I San Antonio Spurs hanno chiuso il loro percorso nei playoff 2026 con una sconfitta nelle NBA Finals contro i New York Knicks, tornati campioni dopo 53 anni. I texani hanno condotto la serie per oltre il 65% del tempo, ma non sono riusciti a chiudere nei momenti decisivi. Il fattore inesperienza è stato determinante. Victor Wembanyama (22 anni), Stephon Castle (21) e Dylan Harper (20) erano tutti ai primi playoff NBA, così come Devin Vassell, Julian Champagnie, Carter Bryant e Keldon Johnson, privi di esperienza a questo livello.

Gli unici atleti a disposizione di coach Johnson (anche lui al primo esame) con un passato nella post season erano De’Aaron Fox (sette gare con i Sacramento Kings), Harrison Barnes (campione NBA nel 2015 con i Golden State Warriors ma ai margini delle rotazioni nelle Finals 2026) e Luke Kornet (campione NBA con i Boston Celtics due anni fa).

La stagione era attesa come un percorso di crescita, ma gli Spurs si sono ritrovati a un passo dal titolo prima del previsto. Il punto centrale resta questo: il team è avanti nella sua tabella di marcia, ma il confine tra crescita e pressione è minimo: l’estate all’ombra dell’Alamo si preannuncia rovente.

Sì, anche Victor Wembanyama è umano

Victor Wembanyama è stato il trascinatore indiscusso della stagione degli Spurs: Defensive Player of the Year all’unanimità, tra i primi tre nella corsa all’MVP e un impatto difficile da misurare persino dalle statistiche. Tutti attendevano il francese ai playoff, il banco di prova più importante per un cestista, e lui non ha deluso: le prove dominanti contro Blazers, Timberwolves e Thunder fanno capire che la lega sarà in buone mani. La prima scelta al draft del 2024, però, non ha mostrato solo i suoi lati migliori: la brutta gomitata a Naz Reid, la spinta su Jalen Brunson e la fuga negli spogliatoi dopo la sconfitta in gara 5 senza congratularsi con i nuovi campioni rappresentano dei passaggi chiave nel percorso di crescita del centro.

La verità è che l’atleta transalpino, grazie alle sue doti fuori dal mondo, ha fatto dimenticare a tutti che è un ragazzo di appena 22 anni e che ha ancora margini di miglioramento impressionanti. Wemby non ha disputato delle Finals eccezionali e nei finali di partita è spesso mancato, come testimonia la palla persa decisiva in gara 2 e la poca presenza nei quarti periodi fatali degli ultimi due episodi della serie. La sensazione è che l’ex Metropolitans sia arrivato stanco all’appuntamento conclusivo, logorato dalle marcature avversarie lungo tutta la serie.

In molti sui social hanno cominciato ad attaccarlo per i suoi atteggiamenti discutibili, qualcuno gli ha appiccicato l’etichetta di sopravvalutato: in questo senso, il trattamento riservato a LeBron James dopo la sua prima sconfitta alle Finals (2007, ironia della sorte proprio contro gli Spurs) ricorda molto quello che sta passando il francese. Sono tanti gli aspetti che accomunano il Re all’Alieno: aspettative fuori scala, prospetti numero uno dall’adolescenza e paragoni con star del passato. Il filo che lega il giovane LeBron a Wemby, però, è uno solo: l’onnipotenza. James portò dei Cavaliers, con tutto il rispetto, mediocri fino alle Finals, mentre Wembanyama ha trasformato una franchigia e alla sua prima run playoff li ha portato ad un passo dalla terra promessa.

Il centro transalpino ha dichiarato che questa sconfitta è stata la lezione più grande della sua vita e, se lo conosciamo, riuscirà a farne tesoro per tornare ancora più forte. Come detto in precedenza, ‘Vic’ è già uno dei migliori cestisti del mondo, ma deve ancora affinare diversi aspetti del suo gioco: questo dovrebbe spaventare le altre 29 franchigie NBA.

De’Aaron Fox: da risorsa importante a problema per gli anni a venire?

L’uomo più discusso in queste NBA Finals per gli Spurs è stato De’Aaron Fox. Il playmaker, acquisito via trade nel febbraio del 2025, era arrivato in Texas per aggiungere leadership nei momenti decisivi delle gare e per aggiungere un po’ di esperienza ad un roster particolarmente giovane. L’ex Kings ha disputato un’ottima regular season (18.6 punti e 6.2 assist) e ha contribuito significativamente al record di 62 vittorie e 20 sconfitte dei neroargento. Il suo percorso ai playoff, però, ha subito diversi inciampi: nel primo turno con i Blazers ha spesso faticato, mentre nella gara 4 di semifinale di conference ha riportato un problema alla caviglia che si rivelerà decisivo. L’ex Kings ha finito la serie contro i Timberwolves, salvo poi dare forfait per le prime due gare contro i Thunder: questo infortunio lo tormenterà per tutte le gare restanti.

Il numero #4 fa dell’esplosività e della velocità i suoi marchi di fabbrica, ma con un’articolazione così dolorante Fox non è mai riuscito a cambiare marcia. In alcuni match ha provato a sopperire con il suo palleggio-arresto e tiro dalla media, ma nei momenti clou il prodotto di Kentucky University ha steccato. Il finale della gara 4 persa al Madison Square Garden, con i Knicks capaci di rimontare 29 punti, ha fatto finire l’ex Kings nell’occhio del ciclone. Fox aveva il pallone in mano sul +1 a 15 secondi dalla sirena, ma al posto di far scorrere il tempo sul cronometro, ha deciso di andare a canestro, cogliendo la stoppata di OG Anunoby: raramente si vedono errori di questo tipo, soprattutto da un giocatore premiato come “Clutch Player of the Year” nel 2023.

In gara 5 il playmaker non è riuscito a reagire, chiudendo con un pessimo 3/15 al tiro e soli 7 punti. Da quel momento in poi, le speculazioni sul suo futuro si sono sprecate, con diversi insider che hanno accennato ad un possibile scambio. Il problema per gli Spurs è che Fox ha rinnovato lo scorso anno: contratto fino al 2030 e un salario che toccherà anche i 61 milioni di dollari a stagione. La franchigia sarà disposta ad affidare le chiavi della squadra nuovamente al suo numero #4, tarpando le ali a un Dylan Harper sontuoso e in rampa di lancio oppure sarà lo stesso Fox a dover fare un passo indietro? Sarà una decisione chiave.

Dylan Harper e il rischio di un Harden bis a OKC

Il giocatore più sorprendente dei playoff 2026 è stato Dylan Harper. Il figlio del leggendario Ron, campione NBA con i Chicago Bulls di Michael Jordan, ha mostrato una maturità impressionante per la sua giovane età oltre ad un talento davvero raro. In tanti lo hanno accostato al primo Manu Ginobili in maglia Spurs: mano mancina delicata, grande atletismo per arrivare al ferro e attributi da vendere, oltre al ruolo di sesto uomo di lusso. Il problema sta proprio qui: Harper, come evidenziato da Devin Vassell nella conferenza stampa post gara 5, è rimasto scontento dal minutaggio che gli ha concesso coach Johnson; il rookie, probabilmente, avrebbe voluto giocare titolare al posto di Fox viste le prestazioni dei due.

Questo ha ricordato il caso degli Oklahoma City Thunder 2011-2012: la squadra, allora allenata da Scott Brooks, aveva a roster Kevin Durant, Russell Westbrook e James Harden, con quest’ultimo che usciva dalla panchina. OKC perse in finale contro i Miami Heat di James, Wade e Bosh con un netto 4-1, proprio come gli Spurs quest’anno: le analogie non fanno dormire sogni tranquilli ai tifosi texani. La grande differenza riguarda il vissuto delle due compagini: i Thunder non erano sicuramente alla prima run playoff e il ‘Barba‘ aveva degli argomenti ben più convincenti per puntare i piedi e volare agli Houston Rockets per fare il protagonista. Harper ha disputato solamente un anno nella lega e gli Spurs difficilmente se ne priveranno, ma il rookie ha già dimostrato una personalità debordante e difficile da relegare nel ruolo di sesto uomo.

Nelle stagioni a venire, la situazione legata al prodotto di Rutgers andrà monitorata con cautela: toccherà a coach Johnson trovare la giusta formula per mantenere il gruppo unito, ma il dualismo Fox-Harper potrebbe essere uno dei grandi temi nell’annata 2026/2027.

Il futuro sarà davvero dei San Antonio Spurs?

Visto il percorso sorprendente ai primi playoff disputati e vista la qualità elevatissima del roster, unita alla gioventù degli interpreti, in molti indicano i San Antonio Spurs come una delle squadre destinate a dominare la lega nei prossimi anni. Difficile andare contro questa tesi: Victor Wembanyama è un talento generazionale, Stephon Castle sarà un all-star per diverse stagioni e Dylan Harper ha mostrato dei lampi di talento spaventosi. Inoltre, sono riusciti a sconfiggere i Thunder campioni in carica, un altro team indicato come possibile monarca della lega in futuro. Proprio la franchigia dell’Oklahoma, però, ci ha insegnato che il futuro non è assicurato per nessuno: il big three composto da Durant, Westbrook e Harden (tutti e tre MVP nella loro carriera) hanno raggiunto una sola finale, poi i Thunder hanno dovuto aspettare addirittura 13 anni per tornare alle Finals, per di più con un nucleo completamente diverso.

La storia recente dell’NBA ci racconta che ripetersi è praticamente impossibile: l’ultimo titolo back to back risale ai Golden State Warriors 2017-2018, una dei roster più forti dell’era moderna della lega. Da quel momento in poi, il Larry O’Brien Trophy è stato conquistato dai Raptors, dai Lakers, dai Bucks, dagli Warriors, dai Nuggets, dai Celtics, dai Thunder e infine dai Knicks, con nessuna squadra in grado di centrare due finali consecutive negli ultimi 8 anni. Gli Spurs possiedono ciò che ogni franchigia sogna: il volto della lega, un gruppo giovane e una finestra competitiva destinata a restare aperta per anni. Ma l’NBA non premia le promesse, premia le squadre che riescono a trasformarle in titoli. La corsa di San Antonio è appena iniziata; la parte più difficile viene adesso.

Credit photo: San Antonio Spurs (Facebook)