di Maurizio Roveri

Pretendere.

E’ un verbo che non mi piace. Lo trovo brutto. Sa di arroganza. Nella vita. E nello sport. E’ un termine forte, duro. Proprio per questo motivo, sarebbe da maneggiare con delicatezza, con rispetto. Con buon senso, soprattutto.

Quando si tratta di Virtus, a Bologna si è abituati a pretendere. E’ la “Storia” stessa della V nera, così importante, a favorire forti pretese. Sempre.

Ok, sostanzialmente ciò è comprensibile. Può essere anche giusto, purché si rimanga dentro i confini del ragionevole, del buon senso, della logica.

Non si può pretendere da una squadra ancora, e per l’ennesima volta, in emergenza (non va mai dimenticato, questo… particolare) tutta la “cattiveria agonistica” necessaria per tuffarsi in altre selvagge battaglie quando ne ha già combattute tante in sei mesi e spesso con coraggio e dignità. Perdendo e vincendo, più sconfitte che vittorie, tuttavia con la capacità di firmare anche qualche grosso risultato. Sempre cercando di spingersi oltre i propri limiti: ed è un aspetto che va riconosciuto a questa Virtus Segafredo.

Ebbene, ora che i playoff sono rimasti un’illusione e l’Euroleague della Virtus terminerà fra poco meno di due settimane il suo faticoso viaggio, per quest’anno, ci sta una normale flessione sul piano delle motivazioni. E’ naturale. Lo si può accettare. In fondo, questo è un gruppo che spesso ha dato tutto quel che aveva in corpo. Dal Round 1 del 7 ottobre (che bruscamente fece capire con le frustate dei monegaschi, arrivati a far saltare subito il fattore campo al PalaDozza, quale sarebbe stato il livello di questa Euroleague) fino al Round 30 del 24 marzo quando la V nera ha dovuto far conoscenza con un Real Madrid stavolta nel pieno della sua potenza tecnica e fisica), la Segafredo ha comunque combattuto. Bene o male, ha combattuto. Tranne in quella maledetta sera del Pireo quando – pallida, piccola, confusa – non riuscì a… scendere in campo. Non c’era con la testa. E venne travolta da un Olympiacos devastante che, come minimo,  aveva il triplo della Virtus in ogni aspetto del gioco. E soprattutto psicologicamente.

 

Ecco: queste due terribili trasferte ad Oriente, beffardamente collocate dopo i dolorosi montanti allo stomaco subiti per mano del Real alla Segafredo Arena, hanno aggiunto dolori a dolori. E il gruppo virtussino, già troppo incompleto per pensare di contrastare un Maccabi ruggente che in casa non perde praticamente mai e l’Efes bi-campione che con tutto l’orgoglio di questo mondo sta cercando di artigliare al fotofinish un posto nei playoff per riscattare una stagione sofferta, ha capito che non avrebbe avuto scampo. Era a Tel Aviv martedì e, quarantotto ore dopo, a Istanbul come “vittima sacrificale”.

 

In Israele, martedì, la Virtus non aveva le forze per correre dietro ad un Maccabi tempestoso per freschezza, atletismo, fierezza, letteralmente “on fire” dentro il leggendario Yad Elihau gonfio di pubblico (più di 10 mila spettatori a formare una montagna umana) e di passioni. Penso che la Virtus Segafredo avrebbe anche desiderato fare battaglia, o comunque cercare di pensare con… pensieri positivi. Ma non c’è riuscita. Non ne ha avuto neppure il tempo. Così intensamente e immediatamente aggredita da lupi famelici. Troppo più in salute, troppo più forte il Maccabi al completo per una Virtus Segafredo orfana ancora di Teodosic, Pajola, Cordinier. L’esterno francese si infortunò il 3 febbraio, Round 23, la sera della vittoria bianconera all’Astroballe di Villeurbanne. Pertanto ha “saltato” 9 partite di Euroleague per ora, destinate a diventare 10 e forse 11. Come non bastasse, nell’impossibile sfida in Israele la V nera ha perso per problemi muscolari Abass. Proprio “Abi” – ironia della sorte – che era stato il migliore del team virtussino.

 

Ieri sera al “Sinan Erdem Sports Hall” di Istanbul la Virtus, con un ritmo lento, una impostazione tatticamente valida e un apprezzabile ordine, ha mandato fuori giri per un quarto d’ora i bi-campioni di Euroleague dell’Anadolu Efes. I quali hanno faticato a prendere le misure. Una V nera  discreta. Che è stata anche in vantaggio, trovando belle iniziative da un Jordan Mickey uscito finalmente dal letargo e che ha avuto un robusto impatto. Per lui 6 punti nei primi otto minuti. Poi, però, nel resto della partita è stato meno attivo e incisivo. Dieci minuti con la Segafredo agganciata (13-13) all’Efes. Che non poteva fallire in alcun modo questa partita nella sua rincorsa, ancora difficile, ad un posto nei playoff.

Il gruppo di coach Scariolo, muovendosi con buon equilibrio, ed evitando di far correre l’Efes, è riuscito a rimanere aggrappato alla partita per altri cinque-sei minuti del secondo periodo. Di più non poteva fare. Non si poteva proprio. Era una coperta corta, ieri la Vu nera. Più che mai. Assenti Abass (rientrato in Italia dopo la partita con il Maccabi per il problema muscolare, dovrà stare fermo per due settimane) e Jaiteh, out per un attacco influenzale. Indisponibilità che sono andate ad aggiungersi a quelle di Teodosic, Pajola e Cordinier.

Cinque giocatori non si possono “regalare” ad un team esperto, di qualità, che da due anni vince l’Euroleague! Cosicché quando l’Efeso ha capito che cosa andava fatto, come attaccare la difesa della Virtus Segafredo, la gara ha avuto un padrone.

Progressivamente l’Efes aumentava ritmo in attacco. E soprattutto metteva tanta intensità in difesa. Cosicché la Segafredo s’è trovata con poche, veramente poche soluzioni offensive. Al punto di raccogliere appena 11 punticini nei 10 minuti del terzo quarto. E -22 nel punteggio.

Non è crollata, la Virtus. E questo è un segnale positivo e confortante. L’ultimo periodo, anzi, l’ha vinto. Con un Nico Mannion ispirato nel tiro, 4 triple per lui, per chiudere con 17 punti e 20 di valutazione la sua migliore prestazione in Euroleague.

Apprezzabile pure la partita di Semi Ojeleye. L’unico vero ottimo acquisto della scorsa estate.

 

Ora restano due partite per concludere la regular season e questa prima esperienza virtussina da “rookie” della moderna Euroleague. La trasferta di Valencia il 6 aprile, contro una squadra che dimostrò all’andata – quando venne travolta sotto il peso di 30 punti – di soffrire il sistema di gioco della squadra bianconera, potrebbe fare accendere il desiderio di un colpaccio. Ma il problema è che nel gruppo di Scariolo ci saranno ancora assenze importanti. E poi, il 13 marzo, gran finale con il derby d’Italia: Virtus Segafredo – Olimpia Armani Milano. Entrambe fuori dai playoff. Niente di strano per la V nera, che squadra da playoff non era. Delusione e rimpianti per Milano, che alla vigilia di questa Euroleague faceva un pensierino alla Final Four.

 

La Virtus attualmente è quattordicesima in classifica. Con 13 partite vinte e 19 sconfitte. Dovesse riuscire a chiudere la sua regular season da “debuttante” con un bilancio di 14-20, ritengo che andrebbe valutato positivamente. Sarebbe un risultato decoroso. In linea con le potenzialità e i limiti di questo gruppo.