l’abisso che il monumentale Luka aveva scavato in precedenza. E non è un caso che, giunti a un solo punto (dal -16 di inizio quarto) proprio Doncic abbia ritrovato le energie per riallargare il varco con gli azzurri che quelle energie, fisiche e mentali, le avevano ormai perdute.
E’ andata così, con Pozzecco e Gallinari agli addii, con Niang, Diouf, Spagnolo, Procida a tuffarsi in nuove avventure, con tutti gli altri a pensare che il prossimo Europeo sarà nel 2029 e chissà chi, contandosi gli anni, potrà ancora esserci.
L’Eurobasket 2025 per l’Italia è ormai in archivio, e non consola pensare che si è in buona e triste compagnia. Certo, peggio di noi oggi starà certamente Sveto Pesic che questo Europeo doveva vincerlo e che invece torna mestamente a Belgrado con un modesto nono posto. Può lamentare la perdita di Bogdanovic, ma non sembra sufficiente. E se il ko con la Turchia poteva starci, farsi surclassare dalla Finlandia è davvero grave. Così come la Francia, decima, che piange le defezioni di Wembanyama e Gobert, con i quali avrebbe probabilmente dominato, e poi in corso d’opera la perdita di Sarr, prima scelta Nba. La Spagna chiude al 17° posto, eppure è quella che ha impressionato di più per freschezza e qualità di gioco e per possibilità di futuro: dopo la delusione di Parigi aveva rinnovato a fondo la squadra, ha pagato un ridimensionamento calcolato e ha avviato con anticipo il grande ritorno.
L’Italia sarà invece undicesima, quattro passi indietro rispetto alle precedenti edizioni dell’Eurobasket che l’avevano vista tra le prime otto. Difficile imputare qualcosa a staff e giocatori che hanno sempre dato il massimo. Dalla sfortuna di dover affrontare due dei tre totem di questo campionato, Antetokounmpo e Doncic, a quella di aver avuto per quattro volte come arbitro il canadese Kallio (quanta tutela per il fuoriclasse sloveno!), elementi di recriminazione oggettiva si possono anche trovare, ma poi emergono anche quegli elementi tecnici difficilmente accettabili come l’aver dovuto cominciare in salita le gare più importanti. 12-22 con la Grecia, 0-13 con la Spagna, 11-29 con la Slovenia. Frutto evidente di un approccio morbido alle partite.
Ci sarà tempo per analizzare più a fondo colpe e meriti, così come la scelta di Gianmarco Pozzecco che dimettendosi si è assunto ogni responsabilità, che ha difeso tutti i suoi giocatori, che per tre anni ha dato letteralmente l’anima per una squadra dalla quale ha saputo trarre assai più di quanto sarebbe stato lecito. Questo è il momento di guardare un Europeo che va avanti, fra mille rimpianti se vediamo ai quarti Georgia (un altro miracolo di quel grande uomo che è Shengelia), Finlandia, Polonia, la stessa Slovenia. Tra le “grandi” storiche ai quarti c’è solo la Lituania che ora potrebbe pagare la perdita di Jokubaitis; la Germania è quella più titolata: da campione del mondo in carica, è sempre più favorita per bissare quel titolo europeo vinto nel 1993 a Monaco con Pesic in panchina. Vedremo dove arriverà la Grecia, mentre la Turchia di Ataman potrebbe ripetere i risultati ottenuti con Tanjevic in panchina quindici anni fa. La Polonia nel ’22 a Berlino ha chiuso al quarto posto, per la Slovenia Schroder e Wagner sembrano un ostacolo troppo duro.
Tornati a casa, rammentando che mai come questa volta la Nazionale è stata seguita da un numero veramente esiguo di inviati, aspettiamo il nuovo CT (Banchi il più indiziato), ma anche che tutti quei giovani che quest’estate ci hanno fatto sognare, crescendo mantengano le promesse. I Mondiali tra due anni, i Giochi Olimpici nel 2028, gli Europei nel 2029: hanno tutto il tempo, purché non si perdano anche loro.
Nell’immagine Danilo Gallinari, foto Ciamillo-Castoria
Mario Arceri