di Maurizio Roveri
Don Sergio lo sapeva. Sapeva come sorprendere Lorenzo Brown in un arrivo stretto, di quelli punto a punto dove il fuoriclasse del Maccabi diventa spesso decisivo con il suo enorme talento, le mani di velluto e la facilità di trovare la strada per il canestro.
Occorreva trovare un sistema per fargli perdere il ritmo e l’orizzonte. Isolarlo, togliendogli la comunicazione con gli altri compagni in campo. Coach Sergio Scariolo conosce perfettamente i grandi pregi, ma anche il limite, di un Campione assieme al quale ha vinto il titolo NBA con i Toronto Raptors nel 2019 (Scariolo era il vice Nick Nurse) e il Campionato Europeo con la Nazionale spagnola il 18 settembre scorso quando Lorenzo Brown – da naturalizzato – fece la differenza. Sotto la guida impeccabile di “Don Sergio”. Brown la Stella, Scariolo il mitico Capoallenatore: il tecnico  che ha fatto vincere 4 titoli europei e un Mondiale alle “Furie Rosse”.
Che cosa ha escogitato il coach della Virtus Segafredo negli ultimi tre minuti d’una gara di Euroleague straordinariamente emozionante e gonfia di pathos? Una difesa tattica. Speciale. La “Box-and-One Defense”. Si tratta d’una difesa mista, che usa e mette assieme concetti di zona e uomo. Il “box” è la scatola: quattro giocatori si dispongono praticamente a quadrato, con una certa intensità sul portatore di palla e, soprattutto, con l’obiettivo di proteggere l’area. Proteggersi dalle penetrazioni, proteggersi dai tagli, proteggersi nel duro lavoro per i rimbalzi.
Il quinto difensore è colui che viene designato per una missione speciale: andare a difendere, faccia a faccia, sul tiratore più pericoloso e cioè l’uomo che ha punti facili nelle mani. Mettergli pressione, tenerlo fuori dal vivo del gioco, non permettergli di ricevere gli abituali rifornimenti dei compagni di squadra né a lui di poter eseguire i passaggi o gli scarichi con i quali sa mettere in ritmo i compagni.
Isaia Cordinier è il “soldato” che il comandante Scariolo ha destinato alla stretta marcatura di Lorenzo Brown per i minuti decisivi d’una sfida equilibratissima che vedeva la V nera di Bologna rientrata orgogliosamente in gara dopo i momenti di affanno sulle tortuose prime curve dell’ultimo quarto quando per cinque lunghi minuti non aveva visto il canestro ed era stata spinta dal Maccabi a -7.
La strategia di coach Sergio Scariolo ha funzionato in maniera magistrale. Una strategia che è  riuscita nell’obiettivo di confondere le idee al sistema offensivo del potente team israeliano. Rallentandone le manovre. Mettendolo di fronte a qualcosa che non gli è abituale. Il Maccabi ha dovuto prendersi tempo, per leggere la nuova situazione tattica, per cercare di capire che cosa andava fatto. Penso che non se l’aspettasse questa strategia. Conseguentemente, ha perso fluidità e ritmo. Si guardavano attorno, un po’ smarriti, i compagni di Lorenzo Brown. Lo hanno cercato con gli occhi, senza però incrociarne lo sguardo né essere in grado di coinvolgerlo. Quel Cordinier dalle gambe forti ed esplosive che seguiva e inseguiva la stella del Maccabi, gli tagliava la strada, gli toglieva il respiro e gli strappava il cuore, ha alzato un muro fra Brown e i compagni di squadra. Soluzioni? Contromosse? Prima che coach Odel Kattash e i suoi giocatori potessero mettere in atto qualcosa per recuperare incisività, il tempo era ormai scivolato via. E la Virtus aveva recuperato l’inerzia. E con coraggio, con lucidità, con la capacità di guadagnarsi falli e tiri liberi preziosissimi conquistava un successo di quelli che pesano. E che emozionano la gente.
Lorenzo Brown era già arrivato a 16 dei suoi 18 punti, prima del “cambio di difesa” attuato da coach Scariolo. La box and one evidentemente non l’ha gradita. Gli è rimasta sullo stomaco. Indigesta. A lui e agli altri del Maccabi.
La “scatola e uno” non ha soltanto fermato la luminosa stella del Club di Tel Aviv, ma ha fatto perdere ritmo anche a Josh Nebo il colosso (2,06 per 111 chili) dai balzi vertiginosi e impressionanti. Toko Shengelia e un Mam Jaiteh in crescita hanno limitato – nel finale – l’esplosività del centrone del Maccabi dalle fragorose schiacciate.
Felicissima, dunque, si è rivelata l’intuizione di coach Scariolo: questa “difesa mista” che – buttata improvvisamente in faccia alla banda di Kattash – ne ha tolto certezze e luce. Il Maccabi si è trovato smarrito nella nebbia, non trovando più la strada.
Capolavoro tattico del coach della V nera. Ma anche grande grande applauso ai suoi giocatori, per come l’hanno interpretata, per come l’hanno attuata, per come hanno fortemente creduto in questa strategia. E per la sapienza e la lucidità con le quali il gruppo bianconero ha gestito gli ultimi tre minuti (dopo i cinque  di black out e quel -7 accusato due volte sul 57-64 e sul 59-66). Ecco, proprio dal 59-66 la Segafredo con costanza ha preso il volo. Fino al 78-73 finale.
Una curiosità. Sapete chi usò la “box-and-one defense” in occasione delle Finali NBA del 2019? Quelle dello storico 4 a 2 dei Toronto Raptors contro i Golden State Warriors.
Nick Nurse. Sì, proprio lui. La “scatola” (o il quadrato) con Marc Gasol e Kawhi Leonard dietro, a proteggere il canestro, Kyle Lowry e Pascal Siakam davanti. Con Fred Van Vleet in difesa individuale sulle tracce di Steph Curry.
Chi era il vice di coach Nick Nurse? Sì, proprio lui: Sergio Scariolo.
Ieri sera il tecnico bresciano della V nera è stato molto abile nella gestione della partita. E diabolico nel mettere in crisi il Maccabi con una strategia che il team israeliano non si aspettava.
Costretto dagli infortuni e assenze a fare di necessità virtù, Scariolo è riuscito perfettamente nell’obiettivo. La trappola ha funzionato. Con la squadra incompleta, priva di Mickey e Ojeleye, inoltre con Pajola ammaccato e non al meglio (anche se come sempre generoso guerriero) il tecnico della Virtus Segafredo non sarebbe riuscito a chiedere al suo gruppo quaranta minuti di difesa individuale. Sarebbe stato dispendiosissimo. Fra l’altro, tornando in campo a distanza di appena 48 ore da un’altra intensa battaglia, quella contro l’Alba Berlino (con un giorno di recupero in meno rispetto al Maccabi…). Occorreva con sapienza gestire le energie. E al tempo stesso trovare la chiave per disorientare e disunire il Maccabi. Scariolo ha avuto l’illuminazione vincente.
Okay, l’uso della Box and One è stato determinante. Nell’avvelenare la vita al Maccabi. Tuttavia, non si può mettere in secondo piano tutto il resto. Tutto il grande sforzo che la Virtus Segafredo ha prodotto in questa sfida.
La personalità di Milos Teodosic in una prestazione di notevole generosità, sacrificio e leadership. Milos che ha difeso, Milos che è andato a rimbalzo, Milos senza neppure una palla persa, Milos al quale Scariolo ha chiesto gli straordinari (quasi ventiquattro minuti in campo, dopo i 20’47” della partita di mercoledì contro Berlino), Milos da 15 punti, 6 assist, 22 di valutazione e un +15 di plus/minus.
La durezza mentale di Daniel Hackett spremendosi per tutto il primo tempo in una difesa aggressiva su Lorenzo Brown (in staffetta con un ottimo Alessandro Pajola, attentissimo sul forte tiratore del Maccabi). Un Hackett poi orgoglioso e provvidenziale nell’ultimo quarto per trascinare la Virtus fuori dalle sabbie mobili: suo è stato l’assalto da leader a sbloccare psicologicamente la Virtus che veniva da quasi cinque minuti di difficoltà offensiva senza aver visto il canestro.
E Toko Shengelia, il guerriero georgiano, è diventato una “presenza” fondamentale con la sua intensità, il carattere, reggendo l’urto con la fisicità del Maccabi. Quella armoniosa esecuzione in gancio di mancino per l’aggancio sul 66-66 è stata di fondamentale importanza. Lì la Virtus Segafredo ha acceso il fuoco del coraggio, della convinzione. Completata la rimonta, c’era da andare a vincerla questa battaglia.
E il Mam Jaiteh più attivo e determinato di questi suoi primi mesi in Euroleague ha messo la firma su un secondo tempo affrontato da duro, con il fuoco nel cuore finalmente. Ha buttato via certe incertezze, il pivot francese. Qualche errore d’ingenuità c’è ancora, tuttavia Jaiteh è chiaramente in crescita.  Comincia a capire come si tiene il campo. E come ci si deve battere nella più competitiva e importante e durissima competizione europea, dove il francese è un debuttante. L’ho visto senza paura andare a contrastare il furioso Josh Nebo da10 rimbalzi e 16 di valutazione, e nei minuti decisivi Mam Jaiteh ha saputo addomesticarlo. Ecco un segnale molto importante per la Virtus Segafredo. Nella prima parte di gara era andato meglio Ismael Bako, che poi non si è ripetuto. Lasciando la scena a Jaiteh, perché questa è stata – anche – la sera di Jaiteh.
Quanto è stato importante quel rimbalzone che di prepotenza è andato ad artigliare, il fallo che ha subìto e quel tiro libero che ha spinto la squadra bianconera al +6 quando mancavano 49”7 al termine.
E Isaia Cordinier? La difesa a uomo degli ultimi tre minuti su un attaccante elegante, prodigioso come Lorenzo Brown è da prendere come modello: per l’attenzione massima, la forte applicazione, tempismo orgoglio e tecnica. Un Cordinier da +18 di plus/minus.
Iffe Lundberg non è al top della condizione fisica come qualche tempo fa, continua ad applicarsi con efficacia in fase difensiva. In attacco è meno pericoloso. Tuttavia, è giocatore con intelligenza, equilibrio, saldezza di nervi. La sua capacità nell’andare a prendere fallo, la sua freddezza dalla lunetta. Con faccia tranquilla è stato il danese a mettere dentro i 2 liberi per il 77-71 a 16”8 e il tiro libero, a 10”&, per il 78-73 finale.
Un’altra chiave di lettura per spiegare il successo contro una squadra potente e più avanti in classifica: le sole 12 palle perse. Inusuale per la V nera. Indica disciplina e ordine.
Grande performance, dunque, della Virtus Segafredo in una settimana da due vittorie. Due aspre sfide di Euroleague nello spazio di 48 ore. Con il cuore. Con carattere. Con una buona gestione. Sapendo con abilità sfruttare il bonus per poter fare viaggi in lunetta: 14 su 19 i tiri liberi contro l’Alba Berlino, 27 su 32 ieri sera.
In particolare il successo sul Maccabi assume un notevole valore: sia per il prestigio del Club israeliano e per la notevole fisicità che la squadra di coach Kattash possiede; sia perché questo risultato è stato ottenuto senza poter contare su Jordan Mickey e Semi Ojeleye. Due giocatori che – insieme – portano alla Virtus Segafredo 18.5 punti (9.4 Ojeleye, 9.1 Mickey) e 8.3 rimbalzi (3.8 Ojeleye e 4.5 Mickey).