di Maurizio Roveri
L’opportunità era bella, seducente, stimolante. Volare sul 9-9 in classifica. Sarebbe stato straordinario, momentaneamente almeno, per un Club che – rientrato dopo tanti anni nell’Europa dei grandi canestri – sta vivendo con curiosità e trepidazione quest’esperienza da “debuttante” nell’Euroleague moderna. Affrontata senza particolari ambizioni, ma cercando di farsi apprezzare con un rendimento più che dignitoso. L’obiettivo è questo.
Era dunque un’occasione affascinante, la sfida con lo Zalgiris Kaunas. Una partita da afferrare con mani energiche, con i graffi dell’orgoglio e il fuoco dell’entusiasmo.
No, non è andata così. La Virtus Segafredo, con Cordinier e Mannion ancora indisponibili, Shengelia e Mickey lontani da una condizione di forma accettabile, oltre ad un Lundberg anonimo e mai incisivo (0 di valutazione, -12 di plus/minus), non ha avuto la forza per superare un gruppo motivatissimo e dall’esplosivo atletismo com’è in questo periodo lo Zalgiris di coach Maksvytis.
La V nera di Scariolo ha combattuto. Ci ha provato. Rientrando in gara, dopo quell’avvio da incubo (6-20 il punteggio dopo sette minuti, 2 su 12 nelle conclusioni a canestro). Un maestoso Milos Teodosic (orgogliosa, commovente recita da 21 punti, 12 assist, 28 di Performance Index Rating) ha tentato – trasmettendo messaggi di sublime pallacanestro – di animare la sua Virtus in affanno. Il partitone di Milos avrebbe meritato migliore sorte. Sulla frequenza d’onda di Teodosic si sono sintonizzati Pajola e, parzialmente, Ojeleye. Il resto del gruppo non aveva gli occhi della tigre, avrebbe avuto bisogno di maggiori energie per poter alzare ili volume della voce.
L’ostacolo era alto, alto. Lo si sapeva. Si immaginava una battaglia aspra, ruvida, complessa, insidiosa per la Virtus. Ebbene, lo Zalgiris è stato anche più grande e competitivo di quel che si temeva.
Merita applausi, soltanto applausi, questo Zalgiris. Per il rigoroso lavoro che la Dirigenza (il leggendario Arvydas Sabonis, che è Presidente Onorario e ancora attivo nell’organizzazione del Club, e il CEO Paulius Motiejunas), lo staff tecnico capeggiato da Kazys Maksvytis e i giocatori (bellissimo spirito, e anche bella fierezza dentro un gruppo del quale fanno parte ben 11 giocatori lituani) stanno portando avanti a Kaunas. Interessantissima realtà, il rilanciato Zalgiris. Premiato dai vertici di Euroleague che hanno scelto Kaunas come sede della Final Four di questa avvincente e spettacolare edizione 2022-23.
Gruppo solido e compatto, questo dello Zalgiris. Costruito su certezze. Su una precisa identità tecnica. Gente di carattere. Quando la settimana scorsa, dopo appena 57” dall’inizio della partita interna contro il Fenerbahce, lo Zalgiris ha visto il suo giocatore di maggior talento, Keenan Evans,  crollare a terra con il tendine d’Achille rotto, vi sono stati momenti di forte amarezza e di preoccupazione per il giocatore: Evans aveva cominciato fortissimo la stagione, playmaker titolare e shooting guard, settimo realizzatore di questa Euroleague. Tuttavia, nessuna scena di disperazione. Lo Zalgiris, perdendo Evans,  perdeva di colpo 16 punti e quasi 4 assist di media-partita e un PIR di 17.4. Un maledetto colpo basso. Il gruppo non si è minimamente disunito. Niente vittimismi. E nessun contraccolpo psicologico. Tutti hanno raddoppiato lo sforzo. Morale: lo Zalgiris, anche senza il suo punto di riferimento, ha demolito il Fenerbahce. E’ la forza di un efficace e collaudato sistema di gioco costruito da coach Maksvytis, dove tutti vengono coinvolti e possono sentirsi importanti. Paulius Motiejunas, il General manager, non ha perso tempo. Già durante la partita, dalla panchina, si metteva in contatto con il procuratore di Isaiah Taylor. E dal giorno dopo si sono lanciati sulla pista-Polonara. Idee chiare. Tempismo.
Entrambi, Taylor e Polonara,  hanno debuttato, ieri sera in maglia-Zalgiris alla “Virtus Segafredo Arena”. E Isaiah Taylor ha confezionato un ultimo periodo decisivo per il successo lituano, dopo che il terzo quarto s’era concluso sul 60 pari. I folgoranti 1c1 di Taylor hanno tagliato e fatto sanguinare una difesa virtussina lenta di riflessi che non ha saputo arginare gli attacchi al ferro di Isaiah Taylor e compagni.
Impressionante prestazione di Rolands Smits nei suoi 24’46”. Attivissimo, dinamico, abilissimo nei “tagli”,  mani rapide e forti, il 2.08 lettone, ex del Barcelona, si trova a meraviglia nel tipo di pallacanestro dello Zalgiris. In una stagione da  9.2 punti, 5.6 rimbalzi e 9.4 di PIR, il lungo e solido e smaliziato Smits sui legni della Segafredo Arena ha preso la scena fabbricando 17 punti (4 su 5 da due, 1 su 3 dalla lunga distanza, 6 su 6 nei tiri liberi, 8 rimbalzi, 4 assist. Intensissimo. Pregevolissimi i “giochi a due” con l’altro gigante della squadra, il 2.13 Laurynas Birutis.
Come ispirata e incisiva è stata la partita di Ignas Brazdeikis, guardia di 2.01, giocatore completo e concreto, capaciedi fare un po’ di tutto: 17 punti, 5 rimbalzi, 2 assist, 2 palle recuperate, 20 di PIR e +16 di plus/minus.
Ha avuto buon minutaggio Arnas Butkevicius, ala di 1.97 che ha portato via il tempo alla difesa virtussina sorprendendola con 13 punti, 5 rimbalzi, 5 falli subiti, 20 di PIR.
Mi ha impressionato, lo Zalgiris, per la dinamicità, la scelta di tempo e l’organizzazione nel fabbricare raddoppi difensivi. Che hanno tolto dal vivo deo gioco il trio Lundberg-Shengelia-Mickey. Mai pericolosi, 10 punti in tre!
L’anima dei raddoppi dello Zalgiris è Kevarrius Hayes, gambe rapide, sempre pronto a “chiudere” spazi, a mettersi sulle linee di passaggio, ecco un giocatore che si esalta in difesa e che lavora forte ai rimbalzi.
Vien da pensare che, quando recupererà gli attualmente infortunati Tyler Cavanaugh e Mantas Kalnietis (ovviamente non Keenan Evans la cui stagione purtroppo è terminata) questo Zalgiris migliorerà la sua attuale settima posizione. Ed entrerà sicuramente nei playoff. Sognando… sognando magiche notti nella suggestiva “Zalgirio Arena” da 15.688 posti.
Che cosa ha avuto, in particolare, lo Zalgiris più della Virtus? 1) L’atteggiamento, soprattutto l’aggressività dell’impatto sulla partita. E la personalità, la convinzione nell’ultimo quarto. 2) la difesa, molto fisica, molto intensa, soprattutto organizzata in maniera eccellente. La Virtus in attacco ha fatto una tremenda fatica, a parte ovviamente il grande Milos Teodosic. 3) la superiorità a rimbalzo. 38 contro 24. In particolare, lo Zalgiris è la quarta migliore squadra per i rimbalzi d’attacco: 11 anche ieri sera, contro i 5 della V nera di Bologna. Kevarrius Hayes con la sua scelta di tempo, l’elevazione, e gol senso della posizione, ha tirato giù 9 rebounds. 8 i rimbalzi di Rolands Smits.
La Virtus dovrà necessariamente migliorare nel fondamentale del “tagliafuori”. Che è un aspetto fondamentale, ed è il più vulnerabile nella difesa bianconera.
Altra risorsa importante dello Zalgiris Kaunas è l’abilità nell’andare a guadagnarsi tiri liberi: ieri sera dalla lunetta 28 su 33. Che è pari alla percentuale dell’84.8% ( per la Virtus 15 su 22, con il 68.2%).
Concludo con una sensazione. La sensazione è che la Virtus Segafredo sappia esprimersi meglio quando può giocare libera, serena, senza accusare la pressione. Vale a dire nelle partite nelle quali parte nettamente sfavorita e… non ha nulla da perdere. Così nascono le imprese che il gruppo di coach Sergio Scariolo ha firmato a Madrid e a Barcellona.
Quando gioca in casa, in una partita abbordabile ma complessa e complicata, la squadra virtussina appare contratta, preoccupata, meno fluida.