di Maurizio Roveri

Tutti in piedi. Applausi e cori, nel Madison di Piazza Azzarita. Mai vista una sconfitta casalinga “salutata” dal pubblico della Virtus Segafredo così appassionatamente, così intensamente, così orgogliosamente. Con tanta giustificata fierezza. Ci sta. Ci sta tutto. La vita è fatta di emozioni. E le emozioni più intense danno colore e pathos a momenti speciali.
Ieri sera il gruppo virtussino di coach Scariolo, tirando fuori energie da chissà dove, producendo uno sforzo enorme e commovente, stava per ribaltare il destino d’una partita che – ad un certo punto, al 7’ del terzo periodo – lo vedeva in ritardo di 16 lunghezze.
Il recupero impetuoso, quasi eroico, fino al -1 quando v’erano ancora 89 secondi di gioco – ha coinvolto emotivamente ed entusiasticamente tutto il Palazzo. Nella tipica atmosfera delle battaglie storiche.
La rimonta è rimasta incompiuta. Si è spenta sull’ultimo assalto (il tentativo da 3 di Isaia Cordinier, non andato a buon fine) e su due tiri liberi di Elijah Bryant.  Tuttavia, l’immagine della Virtus che sul cammino dell’Euroleague fa tremare il grande Efes bi-campione d’Europa… è di quelle che rimangono nel cuore della gente. E dunque, da ammirare e da rispettare. Fieramente. E  quell’uragano di applausi dei 5433 spettatori (PalaDozza gonfio gonfio, sold out da giorni) voleva essere, in tal senso, un forte messaggio rivolto a Semi Ojeleye, Iffe Lundberg, Daniel Hackett e ai loro compagni. Sconfitti sul campo, ma non nel cuore del popolo virtussino.

La Virtus Segafredo ha tenuto testa allo squadrone turco che in questi anni ha dettato legge nella principale competizione europea (stava dominando anche tre stagioni fa, quella del 2019-20 che il Covid costrinse alla sospensione). L’Efes con il suo sistema di gioco collaudatissimo, gli equilibri, le spaziature, gli eccellenti automatismi, le certezze che si porta dietro da tempo, i suoi tiratori (manca Shane Larkin, operato a un dito della mano destra dopo i campionati europei e prossimo al rientro, ma c’è un micidiale Will Clyburn in più nel roster di coach Ataman in questa stagione. Soprattutto, è un gruppo con tanta esperienza di Euroleague. E quel “killer instinct” che Vasilije Micic, Will Clyburn, Rodrigue Beaubois (30 di Performance Index Rating ieri sera per il francese) e ovviamente Larkin, possiedono in abbondanza. Oltre al talento.
La Virtus Segafredo è squadra che ha sei giocatori (sette considerando l’ancora indisponibile Abass) che una competizione importante, severa, durissima come l’Euroleague non l’avevano mai fatta. Sta acquisendo esperienza sulla propria pelle. Sta crescendo, maturando. E dimostrando, ora, una raggiunta solidità.
Dopo i primi 10 turni di questa robusta Euroleague, la V nera viaggia con 4 partite vinte e 6 perse. Viene da due sconfitte nello spazio di due giorni: il -3 di Atene (88-85 per il Panathinaikos mercoledì) e il -5 di ieri sera (80-85 contro l’Efes campione d’Europa). Paradossalmente, proprio queste due sconfitte sulle strade tortuose di due sfide velenose, hanno mostrato una Segafredo capace di reggere l’urto e rimanere in partita affrontando Club di vastissima esperienza.

E allora, la riflessione che mi sento di fare è che da queste due sconfitte la Virtus esce con maggiori certezze. Sul piano dello spirito di gruppo, dell’espressione tecnica, della competitività, dell’identità, del ritmo, del coraggio. E’ una squadra che combatte fino in fondo. Con tanta energia. Chiaramente, alcune situazioni sono da mettere a posto. Nel processo di crescita si deve arrivare ad essere più cinici e concreti, per non farsi beffare come è avvenuto nella partita di Atene. La stagione è lunga lunga, i margini di miglioramento mi sembrano abbastanza ampi. E quando Scariolo potrà avere a disposizione – con continuità – un giocatore del valore di Toko Shengelia (che per infortuni ha perso fino ad ora 8 partite di Euroleague su 10!) la consistenza della Virtus Segafredo sarà destinata progressivamente ad aumentare. Poiché il campione georgiano le battaglie di Euroleague le conosce bene. E Toko, quando sarà al top della condizione, è giocatore “che sposta”.

L’aver tenuto testa così orgogliosamente all’Anadolu Efes Istanbul (col cuore, con spirito di sacrificio, trovando coraggio proprio nel momento di maggiore difficoltà) indica che la Virtus Segafredo è squadra da Eurolega. A questo livello ci sa stare. E’ una squadra competitiva, perchè possiede solidità mentale ed etica del lavoro.
E ritengo che abbia (e avrà) le risorse per inseguire un posto nei playoff. L’obiettivo è prestigioso e possibile. Di sicuro, la V nera è in grado di competere per cercare di raggiungere quella posizione.