Siamo tornati ad analizzare i playoff e le finali di A2 con coach Paolo Lepore, voce di LNP Pass per la serie A2 e di Eleven Sports per Serie A e l’Eurolega.

 

Dovevano essere dei playoff con qualche sorpresa e con delle serie equilibrate, alla fine hanno rispettato le aspettative?

“Lo avevamo detto che ogni anno c’era qualche sorpresa, ma quest’anno, secondo me, ce ne sono state più del solito. Al netto che nel tabellone oro sono arrivate le squadre migliori, perché Forlì è stata la dominatrice della stagione regolare, ha vinto entrambe le serie per tre a zero e nonostante le difficoltà avute a causa dell’alluvione è arrivata in finale. Stesso discorso vale per la Vanoli, che ha vinto la serie contro Agrigento, una squadra molto difficile da battere, e poi, contro la Fortitudo, ha perso una partita, ma ha dominando successivamente in gara 4. Quindi diciamo dalla parte del tabellone oro sono stati rispettati i pronostici, dall’altra invece ci sono state delle belle sorprese. Farei comunque un distinguo, perchè Torino, lo avevamo già detto, anche per quello che aveva dimostrato durante la stagione regolare, è da considerarsi una sorpresa a metà, viste le Final Four di Coppa Italia raggiunte, e visto che fino all’ultimo si è giocata addirittura il terzo posto, partendo da -3. Quella che secondo me ha spiazzato tutti è stata Pistoia. Partendo dal presupposto che per come si è evoluta la semifinale, la GTG avrebbe avuto molto da recriminare se fosse uscita sconfitta, visto l’esito di gara 1. Poi però vincere una gara 5 contro la squadra favorita, che aveva aggiunto Logan e che da due anni ha come unico obiettivo quello di salire, credo che veramente Pistoia sia la più grossa sorpresa.”

Cantù, Treviglio e potremmo aggiungere anche Udine, erano squadre costruite per arrivare fino in fondo e provare a salire, invece non hanno raggiunto l’obiettivo, cos’è mancato secondo lei?

“Credo che le squadre che sono arrivate in finale, sia da una parte che dall’altra, hanno un minimo comune denominatore, hanno cambiato poco se non per motivi di infortuni. Torino per esempio ha tenuto un giocatore come Ron Jackson, che non ha mai avuto un rendimento strabiliante, adesso invece si sta rivelando un giocatore determinante nei suoi equilibri. Anche la Vanoli, con gli infortuni che ha avuto, ha deciso comunque di non inserire nessuno prima dei playoff. Forlì e Pistoia uguale. Diciamo che le squadre che hanno mantenuto un’ossatura forte della loro squadra senza stravolgimenti sono quelle che poi nel momento nel momento in cui contava sono emerse. È chiaro che nel momento in cui cambi allenatore, come è successo a Udine, nonostante fosse già nello staff, ti porta a dover rivedere il progetto tecnico. L’Apu con tutti i cambi che ha fatto ha stravolto il progetto tecnico iniziale. Prendi un giocatore importante come Monaldi, che veniva da due promozioni, e inserisci due giocatori, in momenti diversi, come Gentile e Terry è la dimostrazione che le hai provate veramente tutte per raggiungere l’obiettivo. Ci hanno creduto fino in fondo e il presidente Pedone ha fatto anche degli investimenti molto pesanti proprio per cercare di risollevare la stagione. Proprio la serie tra Udine e i Forlì ti insegna che avere un allenatore che sta lavorando dal primo giorno con lo stesso gruppo, con le stesse dinamiche di squadra, è ovvio che ha un vantaggio evidente. A volte i cambiamenti danno una scossa e ti fanno ottenere quello che vuoi, a volte no, come è successo in questo caso.”

Quale squadra non si aspettava uscisse così presto?

“Cento è stata la squadra che ha espresso una delle pallacanestro migliori fino alla Coppa Italia, dove, aveva buttato fuori Cantù ed era arrivata in finale, facendo il possibile per giocarsela contro la Vanoli e non era certo pronosticata per arrivare nel girone giallo. Poi dal girone giallo in avanti, anche a detta dal suo allenatore, ha avuto un po’ un un crollo a livello fisico e a livello emotivo, per cui poi secondo me è la squadra che ai playoff è arrivata un po’ meno in condizione delle altre. Quindi diciamo che da un lato sottolineiamo l’ottimo campionato che ha fatto, dall’altro chiaramente ci si aspettava un’altro primo turno con la Fortitudo, pur sapendo tutte le le insidie del giocare contro una squadra molto strana e in un ambiente come il PalaDozza. L’altra squadra, di cui però non si può parlare come di una vera e propria delusione, perché ha fatto un campionato strepitoso, è Cividale, che ha perso in gara 5 con Udine, a dimostrazione anche qui di come l’equilibrio abbia regnato sovrano. La Gesteco è stata una delle rivelazioni dell’anno, Pillastrini miglior allenatore, ad attestare proprio una società che nel giro di breve è passata da una promozione ad essere una delle realtà più solide e meglio costruite della serie A2. Quindi io non parlerei proprio di delusioni, né nel caso di una, né nel caso dell’altra. Certamente se avessero superato il loro turno non ci sarebbe stato nulla da dire.”

Tutte le squadre che hanno fatto innesti dalla serie A non sono arrivate in finale, questa potrebbe essere la dimostrazione che la regola non ha molto senso, oppure che in realtà inserire i grandi nomi non cambia sempre le carte in tavola?

“Secondo me potrebbe essere utile concedere alle squadre un cambio durante i playoff, nel caso in cui ci sia un infortunio di un giocatore. Perché mi viene in mente Forlì, se ti si fa male Sanford, che poi per fortuna dell’Unieuro si è trattato di un infortunio muscolare, ma se succede devi fare tutti i playoff senza un americano, e non averlo a questo livello ti cambia completamente la prospettiva. Quindi questa secondo me potrebbe essere una cosa utile. Sul discorso dell’innesto è chiaro che le squadre che lo hanno fatto è perché il regolamento lo prevedeva e perché nella loro idea doveva essere un modo per sopperire un po’ alle difficoltà avute oppure per aggiungere qualcosa per poter arrivare all’obiettivo prefissato. È altrettanto chiaro che questi giocatori sono arrivati a tre giorni dall’inizio dei playoff, dove si gioca ogni due giorni, e anche se stiamo parlando di Banks e Logan non è così semplice. Questo va un po’ a stravolgere tutti gli equilibri costruiti in tanti mesi di lavoro e ribadisco, per quanto possano essere giocatori bravi giocatori esperti, poi ci sono delle dinamiche di squadra, ci sono delle delle situazioni per cui i giocatori hanno hanno lavorato con il loro allenatore per per un anno e si trovano, nel giro di tre giorni, tutto stravolto. Ribadisco che sono giocatori che hanno un peso, e a cui va data una responsabilità importante. Quindi credo che la riflessione più che sulla regola vada fatta proprio su questo su questo concetto. Alle volte può andare bene perché un giocatore si inserisce perfettamente, altre, come è successo quest’anno, non ci sono dei grandi dei grandi benefici.”

Banks è andato a sopperire ad una mancanza in Fortitudo, invece Logan è stato un’aggiunta a tutti gli effetti. Avergli affidato troppe responsabilità può essere stata la causa degli obiettivi non raggiunti da Cantù?

“Banks e Logan sono due aggiunte completamente diverse. La Fortitudo si trovava senza un americano e con Vasl che onestamente non ha avuto delle prestazioni da giocatore americano, anzi. Quindi è chiaro che per la Fortitudo era obbligatorio fare un innesto, se voleva sperare di fare qualcosa nei playoff. Il suo obiettivo comunque lo ha raggiunto e cioè prima quello di battere Cento da sfavorita e poi, di giocarsela, vincendo anche una partita, con la favorita Vanoli. Tutto sommato l’ingresso di Banks era la miglior soluzione possibile, considerando di dover prendere un giocatore che comunque già conosceva l’ambiente. Dall’altra parte invece l’ingresso di Logan era stato fatto per far fare un upgrade alla squadra, viste anche le sue prestazioni di quest’anno, dove praticamente ha condotto Scafati alla salvezza. Però era in un contesto dove chiaramente non doveva giocare così tanto e in maniera così ravvicinata. A Cantù ha fatto delle prestazioni chiaramente di alto livello, però si è visto che alla fine è proprio emersa questa sua stanchezza, che io credo fosse più mentale che fisica. È evidente che l’innesto non è stato sufficiente e alla fine non è riuscito a fare quello che tutti ci si aspettava facesse. Però torniamo sempre al punto di prima, cioè ci si aspetta che un giocatore arrivato a tre giorni dall’inizio del campionato faccia pentole coperchi, lo ha fatto in tante partite poi probabilmente non si è riusciti a trovare la quadratura del cerchio a livello complessivo e quindi questo poi ha determinato l’epilogo.”

Quali possono essere le chiavi del successo nelle due finali?

“Una volta arrivati qui il fattore emotivo è fondamentale, cioè come arrivi alla finale. Ecco perché la finale Pistoia Torino è una finale molto imprevedibile. Torino credo che sia una squadra che ad oggi ha una fiducia oggi enorme, al netto di un’assenza importante, quella di De Vico e però si trova con una squadra che gli pareggia questa emotività perché chiaramente anche anche Pistoia arriva a gara a gara 1 con tutta la motivazione del mondo avendo ribaltato una serie che che a 20 minuti dalla fine sembrava già scritta. Gara 1 è sempre una partita importante perché indirizza la serie e ti dà una spinta importante, così come per la squadra che gioca in casa se la perdi ti si ribalta già la situazione.”

Se dovesse fare un pronostico sulle due finali ad oggi? 

“Fare un pronostico oggi è abbastanza difficile. Credo che veramente possano vincere tutte, è complesso, per ragioni diverse, individuare una sola squadra. Nel girone Argento è una finale un po ‘anomala, Pistoia non si aspettava nemmeno di avere il vantaggio del fattore campo visto dove era arrivata nella nella griglia di partenza, e invece si ritrova in finale con il vantaggio del fattore campo, e Torino che addirittura non era nemmeno nel girone giallo. Dall’altra parte due delle squadre favorite da tutta la stagione per quanto espresso. Può succedere di tutto, credo che come sempre i particolari saranno quelli che faranno la differenza, così come gli adattamenti, ma soprattutto l’esperienza dei giocatori chiave quello sarà sarà poi quello che ti condurrà da una parte oppure dall’altra, proprio perché queste sono partite dove l’esperienza conta e quindi chi ha giocato a certi livelli e incerti contesti, certamente deve fare la differenza.”

 

Chi con questa annata appena conclusa ha costruito delle basi solide per poter partire bene l’anno prossimo?

Cantù, dopo la seconda delusione, sono convinto che farà ancora una squadra per risalire, perché è una società storica della nostra pallacanestro e quindi credo che una volta smaltita la delusione deciderà ancora una volta di investire, perché vuole centrare l’obiettivo. Poi attenzione perché sono retrocesse due squadre come Verona e Trieste che, da quello che si percepisce e dalle parole delle dei protagonisti, non scenderanno di categoria solo per guardare, ma anzi cercheranno di risalire il prima possibile. Senza dimenticare che poi ci sono anche Udine e Treviglio che saranno ancora una volta protagoniste sul mercato e cercheranno di salire. Saranno ancora una volta tante le squadre che si contenderanno la promozione.”

 

L’ANALISI DI BM

I due tabelloni vedono due finali abbastanza differenti, da una parte ci sono quelle che potremmo definire le predestinate, ovvero Forlì che ha primeggiato in lungo e in largo quest’anno e Cremona che è la squadra che fino ad ora ha vinto tutto, Supercoppa e Coppa Italia . Cremona ha giocato una serie con la Fortitudo in cui in una sola gara è stata in difficoltà, per il resto gli uomini di coach Cavina hanno saputo sempre leggere gli avversari e limitarli sotto tanti aspetti. Forlì invece ha alle spalle una stagione sempre ad alto livello, si è classificata prima sia durante la stagione regolare sia durante la fase ad orologio ed è ancora imbattuta in questi playoff. L’ultima sconfitta degli uomini allenati da coach Antimo Martino risale infatti alla prima giornata della fase ad orologio, il 2 Aprile scorso, proprio contro la Vanoli Cremona. L’Unieuro ha spazzato via con estrema facilità prima Chiusi, serie rallentata dall’alluvione avvenuta in Emilia Romagna, e poi l’Apu Udine, una delle squadre più forti sulla carta, ma che al contrario dei romagnoli ha vissuto una stagione travagliata.

Nel tabellone argento sono presenti invece due squadre che potremmo quasi definire come due sorprese, non tanto sotto l’aspetto della qualità, ma piuttosto per gli ostacoli che hanno superato sul loro cammino e le squadre che hanno battuto. Pistoia giunge a queste finali dopo una rimonta incredibile ai danni della Pallacanestro Cantù. Dal 2 a 0 a favore della San Bernardo, Della Rosa e compagni hanno vinto 3 partite consecutive e ribaltato una serie che sembrava già segnata. I Toscani non si sono mai arresi e, anche nella decisiva gara 5, nel momento più critico hanno reagito mettendo in piedi una rimonta storica. Sono stati fondamentali, oltre agli stranieri Varnado e Wheatle, la coppia Della Rosa-Magro che hanno inciso in maniera non indifferente. Torino ha avuto un percorso un po’ meno complesso dell’avversaria finalista, ma comunque ha affrontato prima l’Urania Milano battendola 3 a 1 e poi una delle favorite per la promozione e di conseguenza una delle squadre più attrezzate di tutta l’A2, Treviglio.

 

In foto Lepore (Facebook)

 

Alessandro di Bari