di Maurizio Roveri
Io penso che il popolo della V nera debba essere orgoglioso dell’atteggiamento mentale della Virtus Segafredo in terra basca, e di come il gruppo di coach Scariolo ha combattuto fra le tante insidie d’una sfida che – lo si sapeva – era al confine dell’impossibile. Affrontando in trasferta e in situazione d’emergenza (senza Mickey, Ojeleye e Cordinier, con Pajola dolorante per la spalla ancora ammaccata e in campo solo 14 minuti e mezzo) quella che è sicuramente la “squadra del momento”. Il lanciatissimo Baskonia, gonfio d’entusiasmo e di energia, di esplosività atletica e di meravigliosa espressione tecnica. Il gruppo di coach Joan Penarroya ha firmato con personalità la quinta vittoria consecutiva in questa affascinante Euroleague.
Non ho dubbi: il Cazoo Baskonia Vitoria-Gasteiz di questo magico dicembre, infiammato dal clamoroso doppio successo di Istanbul della settimana scorsa (nello spazio di 48 ore ha espugnato la Sinan Erdem Sports Salonu dell’Anadolu Efes e poi ha fatto la voce grossa sul parquet dell’Ulker Sports Arena del Fenerbahce) è la squadra che sta esprimendo la miglior pallacanestro. Nell’Euroleague più competitiva, più bella e più interessante di sempre.
Tre “fotografie” del partitone fabbricato anche ieri sera dal Baskonia. Le 9 stoppate (contro zero subite), i 31 assist e il 124 di Performance Index Rating. Per la gioia della gente, che a Vitoria (Gasteiz in lingua basca) vive da decenni un rapporto intenso, forte, passionale, coinvolgente, fiero con il Saski Baskonia.
Il 90-79 di ieri, sui legni della “Fernando Buesa Arena”, ha confermato il valore e la personalità della squadra allenata da coach Joan Penarroya Rodriguez.
Per la Virtus Segafredo una sconfitta dignitosa. Anzi, dignitosissima. Il gruppo di Sergio Scariolo ha limitato i danni in 11 punti. Tutto sommato, in situazione d’emergenza, ha retto abbastanza l’urto con un avversario più forte, più fisico, più atletico, più dinamico, più in salute. Il Baskonia di oggi è squadra costruita con sapienza: dietro, c’è tutta l’esperienza internazionale di un Club che da anni e anni partecipa alla più alta competizione europea. La Società basca è alla ventitreesima stagione consecutiva in Euroleague, a partire dalla serie finale del 2000-2001 quando contese il Trofeo alla Virtus Kinder della magica “tripletta” (Eurolega, scudetto, Coppa Italia). Era la V nera di Ginobili, Jaric, Rigaudeau, Abbio, Sconochini, Smodis, Frosini, Rashard Griffith, David Andersen. L’ultima squadra italiana ad essere salita sul tetto d’Europa.
La Virtus Segafredo ieri sera alla Fernando Buesa Arena è andata sotto anche di 20 su un canestro di Steven Enoch a poco più di due minuti dal termine del terzo quarto. Percossa dalle brusche accelerazioni e dall’esplosività dinamica del Baskonia. Non ha deragliato. Non si è verificato un Olympiacos 2. Anzi, senza farsi assalire da frenesia e confusione la squadra di Sergio Scariolo ha saputo con pazienza ricucire un po’ lo strappo. Restando in qualche modo a galla. Portandosi addirittura a -6.
Chiaro, sono stati commessi parecchi errori. Quelle 25 conclusioni sbagliate vicino a canestro fanno gridare all’orrore. La percentuale del 40.5% nel tiro da due non è da Virtus. Sicuramente rappresenta il punto più basso stagionale del gruppo bianconero in questa voce statistica. Nelle vittorie della settimana scorsa la V nera di Bologna aveva concluso da due con il 50% nella battaglia con il Maccabi e, prima, aveva sfiorato il sessanta per centro contro l’Alba Berlino. E’ evidente che l’atletismo e la struttura fisica di gente come Matthew Tyler “Matt” Costello (centro statunitense naturalizzato ivoriano di 2,10 per 110 chili), Maik Kotsar (centro estone di 2,10 e 122 chili), Steven Enoch (centro americano-armeno di 2,08 per 116 chili) e la reattività, la scelta di tempo di Rokas Giedraitis (ala di 2,01 per una novantina di chili) e di Pierria Henry play guardia statunitense-senegalese di 1,93 per 89 chili, inevitabilmente sono condizionanti per chi attacca l’area.
Nove stoppate contro zero. In questo dato c’è tutto.
La realtà dice che la Virtus Segafredo ha dei limiti sottocanestro. In attacco principalmente ma anche in difesa. I due centri, Mam Jaiteh e Ismael Bako, sono debuttanti in Euroleague. E si vede. Va apprezzata la loro applicazione, però a questi livelli non fanno la differenza. Non la stanno facendo. Possono crescere, sicuramente: Bako nell’ampliamento del repertorio tecnico, Jaiteh sul piano della personalità e dell’autostima. Che cosa farà la Dirigenza? Aspetterà i loro eventuali progressi, oppure interverrà con un colpo grosso sul mercato dei “centri”? Ieri sera Bako ha avuto il PIR più alto (13) della squadra. Il belga schiaccia a due mani di cattiveria, ricevendo palloni d’oro. Il problema è che non ha quasi altre soluzioni. Jaiteh, il centro francese che è stato l’MVP dell’Eurocup vinta dalla Segafredo nella stagione scorsa, sta conoscendo un difficile impatto con l’Euroleague. Possiede un fisico potente, il problema è che lui è soft mentalmente. Troppe incertezze. Ultimamente l’avevamo visto più attivo, ieri sera 12 rimbalzi ma anche un tragico 3 su 11 a pochi centimetri dal canestro. Il “micione” spesso imperioso di un anno fa, adesso sembra preoccupato. Troppo timido e macchinoso. Fatica a sbloccarsi.
Una delle note interessanti della partita di ieri sera nella basca Vitoria è rappresentata dalla utilizzazione di Nico Mannion nel suo vero ruolo: quello di guardia. Muovendosi bene, al fianco di  Daniel Hackett. Qualcosa del genere, di tanto in tanto, s’era già visto con Nico assieme a Pajola.
Una delizia per gli occhi vedere la pallacanestro del Baskonia. Intensità e ritmo da squadra d’alto livello di Euroleague. In particolare mi ha impressionato l’armonia del suo sistema di gioco. E’ una squadra composta da tanti giocatori versatili. Tutti di buona qualità. E dunque perfetti per ottenere quella flessibilità che è alla base del tipo di pallacanestro del team basco di coach Penarroya.
Flessibilità significa saper cogliere al volo ogni opportunità favorevole che tatticamente la partita propone (dunque, sfruttare al meglio i mismatch).
Flessibilità è creare “giochi” e situazioni con giocatori capaci di interpretare più posizioni in campo: e questo è il principio-base della “Flex Offense”. Si tratta d’una strategia che esalta l’abilità di chi sa muoversi in ruoli diversi. E’ un attacco di grande movimento, di continuità. Che permette – attraverso un uso efficace e continuo di blocchi (in particolare blocchi ciechi) e tagli – di aprire spazi e crearsi situazioni favorevoli. Per attaccare il canestro, per scarichi da un lato all’altro, per ottenere buone traiettorie di passaggio, e liberare i tiratori dalla grande distanza.
E se Kotsar, Enoch e lo stoppatore Costello sono tre solidissimi centri, Vanja Marinkovic venticinquenne shooting guard serbo è un micidiale tiratore: 22 punti in 22 minuti, in questa partita, con uno strepitoso 5 su 8 da 3 punti (percentuale 62.5).  Ma anche Daniel Diez e l’ex-Brindisi Darius Thompson sono tiratori decisamente affidabili. Il problema alla schiena che ha fatto uscire di scena, presto presto, Markus Howard il playmaker titolare nonché miglior tiratore da 3 dell’Euroleague, ha permesso a Darius Thompson di giocare diversi minuti in cabina di regia: lui e Pierra Henry in versione fabbrica di assist. Hanno fatto girare magistralmente la squadra, confezionando in due qualcosa 22 assist: 13 Henry e 9 Thompson.
Dietro alla brillante pallacanestro e ai risultati di questo Baskonia c’è un rigoroso intenso lavoro di programmazione, di scouting, di ricerche. Che hanno portato a scelte felici. Fatte con logica. Marcus Howard ha 23 anni. Come Sander Raieste.  Todas Sedekerskis, che s’è ritagliato alcuni minuti ruggenti nella partita di ieri, è un classe 1998.  Vanja Marinkovic, guardia dal diabolico tiro, ha 25 anni. Proprio come l’ottimo centro Steven Enoch. L’altro forte centro, Maik Kotsar, di anni ne ha 26. Come Daulton Hommes, l’ex di Cremona, l’unico del Baskonia ad avere sbagliato la partita. Nel roster del Baskonia c’è anche un classe 2000, Arturs Kurucs. Ventisette sono gli anni di Darius Thompson, un altro che è nel pieno della maturità tecnica e al tempo stesso al top per condizione atletica e tanta energia da spremere in ogni gara.
I veterani (si fa per dire…) sono i ventinovenni Pierria Henry, Dani Diez e Matt Costello. Oltre a Rokas Giedraitis che ha trent’anni.
Il Baskonia è Società che merita grande rispetto. Ha una caratteristica: quella di scegliere, valorizzare e lanciare futuri “personaggi” del basket. A Vitoria, ad esempio, in tempi recenti hanno giocato Toko Shengelia, Achille Polonara, Matteo Fontecchio. Insomma, un laboratorio di sviluppo.
Qui al Baskonia è cominciata la splendida avventura come coach di Sergio Scariolo. Dal 1997 al 1999. Da lì è partito un percorso straordinario che ha portato Scariolo a diventare il Commissario tecnico dalla Spagna, la Nazionale che sotto la sua guida è salita sul tetto d’Europa e sul trono del mondo.